Il bacio dell'assassino
Girato nel 1955, "Killer's kiss", titolo italiano "Il bacio dell'assassino", è il secondo film di Kubrick, ma il più vecchio ancora disponibile perché Kubrik rimosse dalla circolazione il suo primo film "Paura e Desiderio" data la sua insoddisfazione.
Il film si apre con il pugile fallito Davey Gordon, nella stazione Grand Central, intento a ricordare le tappe che lo hanno portato lì. Davy perde un importante match e decide di ritirarsi da uno zio. Mentre, dopo lo sfortunato incontro, si trova in preda ad un sonno agitato, viene svegliato dalle grida di una donna che abita nell'appartamento di fronte. Egli accorre in tutta fretta per offrirle il suo aiuto: la donna, Gloria, dopo essersi calmata racconta a Davey la storia della propria vita. Orfana di madre, si era convinta poco a poco che tutto l'affetto del padre era dedicato a sua sorella Iris: questa convinzione aveva determinato il sorgere di sentimento di gelosia, di un odio implacabile contro la sorella, che, esploso violentemente il giorno della morte del padre, aveva causato il suicidio di Iris. Ora, per vivere, Gloria balla a pagamento in un locale e deve subire la persecuzione del proprietario Raphael che la tormenta con le sue insistenze amorose e giunge fino ad introdursi di notte in casa sua. Dall'incontro casuale tra Gloria e Davey ha origine un, reciproco sentimento d'amore, e i due decidono di partire insieme. Ma Raphael fa rapire Gloria ed ordina a due sgherri di uccidere Davey: questi sfugge per caso alla morte, mentre viene ucciso il suo procuratore. Benché la polizia ritenga Davey responsabile dell'assassinio di quest'ultimo, il pugile riesce a seguire le tracce di Raphael ed accerta che Gloria è tenuta prigioniera in una soffitta. Per sottrarsi alla morte Davey deve fuggire, inseguito da Raphael, col quale, dopo una corsa sui tetti, ingaggia una violenta lotta, che finisce con l'uccisione del malvagio. La polizia cattura gli sgherri di Raphael e li induce a confessare i loro crimini: risulta così provato che Davey non è reponsabile della morte del suo procuratore, e che ha ucciso Raphael per legittima difesa. Il pugile può quindi partire e alla stazione viene raggiunto da Gloria.
La sequenza finale del film di lotta in mezzo ai manichini è veramente imperdibile. L'happy end è scontato, l'ho trovata la parte più brutta del film, ma si dice che Kubrick, preoccupato per gli ipotetici incassi al botteghino, infranse una delle regole del noir, donando al film un "happy end", facendo unire i due protagonisti. Una curiosità: nelle scene di danza classica della sorella di Gloria, balla la seconda moglie di Kubrick, la ballerina austriaca Ruth Sobotka.

Orizzonti di gloria
"Paths of glory lead but to the grave"
(Thomas Grey)
"Orizzonti di gloria", titolo originale "Paths of glory", è un film del 1957 di Stanley Kubrick, interpretato dal grande Kirk Douglas.
Vietato dalla censura francese fino al 1975, è il primo grande capolavoro del regista, forse il miglior esempio del cinema antimilitarista quando l'antimilitarismo non andava ancora di moda, nè a livello sociale nè tantomeno ad Hollywood.
Invece di presentare il meccanismo assurdo della guerra, che, storicamente, risulta particolarmente facile da dimostrare durante il primo conflitto mondiale, il regista americano opta per l'analisi dei rapporti tra ufficiali e soldati semplici, tra i generali che si ritengono l'elite dell'esercito e che fondano i propri valori sul coraggio e sull'onore (entrambi aspetti che però mancano nel loro agire reale) e i soldati semplici considerati più volte 'feccia' e che puntano tutto sul ritornare a casa sani e salvi, finendo però quasi sempre per morire. E' in quest'ottica che, davanti alla disfatta di un attacco impossibile, viene richiesta l'esecuzione esemplare di tre soldati per codardia, tre soldati che però vengono scelti più o meno a caso tra le truppe; è per questo che a nulla valgono le argomentazioni difensive di Dax, il personaggio interpretato da un ottimo Kirk
Douglas, argomentazioni più che valide in tempo di pace ma che perdono inspiegabilmente di fondamento durante la guerra; è per questo che l'esecuzione diviene quasi un rito sacrificale al dio della guerra, perchè un vero e valido motivo per portarla a termine non esiste.
Girato con grande fedeltà storica (e fu per questo elogiato da Churchill), 'Orizzonti di gloria' è anche una grande prova di regia, ricco di movimenti di macchina e di scene dall'alto valore simbolico, come quella conclusiva, bellissima, in cui i soldati si riuniscono in una taverna e passano da un comportamento degno davvero di una marmaglia informe ad un malinconico senso di solidarietà per la loro condizione che li accomuna pure al nemico tedesco.
Che dire... un capolavoro!
Rapina a mano armata
"Rapina a mano armata" solita brutta versione italiana del titolo originale "The killing", è un film del 1956, diretto da Stanley Kubrick, tratto dal romanzo Clean Break di Lionel White.
Come nel romanzo da cui è tratto, il film racconta la storia di una complessa rapina ad un ippodromo da più punti di vista. Quello principale è di Johnny Clay (Sterling Hayden), l'organizzatore del colpo, che pianifica un meccanismo criminale quasi perfetto che si inceppa solo per colpa del caso. Kubrick sceglie di privilegiare una struttura non lineare, con diversi e continui salti indietro e in avanti nel tempo, ma rielaborati da punti di vista differenti, piuttosto che la classica consequenzialità temporale del racconto. L'impostazione del film ha trovato una rielaborazione moderna nei film di Quentin Tarantino Le Iene (anche questo con al centro una rapina) e Pulp Fiction.
Bellissimo film di Kubrick (ma ne ha fatti di brutti? ;-) ) in cui una storia classica, una rapina, è
rielaborata sul piano temporale. Avendo visto altri film 'scomposti' in questo modo, ultimo fra tutti la serie Boomtown di cui ho parlato qualche tempo fa, non mi è sembrato nulla di nuovo. Ma pensare al fatto che il film è uscito nel 1956, posso immaginare lo scandalo che avrà provocato e infatti è stato stroncato da quasi tutti i critici del tempo. Inoltre il film è permeato da un sottilissimo humor. A me è rimasta impressa la scena clou della rapina vera e propria: il rapinatore indossa una maschera da pagliaccio mentre i cassieri rapinati sono tutti anziani e quello che riempe il sacco è il più lento e rimbambito di tutti! Un film da non lasciarsi scappare!
Shining
"Shining" di Stanley Kubrick è sempre stato uno dei miei film preferiti. Ormai ho perso il conto di quante volte l'ho visto :-) Si sa, Jack Nicholson è un bravissimo attore, ma in questo film è assolutamente divino.
“Il mattino ha l’oro in bocca…” Il mattino ha l’oro in bocca: con questo proverbio, battuto ripetutamente sulla macchina da scrivere, il protagonista di Shining, uno scrittore, comincia a svelare allo spettatore l’abisso in cui sta precipitando. Nella versione originale la frase è “All work and no play makes Jack a dull boy”: lo stesso Kubrick volle dare il proprio placet per la versione nella nostra lingua. Questo, insieme a tanti altri aneddoti, possono far comprendere con quale perfezione narrativa ed estetica Stanley Kubrick costruisse i propri film. In questo caso, Shining dimostra in pieno la straordinaria abilità di Kubrick nel farsi cantore delle nostre paure: il regista prese infatti un modesto romanzo di Stephen King e lo trasformò in uno dei più efficaci thriller della storia del cinema. In Shining Kubrick ci mette, ancora una volta, di fronte al Male: quest’ultimo non è nella realtà esterna all’individuo, bensì nel suo animo. King non fu soddisfatto dell'interpretazione del regista: secondo il suo racconto il male era invece esterno all'individuo, la famiglia Torrance solo una vittima inconsapevole del luogo. La storia. Jack Torrance (Jack Nicholson, leggendario nella parte) è uno scrittore di romanzi in cerca di ispirazione lontano dal mondo: con il piccolo figlio Danny (Danny Lloyd) e la moglie Wendy (Shelley Duvall) decide di passare l’inverno in un hotel disabitato sulle Montagne Rocciose: farà da guardiano e intanto potrà dedicarsi al suo ultimo lavoro. Qualcuno vocifera che l’albergo sia maledetto, che sia visitato da spiriti e che, in quei corridoi, un guardiano fosse impazzito e avesse massacrato l’intera famiglia. Jack non presta fede a questi pettegolezzi ma, giorno
dopo giorno, cadrà nella follia. Il figlio, che ha poteri paranormali (la “luccicanza”, pessima traduzione del titolo inglese del film), riuscirà a salvare la madre e a causare la morte del padre impazzito. In una cornice claustrofobica, Kubrick mette in scena un incubo spaventoso, dove ognuno dei protagonisti è tragicamente solo, in uno scontro tra forze differenti (la forza fisica opposta a quella mentale, la forza dell’uomo a quella della donna, la forza dell’adulto a quella del bambino) realizzando sequenze memorabili, assurte a vero e proprio modello dei generi horror e thriller.





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