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Volver

di Erica (30/08/2006 - 14:14)

Fra i pochi film che ho visto al cinema quest'anno, "Volver" di Pedro Almodovar è stato, senz'ombra di dubbio, il più bello. Mi raccomando, saltate il post se avete intenzione di vederlo...

«Ti sei tagliata?» chiede Emilio, un vicino di casa, a Raimunda che ha il collo lievemente sporco di sangue. «No», risponde lei. «Cose di donne», e gli chiude la porta in faccia perché in cucina ha il cadavere del marito, accoltellato. E Volver, il nuovo film di Pedro Almodóvar, è appunto “cose di donne”. Gli uomini appaiono e spariscono in fretta, spesso eliminati brutalmente, ma non prima che abbiano procurato danni irreversibili alle vite delle loro donne. Che poi continueranno a piangerli e, forse, a rimpiangerli, ma andranno avanti, immerse nella solidarietà del loro umorale, sensuale, nervoso universo femminile. Il femminile riempie lo schermo fin dalla sequenza dei titoli, una carrellata da destra a sinistra, sulle tombe di un cimitero di paese accudite da donne che spazzano le tombe, portano fiori e secchi d’acqua, mentre il vento cerca di vanificare il loro lavoro. È Spagna contadina oggi e Italia anni ’50, Penélope Cruz tutta occhi, energia, femminilità che straborda, ricorda Anna Magnani e Sofia Loren, vestita di neri e colori chiassosi, vestagliette a fiori da mettere sopra gli abiti per fare i lavori di casa e gambaletti di nylon trasparente. Due sorelle, Raimunda e Sole, se ne sono andate a Madrid: Penélope Cruz e Lola Dueñas. Raimonda è una madre di famiglia sposata a un disoccupato, l'accoltellato di cui ho parlato prima, che finisce per aprire un ristorante clandestino. Sole invece è una “parrucchiera clandestina”, che lavora in nero, a casa, con il lavatesta appoggiato alla vasca da bagno. Assieme alla figlia adolescente di Raimunda, tornano nel loro paese della Mancha (che a causa del vento ha il più alto tasso d’incendi e di pazzi della Spagna), per andare a trovare la zia Paula, vecchia e mezza cieca, che chissà come riesce a vivere sola nella sua casa enorme. Certo, la vicina, Augustina, un po’ grigia e un po’ spenta, le bussa tutte le mattine e le porta il pane; ma in paese si mormora che ci sia qualcun altro ad aiutarla: il fantasma di Irene (Carmen Maura), la mamma delle protagoniste, morta anni prima in un incendio, abbracciata al marito. Infatti, Irene ritorna, a dischiudere segreti e a risistemare cose lasciate in sospeso, a parlare con le figlie e ad assistere le donne di famiglia più sole. Ma per prima cosa, quando esce dal bagagliaio dell’auto nel quale si è nascosta, con la valigia di fibra piena dei quattro tesori di famiglia, la giacchetta all’uncinetto stretta al petto e gli immancabili gambaletti, la nonna fantasma, femminilmente, chiede alla figlia parrucchiera un colore e un taglio di capelli.

Commedia popolare nella quale si piange molto, o un dramma familiare dagli echi antichi disseminato da scene di comicità irresistibile. Concreto, nei colori, negli umori, nei cibi preparati con lo stesso coltello da cucina con il quale un uomo è stato ucciso (e ne valeva la pena), nei corpi stordenti o insignificanti delle protagoniste, nei loro sentimenti, ricordi, azioni, Volver è anche un film completamente surreale, nel quale un fantasma si materializza al punto che, per sottrarsi agli sguardi indiscreti, deve nascondersi sotto il letto, e gli omicidi non lasciano tracce nelle coscienze, ma solo tombe seminate in giro, e la morte, che domina fin dalla prima inquadratura, finisce per essere solo un aspetto (anche se sostanzialmente incomprensibile) della vita. Veramente un capolavoro.... bello, bello, bello! Non vedo l'ora di riguardarmelo in dvd!


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«Ti sei tagliata?» chiede Emilio, un vicino di casa, a Raimunda che ha il collo lievemente sporco di sangue. «No», risponde lei. «Cose di donne», e gli chiude la porta in faccia perché in cucina ha il cadavere del marito, accoltellato. E Volver, il nuovo film di Pedro Almodóvar, è appunto “cose di donne”. Gli uomini appaiono e spariscono in fretta, spesso eliminati brutalmente, ma non prima che abbiano procurato danni irreversibili alle vite delle loro donne. Che poi continueranno a piangerli e, forse, a rimpiangerli, ma andranno avanti, immerse nella solidarietà del loro umorale, sensuale, nervoso universo femminile. Il femminile riempie lo schermo fin dalla sequenza dei titoli, una carrellata da destra a sinistra, sulle tombe di un cimitero di paese accudite da donne che spazzano le tombe, portano fiori e secchi d’acqua, mentre il vento cerca di vanificare il loro lavoro. È Spagna contadina oggi e Italia anni ’50, Penélope Cruz tutta occhi, energia, femminilità che straborda, ricorda Anna Magnani e Sofia Loren, vestita di neri e colori chiassosi, vestagliette a fiori da mettere sopra gli abiti per fare i lavori di casa e gambaletti di nylon trasparente. Due sorelle, Raimunda e Sole, se ne sono andate a Madrid: Penélope Cruz e Lola Dueñas. Raimonda è una madre di famiglia sposata a un disoccupato, l'accoltellato di cui ho parlato prima, che finisce per aprire un ristorante clandestino. Sole invece è una “parrucchiera clandestina”, che lavora in nero, a casa, con il lavatesta appoggiato alla vasca da bagno. Assieme alla figlia adolescente di Raimunda, tornano nel loro paese della Mancha (che a causa del vento ha il più alto tasso d’incendi e di pazzi della Spagna), per andare a trovare la zia Paula, vecchia e mezza cieca, che chissà come riesce a vivere sola nella sua casa enorme. Certo, la vicina, Augustina, un po’ grigia e un po’ spenta, le bussa tutte le mattine e le porta il pane; ma in paese si mormora che ci sia qualcun altro ad aiutarla: il fantasma di Irene (Carmen Maura), la mamma delle protagoniste, morta anni prima in un incendio, abbracciata al marito. Infatti, Irene ritorna, a dischiudere segreti e a risistemare cose lasciate in sospeso, a parlare con le figlie e ad assistere le donne di famiglia più sole. Ma per prima cosa, quando esce dal bagagliaio dell’auto nel quale si è nascosta, con la valigia di fibra piena dei quattro tesori di famiglia, la giacchetta all’uncinetto stretta al petto e gli immancabili gambaletti, la nonna fantasma, femminilmente, chiede alla figlia parrucchiera un colore e un taglio di capelli.

Commedia popolare nella quale si piange molto, o un dramma familiare dagli echi antichi disseminato da scene di comicità irresistibile. Concreto, nei colori, negli umori, nei cibi preparati con lo stesso coltello da cucina con il quale un uomo è stato ucciso (e ne valeva la pena), nei corpi stordenti o insignificanti delle protagoniste, nei loro sentimenti, ricordi, azioni, Volver è anche un film completamente surreale, nel quale un fantasma si materializza al punto che, per sottrarsi agli sguardi indiscreti, deve nascondersi sotto il letto, e gli omicidi non lasciano tracce nelle coscienze, ma solo tombe seminate in giro, e la morte, che domina fin dalla prima inquadratura, finisce per essere solo un aspetto (anche se sostanzialmente incomprensibile) della vita. Veramente un capolavoro.... bello, bello, bello! Non vedo l'ora di riguardarmelo in dvd!


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