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Il colore del sole

di Erica (19/05/2007 - 11:34)

Nella tarda primavera del 2004 mi recai da Roma a Siracusa per assistere alla rappresentazione di una tragedia classica che assai mi interessava per la novità e l'originalità della messinscena e che aveva suscitato un certo clamore nella stampa. "Clamore" è forse una parola eccessiva dato lo scarso interesse che televisioni e gazzette dedicano a tutto ciò che abbia a che fare con l'arte, ad  ogni modo a quello spettacolo era stato dedicato un certo spazio, Bastevole a incuriosirmi.

Ad Andrea Camilleri, recatosi da Roma a Siracusa per assistere alla rappresentazione di una tragedia classica, capitano alcuni avvenimenti strani. Qualcuno gli infila in tasca un biglietto con un numero a cui telefonare, ma da una cabina pubblica. E non è possibile ricostruire chi sia l'utente a cui quel numero corrisponde. L'Andrea Camilleri scrittore di romanzi gialli non può sottrarsi a una  serie di misteri via via più fitti e inquietanti. Misteri che lo conducono a un casale sperso nella più remota campagna, dove gli verranno mostrati alcuni curiosi oggetti e un diario incredibile, scritto di suo pugno da un artista di quattro secoli prima. Un artista grandissimo e maledetto: Michelangelo Merisi, il Caravaggio. Le note brevi, secche, disarticolate e visionarie di questo diario - alla cui stesura Camilleri dedica un virtuosismo mimetico capace di restituire tutte le torsioni, le incrinature, i bagliori del più corrusco italiano seicentesco - costituiscono una sorta di anomalo romanzo 'nero', fitto di ombre e di allucinazione, sul periodo trascorso da Caravaggio a Malta e in Sicilia nell'estate del 1607.

Può non piacermi un libro scritto dal mio scrittore italiano preferito che si inventa un romanzo su una piccola parte della vita del mio pittore preferito?
Camilleri s'inventa un romanzo in cui è lui stesso il protagonista di una strepitosa scoperta, un diario scritto dal grande pittore maledetto Caravaggio. Per rendere credibile la storia, Camilleri imita il linguaggio dell'italiano seicentesco, e la presunta copiatura dall'originale è la scusa per scrivere solo parti e spezzoni del diario. Un piccolo grande romanzo storico che ricorda un illustre predecessore... ;-)

Le ali della sfinge

di Erica (06/12/2006 - 13:23)

Ma indove erano andate a finire quelle prime mattinate nelle quali, appena arrisbigliato, si sintiva attraversato da una spici di correnti di filicità pura, senza motivo?
Non si trattava del fatto che la jornata s'appresentava priva di nuvole e vento e tutta tirata a lucido dal sole, no, era un'altra sensazione che non dipinniva dalla sò natura di meteoropatico, a volersela spiegare era come un sintirisi in armonia con l'universo criato, perfettamente sincronizzato a un granni ralogio stillare esattamente allocato nello spazio, al punto priciso che gli era stato destinato fino dalla nascita.


Non è un buon momento per il commissario Montalbano: con Livia continui litigi, incomprensioni ingigantite dalla distanza, nervosismo. Passato e futuro si ammantano nei suoi pensieri di una vaga nostalgia. E in una di queste serate di malinconia viene chiamato d'urgenza. In una vecchia discarica è stato trovato il cadavere di una ragazza. Nuda, il volto devastato da un proiettile, niente borse o indumenti in giro. Solo un piccolo tatuaggio sulla spalla sinistra - una farfalla - potrebbe favorire l'identificazione della donna. Parte l'indagine con un Montalbano svogliato, stanco di ammazzatine. Ma il caso lo trascina: ci sono altre ragazze con una farfalla tatuata sulla scapola, sono tutte dell'Europa dell'est, hanno trovato lavoro grazie all'associazione cattolica "La buona volontà" che le ha salvate da un destino di prostituzione. Montalbano non è persuaso. C'è qualcosa di poco chiaro all'interno di quell'organizzazione benefica? E mentre l'inchiesta va avanti, il commissario è incalzato da ogni parte: dal vescovo, che non ammette ombre su "La buona volontà", dal questore, che non vuole dispiacere al vescovo, da Livia che vuole partire con lui per ritrovarsi. Tutto si muove sempre più velocemente, alla ricerca della soluzione e il commissario ha fretta, di concludere, di andarsene.

Quest'ultima fatica di Camilleri mi è piaciuta molto. Ho letto giudizi delusi di altri lettori ma per me è uno dei migliori della serie con protagonista Montalbano! Non perdetevelo!

La Pensione Eva

di Erica (06/11/2006 - 14:05)

Fu tanticchia prima dei suoi dodici anni che Nenè finalmente capì quello che capitava dintra alla Pensione Eva tra i màscoli grandi che la frequentavano e le fìmmine che ci abitavano.
Fu fin da quando sua matre aveva acconsentito che poteva andare a trovare sulo a suo patre che travagliava al porto, consenso che ebbe quando accomenzò a frequentare la scola limentare, che Nenè venne pigliato di grandissima curiosità per la Pensione Eva.

Per le stanze della Pensione Eva, il casino di Vigàta appena rinnovato e promosso dalla terza alla seconda categoria, transitano figure e personaggi di quei provinciali, sonnolenti, tipici anni Trenta che potremmo benissimo aver incontrato in altri indimenticabili romanzi di Camilleri. E questa "casa chiusa" diventa lo sfondo - o il primo piano? - di un vero e proprio romanzo di formazione prima dolce e poi crudele. Ogni quindici giorni le sei "picciotte" della Pensione partono, e ne arrivano delle nuove; è in mezzo a queste presenze carnali che trascorre la giovinezza di Nenè, Ciccio e Jacolino. Un periodo indimenticabile, perché "le storie che quelle picciotte potevano contare gli avrebbero permesso di capire. Capire qualichi cosa di lu munnu, di la vita".

Nella vecchiaia di Camilleri, il sesso è sempre più presente nei libri. In "La Pensione Eva", libro che accomuno a "La presa di Macallè", protagonisti sono bambini. Mentre nel primo, il bambino cresce, è più un romanzo di formazione, nel secondo il periodo preso in considerazione è più limitato. "La Pensione Eva" l'ho preferito a "La presa di Macallè" anche se nella prima parte del racconto, mi sembra innaturale la fissazione del bambino per il bordello e per il sesso. Rimane comunque un libro che racconta la vita quotidiana nel periodo del fascismo e della guerra in Sicilia.

I pensieri degli anziani

di Erica (08/09/2006 - 11:02)

La sveglia sonò, come tutte le matine da un anno a sta parti, alle setti e mezza. Ma lui si era arrisbigliato una frazione di secunno prima dello squillo, era abbastato lo scatto della molla che mittiva in moto la suoneria. Ebbe perciò, prima di satare dal letto, il tempo di girari l'occhi alla finestra, dalla luce accapì che la jornata s'appresentava bona, senza nuvoli. Doppo, il tempo fu appena appena bastevole per pripararisi il cafè, vivirisinni una cicarata, andare a fari i sò bisogni, farisi la varba e la doccia, vivirisi n'autra cicarata, addrumarisi una sicaretta, vistirisi, nescira fora, mittirisi in machina, arrivari alle novi in commissariato: il tutto con la velocità di una comica di Ridolini o di Charlot.
Fino a un anno avanti, la procedura dell'arrisbigliata matutina aviva invece caminato secunno regole diverse e, sopratutto, senza affanno e senza currute da centometrista.
In primisi, nenti uso della sveglia.

"La luna di carta" di Andrea Camilleri fa parte della serie del comissario Montalbano.
Il tempo passa e la preoccupazione dell’età che avanza attanaglia Montalbano, che ogni mattina si sveglia con un pensiero inquietante: “Quanno viene il jorno della tò morti…”. Per scacciarlo il commissario, vincendo la sua innata ritrosia nei confronti della tecnologia, è costretto a servirsi di una sveglia, che con il suo squillo quotidiano lo distragga dalle riflessioni della mente. Comincia così, con un Montalbano sempre più pensieroso e intimista, il nuovo romanzo di Andrea Camilleri, un’indagine tra i segreti e le ipocrisie della provincia siciliana per scoprire la verità su un delitto inspiegabile e sanguinoso. Angelo Pardo, informatore medico-scientifico, viene ritrovato cadavere sul terrazzo della palazzina d’epoca in cui abitava, alla periferia di Vigàta. Il suo volto è sfigurato da un proiettile, il corpo atteggiato in una posa oscena. Scavando nella sua vita privata e professionale, Montalbano scopre che molti anni prima, quando era un giovane medico dalla promettente carriera, Pardo era stato radiato dall’ordine professionale a causa di una sordida faccenda; apprende anche che aveva un’amante giovane e bella, Elena Sclafani, a cui faceva costosi regali, e una sorella, Michela, a lui legata da un affetto profondissimo per non dire morboso. È proprio tra queste due donne, così diverse tra loro, ma entrambe misteriose e insidiose, che Montalbano dovrà giocare la sua difficile partita: in palio c’è la verità, con tutti i suoi retroscena amarissimi e insospettabili.

Se siete incuriositi dal titolo, ecco dalle parole di Camilleri stesso, la spiegazione:
Quann'era picciliddro, una volta sò patre, per babbiarlo, gli aveva contato che la luna 'n cielu era fatta di carta. E lui, che aviva sempre fiducia in quello che il patre gli diciva, ci aviva criduto. E ora, maturo, sperto, omo di ciriveddro e d'intuito, aviva nuovamente criduto come un picciliddro a dù fìmmine..., che gli avivano contato che la luna era fatta di carta.

Montalbano sta invecchiando, libro dopo libro. E' diventato molto più riflessivo. Ha pensieri ossessivi sulla morte. E' alle prese con dei piccoli inconvenienti come la perdita di memoria. Camilleri ha ripetuto in più di un'intervista che il suo personaggio più famoso non gli sopravviverà. Ha affermato di aver già scritto un racconto con la morte del commissario, sigillato nella cassaforte del suo editore. Il romanzo sarà recuperato e pubblicato dopo la morte di Camilleri. In questi ultimi libri l'autore sta mettendo qualcosa di molto personale nel personaggio Montalbano. Superati gli ottant'anni Camilleri non vuole perdere di mano il suo personaggio, lo sta rendendo sempre più simile a lui, con le classiche riflessioni di un uomo di età avanzata.

Con un mondo in così rapida evoluzione come il nostro, con la speranza di vita che si allunga sempre più, la bassa natalità, presto, almeno nei paesi più industrializzati, sarà un mondo popolato da anziani. E voi ogni tanto ci pensate alla vecchiaia? Come vi aspettate che sarà il mondo fra trenta-quarant'anni?

In estate viva i gialli!

di Erica (15/08/2006 - 11:05)

Stava dormenno che manco le cannonate l'avrebbero arrisbigliato. O meglio: le cannonate no, ma lo squillo del telefono sì.
Un omo che ai jorni nostri campa in un paìsi civilizzato come il nostro (ah ah) se percepisce nel mezzo del sonno botte di cannonate, certamente le scangia per truniate di temporale, spari per la festa del santo patrono o spostamento di mobili da parte di quei garrusi che abitano al piano di supra e continua bellamente a dormiri. Ma lo squillo del telefono, la marcetta del cellulare, il campanello della porta, quelle no, quelle son tutte rumorate di richiamo al quale l'omo civilizzato (ah ah) non può fari altro che assummare dalle profondità del sonno e arrispunniri.
E di conseguenzia, Montalbano si susì dal letto, taliò il ralogio, taliò verso la finestra, capì che avrebbe fatto cavùdo assà e annò nella càmmara di mangiare indove il telefono sonava alla dispirata.


Per ferragosto, niente di meglio che presentarvi "La vampa d'agosto" di Andrea Camilleri, uno dei miei scrittori preferiti.
Caldo torrido, calore estenuante, sole implacabile: è questa la vampa del mese più infuocato della torrida estate siciliana, ma è anche l'ardore e la passione che infiammano Montalbano.
Siamo in agosto, Mimì Augello ha dovuto anticipare le ferie e Montalbano è costretto a rimanere a Vigata. Livia vorrebbe raggiungerlo, ma per non restare sola, con Montalbano sempre al lavoro, pensa di portare con sé un'amica (con marito e bambino) e chiede a Salvo di affittare una casa sul mare per loro. La vacanza scorre nella bella villetta sul mare, silenziosa, verde. Ma un giorno il bambino scompare e proprio non si trova. Montalbano accorre e scopre in giardino un cunicolo che rivelerà clamorose sorprese tra cui un baule con il cadavere di una ragazza scomparsa sei anni prima...
Finita la brutta avventura con il ritrovamento del bambino, Livia e gli amici ripartono, tutti troppo impressionati per restare a Vigata. E il commissario inizia l'indagine. Difficile perché il caldo non lascia requie, bollente come la passione amorosa di cui rimane in balia.

Perchè in estate è così piacevole leggere i libri gialli? Me lo sono chiesta spesso ma non ho una risposta. Forse perchè la trama intrigante di un classico libro giallo riesce a conquistare la nostra attenzione più di qualsiasi altro genere letterario. Forse perchè d'estate le case editrici pubblicano più libri gialli perchè così sperano di attirare l'attenzione della gente che nel resto dell'anno non ha molto tempo per leggere.
Anch'io in estate adoro leggere gialli: Camilleri o gialli classici di uno dei Maestri... Agatha Christie, Rex Stout, Conan Doyle, Ed McBain a cui aggiungo Patricia Highsmith, James Ellroy, Patricia Cornwell...
Vi regalo una chicca se già non la conoscete... Nel resto del mondo non esiste la "letteratura gialla". Al di fuori dell'Italia si chiamano detective stories, crime stories, thriller, noir. In Italia semplicemente "gialli". Giallo, come il colore della copertina di una famosa collana della Mondadori "I libri gialli", che ha reso popolare un intero genere e ne ha così determinato il nome.

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Nella tarda primavera del 2004 mi recai da Roma a Siracusa per assistere alla rappresentazione di una tragedia classica che assai mi interessava per la novità e l'originalità della messinscena e che aveva suscitato un certo clamore nella stampa. "Clamore" è forse una parola eccessiva dato lo scarso interesse che televisioni e gazzette dedicano a tutto ciò che abbia a che fare con l'arte, ad  ogni modo a quello spettacolo era stato dedicato un certo spazio, Bastevole a incuriosirmi.

Ad Andrea Camilleri, recatosi da Roma a Siracusa per assistere alla rappresentazione di una tragedia classica, capitano alcuni avvenimenti strani. Qualcuno gli infila in tasca un biglietto con un numero a cui telefonare, ma da una cabina pubblica. E non è possibile ricostruire chi sia l'utente a cui quel numero corrisponde. L'Andrea Camilleri scrittore di romanzi gialli non può sottrarsi a una  serie di misteri via via più fitti e inquietanti. Misteri che lo conducono a un casale sperso nella più remota campagna, dove gli verranno mostrati alcuni curiosi oggetti e un diario incredibile, scritto di suo pugno da un artista di quattro secoli prima. Un artista grandissimo e maledetto: Michelangelo Merisi, il Caravaggio. Le note brevi, secche, disarticolate e visionarie di questo diario - alla cui stesura Camilleri dedica un virtuosismo mimetico capace di restituire tutte le torsioni, le incrinature, i bagliori del più corrusco italiano seicentesco - costituiscono una sorta di anomalo romanzo 'nero', fitto di ombre e di allucinazione, sul periodo trascorso da Caravaggio a Malta e in Sicilia nell'estate del 1607.

Può non piacermi un libro scritto dal mio scrittore italiano preferito che si inventa un romanzo su una piccola parte della vita del mio pittore preferito?
Camilleri s'inventa un romanzo in cui è lui stesso il protagonista di una strepitosa scoperta, un diario scritto dal grande pittore maledetto Caravaggio. Per rendere credibile la storia, Camilleri imita il linguaggio dell'italiano seicentesco, e la presunta copiatura dall'originale è la scusa per scrivere solo parti e spezzoni del diario. Un piccolo grande romanzo storico che ricorda un illustre predecessore... ;-)

Le ali della sfinge

di Erica (06/12/2006 - 13:23)

Ma indove erano andate a finire quelle prime mattinate nelle quali, appena arrisbigliato, si sintiva attraversato da una spici di correnti di filicità pura, senza motivo?
Non si trattava del fatto che la jornata s'appresentava priva di nuvole e vento e tutta tirata a lucido dal sole, no, era un'altra sensazione che non dipinniva dalla sò natura di meteoropatico, a volersela spiegare era come un sintirisi in armonia con l'universo criato, perfettamente sincronizzato a un granni ralogio stillare esattamente allocato nello spazio, al punto priciso che gli era stato destinato fino dalla nascita.


Non è un buon momento per il commissario Montalbano: con Livia continui litigi, incomprensioni ingigantite dalla distanza, nervosismo. Passato e futuro si ammantano nei suoi pensieri di una vaga nostalgia. E in una di queste serate di malinconia viene chiamato d'urgenza. In una vecchia discarica è stato trovato il cadavere di una ragazza. Nuda, il volto devastato da un proiettile, niente borse o indumenti in giro. Solo un piccolo tatuaggio sulla spalla sinistra - una farfalla - potrebbe favorire l'identificazione della donna. Parte l'indagine con un Montalbano svogliato, stanco di ammazzatine. Ma il caso lo trascina: ci sono altre ragazze con una farfalla tatuata sulla scapola, sono tutte dell'Europa dell'est, hanno trovato lavoro grazie all'associazione cattolica "La buona volontà" che le ha salvate da un destino di prostituzione. Montalbano non è persuaso. C'è qualcosa di poco chiaro all'interno di quell'organizzazione benefica? E mentre l'inchiesta va avanti, il commissario è incalzato da ogni parte: dal vescovo, che non ammette ombre su "La buona volontà", dal questore, che non vuole dispiacere al vescovo, da Livia che vuole partire con lui per ritrovarsi. Tutto si muove sempre più velocemente, alla ricerca della soluzione e il commissario ha fretta, di concludere, di andarsene.

Quest'ultima fatica di Camilleri mi è piaciuta molto. Ho letto giudizi delusi di altri lettori ma per me è uno dei migliori della serie con protagonista Montalbano! Non perdetevelo!

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Fu tanticchia prima dei suoi dodici anni che Nenè finalmente capì quello che capitava dintra alla Pensione Eva tra i màscoli grandi che la frequentavano e le fìmmine che ci abitavano.
Fu fin da quando sua matre aveva acconsentito che poteva andare a trovare sulo a suo patre che travagliava al porto, consenso che ebbe quando accomenzò a frequentare la scola limentare, che Nenè venne pigliato di grandissima curiosità per la Pensione Eva.

Per le stanze della Pensione Eva, il casino di Vigàta appena rinnovato e promosso dalla terza alla seconda categoria, transitano figure e personaggi di quei provinciali, sonnolenti, tipici anni Trenta che potremmo benissimo aver incontrato in altri indimenticabili romanzi di Camilleri. E questa "casa chiusa" diventa lo sfondo - o il primo piano? - di un vero e proprio romanzo di formazione prima dolce e poi crudele. Ogni quindici giorni le sei "picciotte" della Pensione partono, e ne arrivano delle nuove; è in mezzo a queste presenze carnali che trascorre la giovinezza di Nenè, Ciccio e Jacolino. Un periodo indimenticabile, perché "le storie che quelle picciotte potevano contare gli avrebbero permesso di capire. Capire qualichi cosa di lu munnu, di la vita".

Nella vecchiaia di Camilleri, il sesso è sempre più presente nei libri. In "La Pensione Eva", libro che accomuno a "La presa di Macallè", protagonisti sono bambini. Mentre nel primo, il bambino cresce, è più un romanzo di formazione, nel secondo il periodo preso in considerazione è più limitato. "La Pensione Eva" l'ho preferito a "La presa di Macallè" anche se nella prima parte del racconto, mi sembra innaturale la fissazione del bambino per il bordello e per il sesso. Rimane comunque un libro che racconta la vita quotidiana nel periodo del fascismo e della guerra in Sicilia.

I pensieri degli anziani

di Erica (08/09/2006 - 11:02)

La sveglia sonò, come tutte le matine da un anno a sta parti, alle setti e mezza. Ma lui si era arrisbigliato una frazione di secunno prima dello squillo, era abbastato lo scatto della molla che mittiva in moto la suoneria. Ebbe perciò, prima di satare dal letto, il tempo di girari l'occhi alla finestra, dalla luce accapì che la jornata s'appresentava bona, senza nuvoli. Doppo, il tempo fu appena appena bastevole per pripararisi il cafè, vivirisinni una cicarata, andare a fari i sò bisogni, farisi la varba e la doccia, vivirisi n'autra cicarata, addrumarisi una sicaretta, vistirisi, nescira fora, mittirisi in machina, arrivari alle novi in commissariato: il tutto con la velocità di una comica di Ridolini o di Charlot.
Fino a un anno avanti, la procedura dell'arrisbigliata matutina aviva invece caminato secunno regole diverse e, sopratutto, senza affanno e senza currute da centometrista.
In primisi, nenti uso della sveglia.

"La luna di carta" di Andrea Camilleri fa parte della serie del comissario Montalbano.
Il tempo passa e la preoccupazione dell’età che avanza attanaglia Montalbano, che ogni mattina si sveglia con un pensiero inquietante: “Quanno viene il jorno della tò morti…”. Per scacciarlo il commissario, vincendo la sua innata ritrosia nei confronti della tecnologia, è costretto a servirsi di una sveglia, che con il suo squillo quotidiano lo distragga dalle riflessioni della mente. Comincia così, con un Montalbano sempre più pensieroso e intimista, il nuovo romanzo di Andrea Camilleri, un’indagine tra i segreti e le ipocrisie della provincia siciliana per scoprire la verità su un delitto inspiegabile e sanguinoso. Angelo Pardo, informatore medico-scientifico, viene ritrovato cadavere sul terrazzo della palazzina d’epoca in cui abitava, alla periferia di Vigàta. Il suo volto è sfigurato da un proiettile, il corpo atteggiato in una posa oscena. Scavando nella sua vita privata e professionale, Montalbano scopre che molti anni prima, quando era un giovane medico dalla promettente carriera, Pardo era stato radiato dall’ordine professionale a causa di una sordida faccenda; apprende anche che aveva un’amante giovane e bella, Elena Sclafani, a cui faceva costosi regali, e una sorella, Michela, a lui legata da un affetto profondissimo per non dire morboso. È proprio tra queste due donne, così diverse tra loro, ma entrambe misteriose e insidiose, che Montalbano dovrà giocare la sua difficile partita: in palio c’è la verità, con tutti i suoi retroscena amarissimi e insospettabili.

Se siete incuriositi dal titolo, ecco dalle parole di Camilleri stesso, la spiegazione:
Quann'era picciliddro, una volta sò patre, per babbiarlo, gli aveva contato che la luna 'n cielu era fatta di carta. E lui, che aviva sempre fiducia in quello che il patre gli diciva, ci aviva criduto. E ora, maturo, sperto, omo di ciriveddro e d'intuito, aviva nuovamente criduto come un picciliddro a dù fìmmine..., che gli avivano contato che la luna era fatta di carta.

Montalbano sta invecchiando, libro dopo libro. E' diventato molto più riflessivo. Ha pensieri ossessivi sulla morte. E' alle prese con dei piccoli inconvenienti come la perdita di memoria. Camilleri ha ripetuto in più di un'intervista che il suo personaggio più famoso non gli sopravviverà. Ha affermato di aver già scritto un racconto con la morte del commissario, sigillato nella cassaforte del suo editore. Il romanzo sarà recuperato e pubblicato dopo la morte di Camilleri. In questi ultimi libri l'autore sta mettendo qualcosa di molto personale nel personaggio Montalbano. Superati gli ottant'anni Camilleri non vuole perdere di mano il suo personaggio, lo sta rendendo sempre più simile a lui, con le classiche riflessioni di un uomo di età avanzata.

Con un mondo in così rapida evoluzione come il nostro, con la speranza di vita che si allunga sempre più, la bassa natalità, presto, almeno nei paesi più industrializzati, sarà un mondo popolato da anziani. E voi ogni tanto ci pensate alla vecchiaia? Come vi aspettate che sarà il mondo fra trenta-quarant'anni?

In estate viva i gialli!

di Erica (15/08/2006 - 11:05)

Stava dormenno che manco le cannonate l'avrebbero arrisbigliato. O meglio: le cannonate no, ma lo squillo del telefono sì.
Un omo che ai jorni nostri campa in un paìsi civilizzato come il nostro (ah ah) se percepisce nel mezzo del sonno botte di cannonate, certamente le scangia per truniate di temporale, spari per la festa del santo patrono o spostamento di mobili da parte di quei garrusi che abitano al piano di supra e continua bellamente a dormiri. Ma lo squillo del telefono, la marcetta del cellulare, il campanello della porta, quelle no, quelle son tutte rumorate di richiamo al quale l'omo civilizzato (ah ah) non può fari altro che assummare dalle profondità del sonno e arrispunniri.
E di conseguenzia, Montalbano si susì dal letto, taliò il ralogio, taliò verso la finestra, capì che avrebbe fatto cavùdo assà e annò nella càmmara di mangiare indove il telefono sonava alla dispirata.


Per ferragosto, niente di meglio che presentarvi "La vampa d'agosto" di Andrea Camilleri, uno dei miei scrittori preferiti.
Caldo torrido, calore estenuante, sole implacabile: è questa la vampa del mese più infuocato della torrida estate siciliana, ma è anche l'ardore e la passione che infiammano Montalbano.
Siamo in agosto, Mimì Augello ha dovuto anticipare le ferie e Montalbano è costretto a rimanere a Vigata. Livia vorrebbe raggiungerlo, ma per non restare sola, con Montalbano sempre al lavoro, pensa di portare con sé un'amica (con marito e bambino) e chiede a Salvo di affittare una casa sul mare per loro. La vacanza scorre nella bella villetta sul mare, silenziosa, verde. Ma un giorno il bambino scompare e proprio non si trova. Montalbano accorre e scopre in giardino un cunicolo che rivelerà clamorose sorprese tra cui un baule con il cadavere di una ragazza scomparsa sei anni prima...
Finita la brutta avventura con il ritrovamento del bambino, Livia e gli amici ripartono, tutti troppo impressionati per restare a Vigata. E il commissario inizia l'indagine. Difficile perché il caldo non lascia requie, bollente come la passione amorosa di cui rimane in balia.

Perchè in estate è così piacevole leggere i libri gialli? Me lo sono chiesta spesso ma non ho una risposta. Forse perchè la trama intrigante di un classico libro giallo riesce a conquistare la nostra attenzione più di qualsiasi altro genere letterario. Forse perchè d'estate le case editrici pubblicano più libri gialli perchè così sperano di attirare l'attenzione della gente che nel resto dell'anno non ha molto tempo per leggere.
Anch'io in estate adoro leggere gialli: Camilleri o gialli classici di uno dei Maestri... Agatha Christie, Rex Stout, Conan Doyle, Ed McBain a cui aggiungo Patricia Highsmith, James Ellroy, Patricia Cornwell...
Vi regalo una chicca se già non la conoscete... Nel resto del mondo non esiste la "letteratura gialla". Al di fuori dell'Italia si chiamano detective stories, crime stories, thriller, noir. In Italia semplicemente "gialli". Giallo, come il colore della copertina di una famosa collana della Mondadori "I libri gialli", che ha reso popolare un intero genere e ne ha così determinato il nome.

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