A passo di gambero
I PASSI DEL GAMBERO
Questo libro raccoglie una serie di articoli e interventi scritti tra il 2000 e il 2005.
Il periodo è fatidico, si apre con le ansie del nuovo millenio, esordisce con l'11 settembre. seguito dalle due guerre in Afghanistan e in Iraq, e in Italia vede l'ascesa di Silvio Berlusconi.
Pertanto, lasciando cadere tanti altri contributi su svariati argomenti, ho voluto raccogliere solo scritti che si riferivano agli eventi politici e mediatici di questi sei anni. Il criterio di selezione mi è stato suggerito da uno degli ultimi pezzi della mia precedente raccolta di articoli (La bustina di Minerva), che s'intitolava "Il trionfo della tecnologia leggera".
In "A passo di gambero" Umberto Eco riunisce numerosi scritti pubblicati su vari giornali fra il 2000 e il 2005, negli anni dell'11 settembre, delle guerre in Afghanistan e in Iraq, dell'instaurazione in Italia di un regime di populismo mediatico. Leggendoli ci si accorge che sin dalla fine dello scorso millennio si sono verificati drammatici passi all'indietro. Dopo la caduta del Muro di Berlino si erano dovuti riesumare gli atlanti del 1914, e da tempo le nostre famiglie ospitavano di nuovo servi di colore, come in Via col vento. A poco a poco col videoregistratore si è passati dalla televisione al cinematografo, con Internet e le pay-tv Meucci l'ha avuta vinta su Marconi (telegrafia con i fili) e ora l'i-Pod ha reinventato la radio. Terminata la Guerra Fredda, abbiamo avuto con l'Afghanistan e l'Iraq il ritorno alla Guerra Calda; riesumando il Grande Gioco kiplinghiano, si è tornati allo scontro tra Islam e Cristianità, compresi gli Assassini suicidi del Veglio della Montagna, e al grido di "mamma li turchi!" È risorto il fantasma del Pericolo Giallo, è stata riaperta la polemica antidarwiniana del XIX secolo, abbiamo di nuovo l'antisemitismo e i fascisti (per quanto molto post, ma alcuni sono ancora gli stessi) al governo, si è riaperto il contenzioso post-cavouriano tra Chiesa e Stato. Sembra quasi che la Storia, affannata per i balzi fatti nei due millenni precedenti, si riavvoltoli su se stessa, marciando velocemente a passo di gambero. Questo libro non propone tanto di tornare a marciare in avanti, quanto di arrestare almeno un poco questo moto retrogrado.
E' difficile riassumere questo libro perchè essendo una raccolta di scritti, parla di cose molto differenti fra loro. Ogni tanto mi piace leggere saggi. Preferisco libri di storia, libri che tratteggiano la vita di un personaggio. Questo libro invece tratteggia un'epoca di storia italiana, che pur essendo brevissima e recente, è comunque densa di avvenimenti. Eco mi piace molto, leggo spesso anche gli articoli "La bustina di Minerva" che pubblica sull'Espresso. Trovo che riesca a mettere nella giusta prospettiva cose e fatti, quindi consiglio il libro a chi ama Eco e le sue Bustine. Alcuni articoli di questo libro sono politici: l'uscita del libro poco prima delle elezioni del 9 aprile sicuramente è voluta, ma comunque, come dice Moretti, chi vuole sapere già sa.
Loana
"E lei come si chiama?"
"Aspetti, ce l'ho sulla punta della lingua."
Tutto è cominciato così.
Mi ero come risvegliato da un lungo sonno, e però ero ancora sospeso in un grigio lattiginoso. Oppure, non ero sveglio ma stavo sognando. Era uno strano sogno, privo di immagini, popolato di suoni. Come se non vedessi, ma udissi voci che mi raccontavano che cosa dovessi vedere. E mi raccontavano che non vedevo ancora nulla, salvo un fumigare lungo i canali, dove il paesaggio si dissolveva. Bruges, mi ero detto, ero a Bruges, ero mai stato a Bruges la morta? Dove la nebbia fluttua tra le torri come l'incenso che sogna? Una città grigia, triste come una tomba fiorita di crisantemi dove la bruma pende slabbrata dalle facciate come un arazzo...
"La misteriosa fiamma della regina Loana" di Umberto Eco, benché illustrato a colori, è dominato dalla nebbia. In essa si risveglia Yambo, dopo un incidente che gli ha fatto perdere la memoria. Non quella che i neurologi chiamano "semantica" (Yambo ricorda tutto di Giulio Cesare e sa recitare tutte le poesie che ha letto in vita sua), bensì la memoria "autobiografica": non sa più il proprio nome, non riconosce la moglie e le figlie, non ricorda nulla dei genitori e della sua infanzia. Accompagnandolo nel lento ricupero di se stesso, la moglie lo convince a tornare nella casa di campagna, dove ha conservato i libri e i giornalini letti da ragazzo, i quaderni di scuola, i dischi che ascoltava allora. Così, in un immenso solaio tra Langhe e Monferrato, Yambo rivive la storia della propria generazione, tra "Giovinezza" e "Pippo non lo sa", tra Mussolini, Salgari, Flash Gordon e i suoi temi scolastici di piccolo balilla, e gli si ripresenta anche l'immagine di una ragazza amata a sedici anni e poi perduta. Ma interviene un secondo incidente. Yambo è in coma, quando si profila un'ultima, grandiosa visione apocalittica...
L'ultima fatica letteraria di Eco mi è piaciuta molto. Anche se la mia generazione è lontanissima nel tempo dagli oggetti, fumetti, racconti, canzoni e dischi citati nel libro, ho apprezzato lo spaccato dell'epoca. E' un tuffo nei ricordi, nell'infanzia di una generazione che ha vissuto la guerra e la resistenza, visto però con gli occhi innocenti di un bambino. Eco sottolinea che l'infanzia e l'adolescenza sono le fasi più importanti della nostra vita, quelle che ci segnano e fanno di noi persone adulte. In più Yambo è un commerciante di libri antichi... non poteva non piacermi!





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