Venezia misteriosa
Dire che Venezia è bella è più o meno come dire che il sole sorge a est e che l'acqua scorre verso il basso. La sua bellezza è in realtà una lega di tante bellezze fuse insieme (naturali, ideali, costruite dall'uomo), lucidate da oltre un millennio di storia e dall'adorazione, dall'invidia e perfino dall'odio di innumerevoli stranieri. Più che una semplice città, Venezia è un fenomeno, e per quanto meravigliosa ci appaia oggi, quel che non riusciamo a cogliere è che, come ha scritto John Ruskin, nel suo massimo splendore era "mille volte più magnifica di quello che esiste oggi".
Il National Geographic di febbraio dedica l'articolo di copertina a Venezia. Il percorso che ci propone però non è quello classico e un po' banale dei suoi monumenti principali, ma come dice il titolo stesso, la "Venezia misteriosa". Cosa si cela dietro alla maschera della città? Come ha fatto a sopravvivere così a lungo?
Nemmeno a me piacciono i luoghi troppo turistici, troppo frequentati, e così l'approccio di questo articolo l'ho trovato interessante e diverso dal solito. Uno degli abitanti afferma nell'articolo: "Quando cammino, di notte, e magari non c'è nessun altro in giro, non ho mai la sensazione di essere solo.". Che siano gli spiriti degli abitanti precedenti della città che fanno compagnia a quelli attuali? :-)
Sfida al Polo Nord
Artide, La lunga notte bianca
Lungo un percorso illuminato solo da una torcia e dalla luna, Mike Horn avanza sui ghiacci del Mar Glaciale Artico. Con il compagno d'avventure Borge Ousland sta tentando di realizzare un sogno: raggiungere il Polo in pieno inverno. Un terzo esploratore, solo su un banco di ghiaccio alla deriva, vedrà la morte in faccia.
Sul numero di gennaio del National Geographic ho letto un bell'articolo che racconta la sfida al Polo Nord fatta da 3 esploratori. Due con l'obiettivo di raggiungere per la prima volta il Polo Nord nel buio dell'inverno, il terzo di percorrere in solitaria il Mar Glaciale Artico dalla Siberia al Canada.
Dell'articolo mi ha colpito il fatto che i tre esploratori non sono presentati come supermen, non è solo la storia di un successo, anzi! Sono persone che hanno deciso di intraprendere una sfida, contro se stessi prima che contro le avversità. Ma cosa li spinge a mettersi alla prova a rischio della propria vita? Forse anche solo il piacere delle piccole cose come la felicità di ritrovarsi vivi alla fine della giornata... E non sembra essere la vicinanza alla morte ad attrarli, ma al contrario il desiderio di essere più vicini alla vita. Senza dubbio una lettura avvincente!
Santuari naturali, per quanto ancora?
Vi sono luoghi in cui la bellezza del paesaggio e la storia si fondono, e ciò li rende preziosi. Luoghi che hanno un valore inestimabile per le loro qualità naturali e grazie alla volontà dell'uomo. Noi li chiamiamo parchi. Alcuni sono grandi, spettacolari e selvaggi, come lo Yellowstone e il Kruger. Altri sono più piccoli, ma perfettamente inseriti nel contesto umano come il Buttes-Chaumont, nel cuore di un quartiere parigino. Molti sono minacciati dalle incalzanti attività dell'uomo, nonostante questi ne abbia sempre più bisogno.
Oggi ho riesumato l'articolo principale del numero di ottobre del National Geographic che parla dei parchi, dei loro problemi, della loro evoluzione, di come vivono le persone al loro interno o ai margini.
Penso che non solo i grandi parchi naturali di un paese sono importanti, ma anche i piccoli parchi cittadini dove le persone d'estate entrano per leggere, riposarsi, giocare. Nel mio paese hanno appena creato un nuovo parco, abbastanza grande, ma con le piante piccolissime. E' a una estremità del centro abitato e quindi per ora sembra una triste landa desolata e abbandonata con qualche piantina qua e là. Spero che l'estate prossima migliori un po' d'aspetto!
Nella mia memoria però rimarrà sempre il parco pubblico di Ostiglia (Mn), paese dove abita mia nonna, in cui da piccola trascorrevo una settimana di vacanza d'estate. Il parco è diviso in due sezioni da un cancello: una più vecchia, con meravigliose piante secolari, vialetti ben tenuti e fiori colorati. L'altra, con piante più giovani, ma anche qualche animale, un piccolissimo zoo. Al centro c'è uno stagno con cigni, oche e un piccolo ponte di legno che lo attraversa. La mia parte preferita è quella più vecchia perchè le piante sono magnifiche e spettacolari. La prossima primavera ho intenzione di tornarci a fare un giro per vedere com'è cambiato dopo tanti anni che non ci vado. Molto probabilmente mi aspetta una delusione, ma forse no! Chissà...
Firenze, 40 anni dopo
All'alba di quarant'anni fa, Firenze si risvegliò sott'acqua. Oltre al dramma delle 36 persone morte (e il numero non è ancora certo dopo così tanto tempo), la città d'arte per autonomasia ha visto distrutte o ricoperte di fango migliaia di opere, libri, edifici. Quando un luogo non lo conosci, spesso certi anniversari
scivolano addosso con una punta di irritazione e un pensiero "Ma come ancora se ne parla?" attraversa il cervello. Lavorando a Firenze da qualche tempo, questo anniversario l'ho vissuto in modo molto diverso.
Piene rovinose nel bacino dell'Arno sono sempre state molto frequenti: si sono contate 56 esondazioni disastrose dal 1177 ad oggi, da quando si è iniziato a registrarle. All'alba del 4 novembre del 1966, quando l'Arno ruppe gli argini, la sua portata era di 4100 metri al secondo, e l'ondata di piena in città superò i 4 metri. Si stima che le opere compiute da allora potrebbero consentire di reggere una portata di poco superiore ai 3000 metri cubi al secondo. Quindi non abbassiamo la guardia, non dimentichiamoci che se piovesse anche un po' meno che nel '66, il disastro accadrebbe di nuovo.


L'uomo di ferro della Manciuria
Indietro non si torna. Questo, Uomo di Ferro lo sa: La corriera comincia a muoversi lungo la strada sterrata e accidentata di Dongfa, portando via il giovane operaio e sua moglie da questo villaggio fantasma vicino al confine con la Russia. La coppia si stringe sul sedile in fondo: lei ha con sè una borsa da ginnastica azzurra, lui sembra schiacciato dal fardellodella storia. Ventisei anni fa, i genitori lo chiamarono Wang Tierren, cioè Uomo di Ferro Wang. Era un'omaggio ad un'icona del comunismo: l'operaio che con il suo duro lavoro e la sua abnegazione simboleggiava la potenza industriale del Nord-Est cinese. Allora, le fabbriche e gli altiforni della regione alimentavano i sogni comunisti della Repubblica Popolare. Oggi il nuovo Uomo di Ferro, silenzioso, smunto, con la fronte lentigginosa aggrottata per la preoccupazione, èun simbolo altrettanto significativo della sua regione, in un'epoca diversa e ricca di sfide. Mentre altre parti della Cina prosperano correndo a tutta velocità verso l'economia di mercato, la Manciuria (così la regione viene chiamata all'estero) conosce tempi duri e cerca disperatamente un modo per salvarsi.Proprio come Uomo di Ferro Wang.
Partendo dalla storia umana di una tipica famiglia cinese del Nord-Est, il National Geographic affronta in un articolo l'argomento dei i problemi della nuova Cina. La coppia presa come esempio, per trovare lavoro, è costretta a fare migliaia di chilometri per attraversare lo stato ed andare nella zona meridionale più ricca di lavoro e di opportunità. E' costretta ad affidare la propria bambina di due anni coi nonni e possono vederla solamente una volta all'anno per quindici giorni, durante le ferie. E per la bambina ovviamente questa coppia invece dei genitori, rappresentano due perfetti estranei. Tutto ciò che guadagna la famiglia Wang, lo manda ai genitori per il sostentamento loro e della bambina.
La Repubblica Popolare sta cercando di rivitalizzare la regione del Nord-Est con enormi spese per convertirla all'economia di mercato per il valore simbolico della regione. La Manciuria infatti è stata il cuore della rivoluzione industriale comunista. La strada per il risanamento è lunga ed in salita, e una buona parte della popolazione della regione continua a vivere di stenti e privazioni.
Io schiavo in Puglia
Il padrone ha la camicia bianca, i pantaloni neri e le scarpe impolverate. È pugliese, ma parla pochissimo italiano. Per farsi capire chiede aiuto al suo guardaspalle, un maghrebino che gli garantisce l'ordine e la sicurezza nei campi. "Senti un po' cosa vuole questo: se cerca lavoro, digli che oggi siamo a posto", lo avverte in dialetto e se ne va su un fuoristrada. Il maghrebino parla un ottimo italiano. Non ha gradi sulla maglietta sudata. Ma si sente subito che lui qui è il caporale: "Sei rumeno?". Un mezzo sorriso lo convince. "Ti posso prendere, ma domani", promette, "ce l'hai un'amica?". "Un'amica?". "Mi devi portare una tua amica. Per il padrone. Se gliela porti, lui ti fa lavorare subito. Basta una ragazza qualunque". Il caporale indica una ventenne e il suo compagno, indaffarati alla cremagliera di un grosso trattore per la raccolta meccanizzata dei pomodori: "Quei due sono rumeni come te. Lei col padrone c'è stata". "Ma io sono solo". "Allora niente lavoro".
Su L'espresso di questa settimana è uscito un articolo che mi ha molto colpito. L'autore è Fabrizio Gatti, uno dei pochissimi giornalisti che fanno ancora il loro lavoro con serietà senza preoccuparsi se pestano i piedi a qualcuno. E' un autore che ho conosciuto alcuni mesi fa, quando ha pubblicato, sempre su L'espresso, un articolo in cui raccontava una settimana di permanenza in un CPT in Sicilia e che denunciava tutte le atrocità a cui è stato testimone. Per entrare, si era travestito da clandestino, facendo finta di provenire da uno dei tanti sbarchi sulle nostre coste.
In questo nuovo articolo invece, sempre nelle vesti di clandestino, per una settimana è andato a lavorare in puglia, in una delle tante coltivazioni di pomodoro dove i lavoratori sono sfruttati, sottopagati, alloggiati in luridi tuguri, massacrati di botte se protestano. E' il diario di una settimana nell'inferno, tra i braccianti stranieri nella provincia di Foggia.
Qui potete trovare il testo dell'articolo (sono sei pagine, per leggerlo prendetevi il tempo che merita):
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Io%20schiavo%20in%20Puglia/1370307//0
Della serie lo schiavismo non alle porte... ma direttamente in casa nostra, nel moderno stato Italia, uno delle sette grandi potenze mondiali, dove l'articolo 1 della costituzione cita:
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. [...]
Roma sotterranea
Roma... fino a 3 anni fa non la conoscevo. C'ero stata da piccola e ovviamente non me la ricordavo. Poi con Katia una volta all'anno organizziamo una gita di 3 giorni in città e ogni volta che torniamo son più le cose rimaste da vedere che quelle già viste!!! Roma è veramente una città straordinaria... con un passato strabiliante e un presente vivace. Ogni passo che si muove in città ti mette al confronto con la storia, con la grandezza. Vivere circondati da resti di storia millenaria sarà certamente elettrizzante... per chi se ne interessa.
Nei secoli il livello delle città si è andato progressivamente innalzando. Nei sotterranei rimangono rovine ma spesso anche edifici interi come la Domus Aurea, l'enorme residenza che Nerone si fece costruire su Colle Oppio. Visitandola ci si rende veramente conto delle dimensioni che poteva avere. Purtroppo è stata spogliata nei secoli da tutti i tesori asportabili e poi se n'è dimenticata l'esistenza. E' stata ritrovata alla fine del 1400 e immediatamente ha calamitato l'attenzione e l'entusiasmo degli artisti del tempo, che hanno creato un nuovo stile di decorazione ispirato agli affreschi della Domus Area, le grottesche.
Le catacombe sono un altro luogo famoso della Roma sotterranea. Ne esistono più di 60 fra piccole e grandi. Io ho visitato le più grandi, quelle di San Callisto. Ci si accede solo con visita guidata: senza guida ci si perderebbe! Sono infatti più di 20 chilometri di cunicoli sotterranei, suddivise su 4 livelli. Furono casualmente scoperte nel 1849 quando uno storico visitando una vigna, trovo i frammenti di un'epigrafe di un papa, che gli permisero di identificare la zona e quindi iniziarono gli scavi che ne fecero scoprire l'ingresso. Nel percorso si visitano la cripta dei papi, la cripta di Santa Cecilia, si vedono alcuni affreschi e si ha un'idea della struttura e della lunghezza dei corridoi.
L'articolo del National Geographic è particolarmente interessante se si sono visitati alcuni dei luoghi che cita, oltre a gustarsi le solite magnifiche foto che propone. Ve ne allego alcune di mie che ovviamente non sono nemmeno lontanamente paragonabili al livello dei professionisti della rivista ;-)





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