Neither here nor there
Rieccomi, mi hanno ripristinato la linea adsl... guarda caso era staccato il mio collegamento nella centralina condominiale! Grrrrrrr... sono ultraconvinta che invece di staccare l'adsl ai condomini che hanno appena traslocato qualcuno aveva staccato la mia!!!
In winter Hammerfest is a thirty-hour ride by bus from Oslo, thought why anyone would want to go there in winter is a question worth considering. It is on the edge of the world, the northernmost town in Europe, as far from London as London is from Tunis, a place of dark and brutal winters, where the sun sinks into the Arctic Ocean in November and does not rise again for ten weeks.
"Una città o l'altra" è un diario di viaggio. Bill Bryson, instancabile reporter di viaggio, in balia di autisti dall'istinto omicida e di albergatori stravaganti, attraversa da Nord a Sud l'Europa partendo da Hammerfest, la città più settentrionale del mondo, per arrivare fino a Istanbul, alle porte dell'Oriente. In mezzo, per fissare ognuna delle tappe successive, sul taccuino del viaggiatore finiscono inedite istantanee di alcune tra le più suggestive città d'Europa, scorci di monumenti, ritratti di personaggi irripetibili, insieme a contrattempi esilaranti, inevitabili incidenti di percorso, osservazioni acute, disavventure gastronomiche, flashback dei viaggi precedenti.
In preparazione alla vacanza in Norvegia (-4 giorni alla partenza!!!) ho letto questo divertente libro di Bryson, autore di cui ho già parlato in un post precedente. Bryson attraversa l'Europa seguendo un percorso fatto vent'anni prima da studente. Di ogni città o paese che attraversa, l'autore mette il luce le differenze in positivo o in negativo dei luoghi visitati. L'humor di Bryson è tipicamente inglese (anche se è americano, Bryson ha senza dubbio incamerato il tipico humor del suo paese d'adozione!) quindi non sempre strappa un sorriso. Le disavventure che gli capitano però lo rendono senza dubbio simpatico.
Ma indovinate dove viene scippato... Si, avete indovinato: proprio in Italia, a Firenze :-(
Il padrino
Amerigo Bonasera sedeva nella III Sezione Penale della Corte di New York in attesa di giustizia; voleva vendicarsi di chi aveva tanto crudelmente ferito sua figlia e, per di più, tentato di disonorarla.
"Il padrino" è la storia di Don Vito Corleone e della sua famiglia. Don Vito, emigrante italiano che per caso e necessità diventa "uomo di rispetto" e punto di riferimento per la sua comunità a New York, è uno dei più potenti capi mafia del paese.
"Un avvocato con la valigetta può rubare più di mille uomini armati di pistola." (Mario Puzo)
Con questa canicola, che c'è di meglio di un bel romanzo d'evasione? Spinta dalla curiosità dopo aver visto "The Godfather 1902-1959: the complete epic" di cui parlerò quando avrò visto la prima parte (ebbene si, mi son persa le prime 3 ore con la registrazione :-( ), ho letto in un baleno questo romanzo e mi sono immersa nell'ambientazione stereotipata della mafia americana.
Il libro è scritto bene, i personaggi ben delineati, ci credo che Coppola ne abbia tratto un capolavoro del cinema ;-)
The Poe shadow
I PRESENT TO YOU, Your Honor and Gentlemen of the Jury, the truth about this man's death and my life. The narrative has not been told before. Whatever has been taken away from me, one last possession remains: this story. There are those of our city today who tried to stop it. There are those sitting here among you who still believe me a criminal, a liar, an outcast, a clever vile murderer. Me, Your Honor: Quentin Hobson Clark, citizen of Baltimore, member of the bar, a fond reader.
La vita é generosa con Quentin Clark: avvocato giovane e promettente, fidanzato con la più bella ragazza di Baltimora, sembra che nulla possa intralciare il suo cammino verso la rispettabilità. Ma un giorno si imbatte in un tristissimo funerale, un feretro seguito da appena quattro persone: è l'addio al mondo di Edgar Allan Poe, poeta, narratore e giornalista, con il quale Quentin, da fervido ammiratore, aveva intrecciato uno scambio epistolare. Pare che, poco prima della fine, Poe sia stato trovato in una bettola, in stato di incoscienza per l'alcol e il laudano. I giornali riportano versioni contrastanti dell'accaduto e attorno alle oscure circostanze della sua morte fioriscono le leggende più disparate. Qualcuno afferma che sia stato ucciso per gelosia, altri gridano al complotto. Sotto il peso dei pettegolezzi e delle dicerie, la fama e il valore di Poe come artista rischiano di scomparire, dimenticati da tutti; ma non da Quentin. Deciso a scoprire la verità e restituire dignità al poeta, Quentin parte per la Francia sulle tracce dell'unica persona che, forse, può aiutarlo: il detective Auguste Duponte. Ma l'ombra di Poe, dei suoi racconti pieni di mistero, delle sue intemperanze e dei suoi vizi lo tormenta implacabile come un'ossessione, trascinandolo in un vortice di ricatti e di delitti che finisce per mettere a repentaglio la sua ragione e la sua stessa vita...
I libri di matthew Pearl sono capolavori di ricostruzione storica del periodo in cui sono ambientati. In questa nuova opera, il periodo è quello degli anni subito successivi alla morte del grande scrittore Edgar Allan Poe la cui morte è ancora uno dei misteri del diciannovesimo secolo. La storia raccontata dal libro è romanzata, ma, lo dice lo stesso autore nella postfazione, i personaggi principali sono reali o realistici e si è basato su recenti scoperte per la ricostruzione finale di una possibile soluzione del mistero. Penso che questo libro sia una piacevole lettura non solo per i fan di Poe, ma anche per tutti gli amanti dei romanzi storici.
La linea d'ombra
Soltanto i giovani hanno momenti del genere. Non dico i più giovani. No. Quando si è molto giovani, a dirla esatta, non vi sono momenti. E' privilegio della prima gioventù vivere d'anticipo sul tempo a venire, in un flusso ininterrotto di belle speranze che non conosce soste o attimi di riflessione.
Ci si chiude alle spalle il cancelletto dell'infanzia, e si entra in un giardino di incanti. Persino la penombra qui brilla di promesse. A ogni svolta il sentiero ha le sue seduzioni E non perché sia questo un paese inesplorato. Lo sappiamo bene che l'umanità tutta è passata di lì. E' piuttosto l'incanto dell'universale esperienza, da cui ci aspettiamo emozioni non ordinarie o personali, qualcosa che sia solo nostro.
Il protagonista di questa storia fortemente autobiografica è un marinaio che decide di abbandonare il suo lavoro su una nave per un senso di insoddisfazione diffuso, sia nei confronti di se stesso e che della vita. La sorte però non gli lascia pause di riflessione, e subito gli viene affidato il comando di un battello tutto suo, tra incomprensioni, fatti gravosi e personaggi stucchevoli. L'inizio del viaggio sarà per lui anche l'inizio di un incubo di mare, perché la sua nave e il suo equipaggio saranno avversati dalle condizioni climatiche, che costringeranno l'imbarcazione a stazionare al largo, per molto tempo, a causa della mancanza di vento, e questo clima inclemente causerà febbri perniciose in tutti i marinai.
La trama di questo piccolo romanzo è avvincente, e cattura subito l'attenzione del lettore. Conrad ha una capacità tutta particolare nel ricreare il senso di stupore e incredulità di fronte a eventi umani e naturali dai risvolti imponderabili. La lotta perpetua dell'uomo contro la natura, e dell'uomo contro se stesso, viene descritto in maniera sublime. Guardando oltre alla semplice avventura del protagonista, si arriva a comprendere come reagiscono le persone di fronte alle avversità. Veramente un libro magnifico, come tutti gli altri di Conrad che ho avuto il piacere di leggere.
Il colore del sole
Nella tarda primavera del 2004 mi recai da Roma a Siracusa per assistere alla rappresentazione di una tragedia classica che assai mi interessava per la novità e l'originalità della messinscena e che aveva suscitato un certo clamore nella stampa. "Clamore" è forse una parola eccessiva dato lo scarso interesse che televisioni e gazzette dedicano a tutto ciò che abbia a che fare con l'arte, ad ogni modo a quello spettacolo era stato dedicato un certo spazio, Bastevole a incuriosirmi.
Ad Andrea Camilleri, recatosi da Roma a Siracusa per assistere alla rappresentazione di una tragedia classica, capitano alcuni avvenimenti strani. Qualcuno gli infila in tasca un biglietto con un numero a cui telefonare, ma da una cabina pubblica. E non è possibile ricostruire chi sia l'utente a cui quel numero corrisponde. L'Andrea Camilleri scrittore di romanzi gialli non può sottrarsi a una serie di misteri via via più fitti e inquietanti. Misteri che lo conducono a un casale sperso nella più remota campagna, dove gli verranno mostrati alcuni curiosi oggetti e un diario incredibile, scritto di suo pugno da un artista di quattro secoli prima. Un artista grandissimo e maledetto: Michelangelo Merisi, il Caravaggio. Le note brevi, secche, disarticolate e visionarie di questo diario - alla cui stesura Camilleri dedica un virtuosismo mimetico capace di restituire tutte le torsioni, le incrinature, i bagliori del più corrusco italiano seicentesco - costituiscono una sorta di anomalo romanzo 'nero', fitto di ombre e di allucinazione, sul periodo trascorso da Caravaggio a Malta e in Sicilia nell'estate del 1607.
Può non piacermi un libro scritto dal mio scrittore italiano preferito che si inventa un romanzo su una piccola parte della vita del mio pittore preferito?
Camilleri s'inventa un romanzo in cui è lui stesso il protagonista di una strepitosa scoperta, un diario scritto dal grande pittore maledetto Caravaggio. Per rendere credibile la storia, Camilleri imita il linguaggio dell'italiano seicentesco, e la presunta copiatura dall'originale è la scusa per scrivere solo parti e spezzoni del diario. Un piccolo grande romanzo storico che ricorda un illustre predecessore... ;-)
La testa degli italiani
Essere italiani è un lavoro a tempo pieno. Noi non dimentichiamo mai chi siamo, e ci divertiamo a confondere chi ci guarda.
Diffidate dai sorrisi pronti, dagli occhi svegli, dall'eleganza di molti e dalla disinvoltura di tutti. Questo posto è sexy: promette subito attenzione e sollievo. Non credeteci. O meglio: credeteci, se volete. Ma poi non lamentatevi.
Dieci giorni attraverso la penisola nel tentativo (disperato) di spiegare agli stranieri come siamo fatti.
La testa degli italiani resta l'ultima regione inesplorata del Paese, e vale un viaggio. Ma è un viaggio difficile, che pochi di noi hanno voglia d'intraprendere. Pigrizia, abitudine, imbarazzo? Oppure il territorio è troppo vasto e insidioso, e mette paura? Se invece il coraggio e la voglia ci sono, basta cercare un'occasione, e Severgnini l'ha trovata. Un viaggio attraverso l'Italia con amici stranieri, ai quali viene "tradotto" sistematicamente il Paese: le regole imperscrutabili della strada e l'anarchia ordinata di un ufficio, la loquacità dei treni e la saggezza di un albergo, la rassicurazione di una chiesa e l'affollamento in camera da letto, l'importanza di una spiaggia e la democrazia del soggiorno (anzi: del tinello). Dieci giorni, trenta luoghi. Da nord a sud, dal cibo allo sport, dalla morale alla politica. Un'esplorazione ironica, metodica e sentimentale che aiuterà il lettore a capire perché - come scrive Severgnini - "l'Italia ci manda in bestia e in estasi nel raggio di cento metri e nel giro di dieci minuti". Avanti, dunque. Come dice l'autore-guida ai suoi ospiti: "Are you ready for the Italian jungle?".
Il babbo mi ha regalato inaspettatamente questo libro per il compleanno. Dico inaspettatamente, perché per evitare di ricevere libri che ho già, chiedo esplicitamente il libro che desidero in regalo in queste occasioni ;-)
Questo libro è simpatico, però leggendolo è successa una cosa strana... Lo si inizia ridendo di tutto ciò che racconta, ma poi il sorriso si trasforma in un ghigno. Probabilmente perchè Severgnini tocca molti tasti dolenti, comportamenti di noi italiani che vorrei proprio che non fossero veri.
L'agente segreto
La lettura dei romanzi di Conrad già in mio possesso, prosegue con "L'agente segreto", libro pubblicato nel 1907.
Verloc vive della sua attività di spia per conto dell'ambasciata russa, mentre allo stesso tempo, rivende informazioni all’ispettore capo Heat della polizia politica londinese. Per dare prova della sua fedeltà al neo nominato ambasciatore russo, Verloc è però costretto a preparare un attentato contro l'edificio simbolo della scienza, l'osservatorio di Greenwich. La tragica serie di eventi coinvolgono la sua giovane moglie Winnie, il fratello ritardato di quest’ultima e vari altri personaggi, fra cui il gruppo degli anarchici che Verloc deve spiare.
Vi faccio subito partecipi del fatto che questo libro mi è piaciuto molto! Nonostante sia stato scritto esattamente un secolo fa, si rivela un thriller moderno perché tratta di argomenti estremamente attuali come il terrorismo e lo spionaggio.
Conrad nella prefazione afferma che lo ha scritto di getto sulla scia dell'emozione provocatagli da un famoso fatto di cronaca realmente accaduto nel 1894, l'attentato all'osservatorio di Greenwich. Ma purtroppo proprio la prefazione un po' guasta la sorpresa, perché l'autore, per giustificarsi dagli attacchi ricevuti da più parti, che solo un simpatizzante degli anarchici avrebbe potuto descriverli così bene, rivela la trama, quindi meglio evitare di leggerla prima del romanzo.
Fra le informazioni che ho raccolto per scrivere queste poche righe, ho scoperto con sorpresa che da questo libro Hitchcock ha liberamente tratto il suo film del 1936, Sabotage (I sabotatori) che già possiedo e ora son curiosa di rivedere alla luce della lettura del romanzo.
E' anche inquietante scoprire che il famoso terrorista americano Unabomber, era un lettore appassionato di questo libro. Il terrorista s'immedesimava nella figura del "Professore" e utilizzava lo pseudonimo di Conrad o Konrad mentre viaggiava e distribuiva i suoi pacchi-bomba.
Shopaholic & baby
OK. Don't panic. Everything's going to be fine. Of course it is.
Of course it is.
'If you could lift up your top, Mr Brandon?' The sonographer has a pleasant, professional air as she looks down at me. 'I need to apply some jelly to your abdomen before we start the scan.'
'Absolutely!' I say without moving a muscle. 'The thing is, I'm just a teeny bit... nervous.'
Becky Bloomwood è felice. Lavora come personal shopper in un elegante negozio alla moda di Londra, sta cercando con Luke una nuova casa, che dovrà avere anche una stanza per le scarpe, ed è incinta! Tutto deve essere a posto per la nascita del bambino, e un po' di sano shopping non guasta. Becky inizia un vorticoso ed esilarante giro di negozi e cerca in tutti i modi di avere un appuntamento con l'ostetrica più richiesta del momento, che vanta tra le sue assistite le più note star del cinema. Becky però non sa che la donna è un'affascinante ex fidanzata di Luke... e le cose si complicano.
Ennesimo bellissimo capitolo della storia della vita di Becky Bloomwood. Questa volta il filo conduttore delle sue nuove avventure è quello della maternità. Becky dovrà affrontare anche una delle più gravi minacce per la sua vita di coppia.
Ovviamente non vi rivelo come va a finire... La Kinsella si conferma divertentissima, come al solito. Un libro che si legge con velocità bruciante! Grazie ancora Giancarla per avermela fatta conoscere ;-)
Inés dell'anima mia
Sono Inés Suàrez, suddita nella leale città di Santiago della Nuova Estremadura, Regno del Cile, anno 1580 di Nostro Signore. Della data esatta della mia nascita non sono certa ma, stando a mia madre, venni alla luce dopo la carestia e la terribile pestilenza che devastarono la Spagna alla morte di Filippo il Bello. Non credo che fosse stata la morte del re a provocare la peste, come diceva la gente vedendo passare il corteo funebre che lasciava dietro di sé per giorni, sospeso nell'aria, un odore di mandorle amare, ma non si può mai dire...
Nei giorni scorsi ho letto il nuovo splendido romanzo di Isabel Allende, "Inés dell'anima mia".
lnés de Suàrez nasce all'inizio del Cinquecento in Spagna, figlia di un modesto artigiano di Plasencia, piccolo paese dell'Estremadura. Dotata di un forte temperamento che male si addice alla condizione femminile sottomessa all'autorità del clero e del maschio, lnés sposa, contro la volontà della famiglia, Juan de Malaga, che presto la abbandona per cercare fortuna nel Nuovo Mondo. La giovane non si dà per vinta e, con i soldi guadagnati ricamando e cucinando, si imbarca anche lei per quelle terre lontane. lnés affronta le durissime condizioni di viaggio e si difende dai marinai libidinosi. Giunta in Perù, cerca invano il marito, morto in battaglia; senza più risorse, riprende a lavorare come sarta fin quando incontra Pedro Valdivia, un seducente hidalgo, fuggito dalle frustrazioni di un matrimonio deludente e venuto a combattere per la Corona spagnola. La passione infiamma lnés e Pedro che si mettono alla guida di pochi volontari attraverso un deserto infernale, combattono indigeni incattiviti e giungono infine nella valle paradisiaca dove fondano la città di Santiago. Le tribù autoctone difendono però il loro territorio e si accaniscono contro gli spagnoli, i cui feriti sono curati da Inés e da un'indigena a lei fedele: si rinforza così la fama di strega che la donna si era fatta scovando fonti d'acqua con una bacchetta (arte ereditata dalla madre). Non senza il malcontento di alcuni coloni, cresce la sua autorità a fianco di Pedro, divenuto governatore...
La nuova eroina di Isabel Allende è un personaggio realmente esistito, e tutto ciò regala un gusto in più all'intera storia raccontata. Ovviamente le vicende sono romanzate, ma i fatti salienti sono completamente veri. La Allende si conferma una delle più brave scrittrici contemporanee: chi altri riesce a farci immergere così in una storia? Veramente uno splendido libro!
Cuore di tenebra
Non mi sono persa... rieccomi dopo tre giorni lavorativi infernali... non ancora finiti (sigh!)
Il Nellie, una iole da crociera, girò sull'ancora senza un fremito di vele, e stette immobile. La marea si era alzata, il vento era quasi calmo, e dovevano discendere il fiume, l'unica cosa da fare era star fermi all'ancora e aspettare che la marea cambiasse.
Come vi avevo preannunciato nel post su "Apocalypse Now", ho letto il libro che ha ispirato il film. Il libro è "Cuori di tenebra", che Joseph Conrad ha pubblicato nel 1899.
Marlow, la voce narrante di questo romanzo, racconta la storia di Kurtz, misterioso personaggio che vive tra i nativi del Congo, guidandoli nelle loro scorribande per razziare avorio. A loro volta gli indigeni lo venerano come un dio in rituali dall'inaudita crudeltà. Marlow parte alla ricerca di Kurtz in quello che più che un viaggio verso una meta si rivela l'esplorazione dell' "orrore" di una conoscenza che significa riconoscere fino in fondo l'orrore di se stesso e della propria civiltà.
Riassunto così il libro sembra un banale racconto d'avventura, cosa che proprio non è. Il viaggio per trovare e conoscere Kurtz è solo un pretesto per Conrad per denunciare l'avidità delle compagnie a caccia di profitti e le brutture del colonialismo. Semplificando molto, il cuore di tenebra del titolo si può riferire sia al concetto di "oscurità delle barbarie" contrapposte alla "luce della civiltà" sia alle "tenebre spirituali" di alcuni personaggi. Veramente un'opera notevole, da rileggere più volte.
Lisey's story
To the public eye, the spouses of well-known writers are all but invisible, and no one knew better than Lisey Landon. Her husband had won the Pulitzer and the National Book Award, but Lisey had given one interview in her life. This was for the well-know women magazine that publishes the column 'Yes, I'm married to Him!' She spent roughly half of his five-hundred-word lenght explaining that her nickname rhymed with 'CeeCee'. Most of the other half had to do with her recipe for slow-cooked roast beef. Lisey's sister Amanda said that the picture accompanying the interview made Lisey look fat.
"Lisey's story" è l'ultima fatica di Stephen King.
Come è fatto il mondo segreto di uno scrittore strapremiato, adorato dal pubblico e dalla critica? Per venticinque anni Lisey è stata sposata al celebre Scott Landon. Un lungo, stupendo matrimonio con lui - un uomo meraviglioso ma complicato, con una tara nel sangue - e con l'universo di lui, una dimensione proibita ai normali, piena di cose fantastiche ed esaltanti, ma anche letali; di forze che possono risanare o uccidere, in virtù di leggi incomprensibili; il rifugio di un artista geniale e precoce, un eden vigilato da un serpente inesorabile. Laggiù ci sono colline viola, mari al tramonto, ombre vaganti, tombe e la "pozza delle parole", cui attingere a piene mani per ceare e illudere... Però ora Scott è morto, e la vita di Lisey è uguale a quella di tante altre. Non siamo a Boo'Ya Moon, bensì nel prosaico Maine, dove lei affronta il triste compito di svuotare il gigantesco studio del marito, con la sua mole di manoscritti. Un gesto innocente, ma che può scatenare le reazioni inconsulte di certi fan un po' particolari. E non è tutto. Impegnata da una parte a difendersi dagli assalti alla sua persona, Lisey si rende conto, su un altro fronte, di essere come una porta lasciata aperta su quell'altro mondo ai confini tra ragione e pazzia... già intravede - negli specchi, nelle superfici lucide - il muso dell'essere che ha popolato gli incubi del marito, che ora viene per lei... Lisey Debusher Landon non è una romanziera, ma sa che, guidata da una mano invisibile, adesso può scegliere di chiudere la partita scrivendo la sua storia.
Il libro, lo dico subito, non mi ha appassionato affatto. Probabilmente è il libro di King che mi è piaciuto meno. La prima metà è lentissima e proprio non riuscivo a proseguire. Poi, arrivata finalmente all'assalto che Lisey subisce dal 'cowboy dello spazio', la storia si fa più coinvolgente e interessante.
Fra gli aspetti positivi del libro posso elencare i salti temporali della storia, ma certamente da "It" in poi, King ci ha già abituato a questo suo modo di raccontare. Mi è piaciuto anche il fatto che ci abbia presentato la vita di una persona che vive nell'ombra di un personaggio famoso. Nel libro sono presenti come al solito vari riferimenti a libri precedenti di King come ad esempio l'esclamazione "Hi-yo-smuckin-Silver" pronunciata da Scott Landon che arriva dritta dritta dal già citato capolavoro "It". Nessun fan di King si tirerà certo indietro dalla lettura di "Lisey's story", ma ce la farà ad arrivare indenne in fondo alla lettura?
Wilde, The importance of being earnest
FIRST ACT
Morning-room in Algernon's flat in Half-Moon Street. The room is luxuriously and artistically furnished. The sound of a piano is heard in the adjoining room.
[Lane is arranging afternoon tea on the table, and after the music has ceased, Algernon enters.
Algernon. Did you hear what I was playing, Lane?
Lane. I didn't think it polite to listen, sir.
Algernon. I'm sorry for that, for your sake. I don't play accurately--any one can play accurately--but I play with wonderful expression. As far as the piano is concerned, sentiment is my forte. I keep science for Life.
Lane. Yes, sir.
Algernon. And, speaking of the science of Life, have you got the cucumber sandwiches cut for Lady Bracknell?
Lane. Yes, sir. [Hands them on a salver.]
Oggi è l'anniversario della prima rappresentazione di una delle più divertenti commedie mai create, "The importance of being Earnest" di Oscar Wilde, andata in scena proprio il 14 febbraio del 1895 al teatro St. James di Londra.
Algernon e Jack sono due amici di vecchia data. Il primo abita in città ed il secondo in campagna, ma sovente si incontrano. Entrambi, infatti, vivono una "vita segreta": Algernon finge di avere un vecchio amico malato di nome Bunbury in campagna, mentre Jack finge di avere un fratello scapestrato di nome Ernest in città. Questo espediente permette loro di assentarsi dalle rispettive case e famiglie quando meglio credono.
Purtroppo la commedia è basata su un gioco di parole intraducibile: fra l'aggettivo "earnest" (serio, affidabile od onesto) ed il nome proprio "Ernest" che in inglese hanno la stessa pronuncia. I fraintendimenti e i giochi di parole fra i protagonisti sono la parte più divertente.
Mi piacerebbe molto vederla a teatro... per ora mi accontento di aver letto il libro e visto una cassetta di una delle tante rappresentazioni. Ma volete mettere con l'essere presenti nel teatro?
La nera
L'essenziale è invisibile agli occhi diceva uno scrittore come Antoine de Saint-Exupéry, e forse aveva ragione, perché parlava soprattutto d'amore ed è vero che gli occhi spesso non vedono quello che dovrebbero vedere. Ma quando si parla di cronaca nera le cose cambiano, perché l'essenziale si vede, eccome, soprattutto se gli occhi sono quelli meccanici di una macchina fotografica.
Cè tutto un mondo nelle foto di nera, un universo intero, fatto di sguardi, di smorfie e di sorrisi, di gesti fermati per sempre come cellule sul vetrino di un microscopio. Ci sono i corpi, le pose scomposte dei morti e quelle eloquenti dei vivi, ci sono i dettagli, i particolari, le ombre e i colori e se qualcuno sa guardare bene in quelle fotografie ci sono anche i sapori e gli odori.
Poche immagini si sono fissate nella memoria di noi tutti come quelle della cronaca nera. Chi non ricorda il volto di Simonetta Cesaroni o quello di Marta Russo? Chi non si è emozionato e commosso vedendo sui giornali le fotografie delle vittime del Circeo? Chi non ha seguito con apprensione le indagini con cui si è cercato di far luce sull'omicidio della contessa Alberica Filo della Torre? Come Carlo Lucarelli ormai da anni ci insegna con i suoi libri e il suo lavoro televisivo, la storia d'Italia si può raccontare anche attraverso alcuni dei tanti crimini irrisolti (quello della morte di Francesca Alinovi o il cosiddetto "delitto dell'università Cattolica"), ma anche attraverso tutti quei delitti con un colpevole certo eppure così "inspiegabili" e "assurdi" da aver colpito l'immaginazione di milioni di persone. Ciò che ci ha affascinato e ci affascina ancora oggi in alcuni dei più celebri omicidi della seconda metà del Novecento italiano è sicuramente il mistero, l'enigma. Come in un romanzo giallo, arrivare a scoprire il colpevole è una sfida in grado di tenere legata la nostra attenzione a una storia sino alla fine. Ma non si tratta solo di questo. Nelle grandi vicende di cronaca nera c'è sempre qualcosa di più della semplice ricostruzione dei fatti, per quanto ricca e complessa.
Splendido libro fotografico che in quattrocento fotografie raccolte da Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi illustrano i trentacinque più famosi casi di cronaca nera accaduti in Italia dal dopoguerra a oggi. Da non perdere per gli appassionati di gialli e misteri e per chi come me ama i libri della coppia letteraria Lucarelli - Picozzi.
Forever Odd
Waking, I heard a warm wind strumming the loose screen at the open window, and I tought Stormy, but it was not.
The desert air smelled faintly of roses, which were not in bloom, and of dust, which in the Mojave flourishes twelve months of the year.
Precipitation falls on the town of Pico Mundo only during our brief winter. This mild February night was not, however, sweetened by the scent of rain.
I hoped to hear the fading rumble of thunder. If a peal had awakened me, it must have been thunder in a dream.
Odd Thomas, l'improbabile eroe è tornato ancora una volta per mettersi fra noi e le nostre peggiori paure. Odd non ha mai chiesto il "dono" di comunicare con i morti, sono loro a farsi vedere da lui. Odd vive nella piccola cittadina di Pico Mundo nel deserto, che lui non può lasciare. Ma questa volta un amico d'infanzia è scomparso e si teme il peggio.
Odd applica il suo "dono" per ritrovare l'amico e scopre qualcosa di molto peggiore di un cadavere. Il male personificato è arrivato in questa comunità nel deserto del Mojave.
"Forever Odd", libro del 2005 di Dean Koontz ancora inedito in italiano, è la continuazione della storia di "Odd Thomas", di cui ho parlato in un post precedente. Come gli altri libri di Koontz è una lettura piacevole, veloce e diversa dal solito. Tranquillizzo eventuali lettori dicendo che la parte soprannaturale non è spinta nell'eccesso dell'incredibile, ma mirabilmente dosata dallo scrittore. Per apprezzare Forever Odd è però indispensabile leggere il primo libro, pena non capire molti riferimenti alle avventure precedenti.
Un canto di Natale
Nella settimana che precede il Natale è interessante ricordare un libro inglese. Charles Dickens pubblicò "A Christmas Carol" proprio il 19 dicembre del 1843.
Sono poche le persone che non ne conoscono la storia...
Ebenezer Scrooge è un ricco e gretto finanziere, per il quale il Natale è una perdita di tempo e un danno agli affari. Talmente infastidito dalle festività, costringe il suo contabile Bob Cratchitt, cui dà uno stipendio da fame, a presentarsi al lavoro anche il giorno stesso di Natale. Per strada risponde male a tutti coloro che gli fanno gli auguri, incluso l'affettuoso nipote Fred, figlio della defunta sorella che invano lo prega di pranzare con la sua famiglia: l'unica compagnia che conta per Scrooge è quella della sua cassaforte.
Tornato a casa, però, gli sembra di intravedere specchiato nel battacchio del portone il volto del defunto socio in affari Marley, morto sette anni prima, visione che lo turba profondamente. Rinchiusosi nella sua vecchia casa, comincia a percepire dei rumori strani: ora quello di un carro funebre che si trascina invisibile sulle scale avvolte nel buio, ora un rumore di catene nella cantina, infine vede oscillare da sola una campanella collegata alla deserta camera antistante, trascinando tutte le altre della casa in un suono assordante e spaventoso. A questo punto si apre una porta, e compare il cadavere di Marley: una visione tremenda, tanto più terrificante in quanto, scoperte le bende per mostrare il volto, cade la mascella dal viso. Intorno alla vita, una catena forgiata di lucchetti, timbri, assegni, e tutto quel materiale che, secondo l'ammissione di Marley, lo ha distolto dal fare del bene agli altri accumulando denaro tutto per se: il rimpianto per aver vissuto chiuso nel proprio egoismo lontano dalle persone che amava e che lo amavano costituisce la sua pena eterna, una dannazione che lo costringe a vagare per il mondo senza potere vedere la luce di Dio. Il solo sollievo è ammonire Scrooge, perché la catena che si sta forgiando è ben più lunga e pesante della sua. Se andrà avanti così, anche lui subirà la stessa sorte: Marley gli annuncia allora la visita imminente di tre spiriti: uno che incarna i Natali passati, un altro quello presente, l'ultimo il Natale futuro.
Le ore
Si affretta, via di casa, indosso ha un cappotto troppo pesante per il clima. E' il 1941. E' scoppiata una nuova guerra. Ha lasciato un biglietto per Leonard, e un altro per Vanessa. Cammina con determinazione verso il fiume, sicura di quello che farà, ma anche in questo momento è quasi distratta dalla vista delle colline, della chiesa e di un gregge sparso di pecore, incandescente, tinto di una debole traccia di zolfo, che pascola sotto un cielo che si fa più scuro. Si ferma, osserva le pecore e il cielo e riprende a camminare.
Se vi piace lo stile di Virginia Woolf non potete perdere "Le ore" di Michael Cunningham, vincitore del premio Pulitzer e ispiratore dell'ormai celebre film "The hours" con Nicole Kidman, Meryl Streep e Julianne Moore.
Solo la letteratura può restituire un senso alle nostre vite confuse e sghembe. Anzi, la letteratura è il solo specchio dentro cui la vita, riflettendosi, giunge per un momento a dire se stessa. E' l'idea centrale di questo romanzo. Tre donne lo abitano. La prima è una donna famosa, una scrittrice famosa: Virginia Woolf, ritratta a un passo dal suicidio, nel 1941, e poi, a ritroso nel tempo, mentre gioca col dèmone della sua scrittura. Le altre due sono donne che abitano luoghi e tempi diversi. Clarissa Vaughan, un editor newyorkese di oggi e Laura Brown, una casalinga californiana dell'immediato dopoguerra. Che cosa lega il destino
di queste tre donne? All'apparenza poco. Virginia è alle prese con la creazione della sua "Signora Dalloway". E signora Dalloway è il nomignolo che Richard ha inventato per Clarissa. Ed è ancora quel romanzo che Laura porta con sé nella sua fuga breve dal mondo. Ma dietro a questo tema narrativo, quasi la spia di qualcos'altro, un secondo e più nascosto motivo attraversa e annoda il destino delle tre protagoniste. Cunningham fa pensare a un ventriloquo: usa la voce di Virginia Woolf come fosse la sua. Però stranamente è lì dentro che sentiamo risuonare un'eco. E' un'eco inconsueta ma pure familiare: la voce di un vero scrittore. Mario Fortunato.
Splendido libro.... Molto bello anche il film: è fedele al libro, ma ha anche l'incredibile merito di riuscire ad esprimere il senso del libro con le immagini. Oscar alla Kidman come migliore attrice protagonista nel 2003.
Le ali della sfinge
Ma indove erano andate a finire quelle prime mattinate nelle quali, appena arrisbigliato, si sintiva attraversato da una spici di correnti di filicità pura, senza motivo?
Non si trattava del fatto che la jornata s'appresentava priva di nuvole e vento e tutta tirata a lucido dal sole, no, era un'altra sensazione che non dipinniva dalla sò natura di meteoropatico, a volersela spiegare era come un sintirisi in armonia con l'universo criato, perfettamente sincronizzato a un granni ralogio stillare esattamente allocato nello spazio, al punto priciso che gli era stato destinato fino dalla nascita.
Non è un buon momento per il commissario Montalbano: con Livia continui litigi, incomprensioni ingigantite dalla distanza, nervosismo. Passato e futuro si ammantano nei suoi pensieri di una vaga nostalgia. E in una di queste serate di malinconia viene chiamato d'urgenza. In una vecchia discarica è stato trovato il cadavere di una ragazza. Nuda, il volto devastato da un proiettile, niente borse o indumenti in giro. Solo un piccolo tatuaggio sulla spalla sinistra - una farfalla - potrebbe favorire l'identificazione della donna. Parte l'indagine con un Montalbano svogliato, stanco di ammazzatine. Ma il caso lo trascina: ci sono altre ragazze con una farfalla tatuata sulla scapola, sono tutte dell'Europa dell'est, hanno trovato lavoro grazie all'associazione cattolica "La buona volontà" che le ha salvate da un destino di prostituzione. Montalbano non è persuaso. C'è qualcosa di poco chiaro all'interno di quell'organizzazione benefica? E mentre l'inchiesta va avanti, il commissario è incalzato da ogni parte: dal vescovo, che non ammette ombre su "La buona volontà", dal questore, che non vuole dispiacere al vescovo, da Livia che vuole partire con lui per ritrovarsi. Tutto si muove sempre più velocemente, alla ricerca della soluzione e il commissario ha fretta, di concludere, di andarsene.
Quest'ultima fatica di Camilleri mi è piaciuta molto. Ho letto giudizi delusi di altri lettori ma per me è uno dei migliori della serie con protagonista Montalbano! Non perdetevelo!
Odd Thomas
My name is Odd Thomas, though in this age when fame is the altar at which most people worship, I am not sure why you should care who I am or that I exist.
I am not a celebrity. I am not the child of a celebrity. I have never been married to, never been abused by, and never provided a kidney for transplantation into any celebrity. Furthermore, I have no desire to be a celebrity.
"Odd Thomas" è un libro di Dean Koontz, tradotto in italiano col titolo "Il luogo delle ombre".
"I morti non parlano. Non so perché." Ad affermarlo è Odd Thomas, personaggio strano di nome e di fatto, che fa il cuoco in una tavola calda e chissà perché è stato scelto come una sorta di intermediatore dalle anime in pena di Pico Mundo, nel deserto del Mojave. Ventenne per nulla ambizioso, il cui unico sogno è sposare Stormy Llewellyn, sua anima gemella, deve invece dare retta alle presenze sovrannaturali che, di volta in volta rabbiose, struggenti o comiche, richiedono il suo aiuto per trovare la pace eterna. Una situazione certo bizzarra, ma alla quale in fondo Odd è abituato... finché non succede qualcosa di veramente eccezionale e terrificante. Nella cittadina stretta dalla morsa rovente dell'estate arriva un individuo inquietante, dall'espressione congelata in un improbabile sorriso e dall'appetito insaziabile. Attorno a lui si affollano le ombre di un'imminente catastrofe. Ombre ben visibili agli occhi del protagonista, entità malvagie al seguito di coloro che stanno per commettere crimini particolarmente efferati. Mettendosi sulle loro tracce, Odd si intrufola nella casa dello straniero, dove trova un meticoloso archivio sui serial killer e una cartellina con il nome dell'uomo misterioso. Dentro c'è un solo foglietto: una pagina di calendario con la data del 15 agosto. E oggi è il 14...
Questo libro è del genere paranormale, ed è stato paragonato a "Il sesto senso" e "Ghost". A metà libro mi ero arenata, e infatti ho impiegato più del solito a leggerlo, ma poi il finale è veramente strepitoso. E Odd è un personaggio veramente insolito. Non vedo l'ora di leggerne il seguito, "Forever Odd" che già mi fa l'occhiolino dalla libreria!
La Pensione Eva
Fu tanticchia prima dei suoi dodici anni che Nenè finalmente capì quello che capitava dintra alla Pensione Eva tra i màscoli grandi che la frequentavano e le fìmmine che ci abitavano.
Fu fin da quando sua matre aveva acconsentito che poteva andare a trovare sulo a suo patre che travagliava al porto, consenso che ebbe quando accomenzò a frequentare la scola limentare, che Nenè venne pigliato di grandissima curiosità per la Pensione Eva.
Per le stanze della Pensione Eva, il casino di Vigàta appena rinnovato e promosso dalla terza alla seconda categoria, transitano figure e personaggi di quei provinciali, sonnolenti, tipici anni Trenta che potremmo benissimo aver incontrato in altri indimenticabili romanzi di Camilleri. E questa "casa chiusa" diventa lo sfondo - o il primo piano? - di un vero e proprio romanzo di formazione prima dolce e poi crudele. Ogni quindici giorni le sei "picciotte" della Pensione partono, e ne arrivano delle nuove; è in mezzo a queste presenze carnali che trascorre la giovinezza di Nenè, Ciccio e Jacolino. Un periodo indimenticabile, perché "le storie che quelle picciotte potevano contare gli avrebbero permesso di capire. Capire qualichi cosa di lu munnu, di la vita".
Nella vecchiaia di Camilleri, il sesso è sempre più presente nei libri. In "La Pensione Eva", libro che accomuno a "La presa di Macallè", protagonisti sono bambini. Mentre nel primo, il bambino cresce, è più un romanzo di formazione, nel secondo il periodo preso in considerazione è più limitato. "La Pensione Eva" l'ho preferito a "La presa di Macallè" anche se nella prima parte del racconto, mi sembra innaturale la fissazione del bambino per il bordello e per il sesso. Rimane comunque un libro che racconta la vita quotidiana nel periodo del fascismo e della guerra in Sicilia.
Port Mungo
Quando tornò per la prima volta a New York, cioè vent'anni fa, mio fratello Jack era in preda a una specie di stupore, perchè era morta da poco sua figlia Peg. Cosa si può dire quando muore una figlia? Aveva sedici anni, e per tutti noi - e per Jack in particolare, naturalmente - il colpo fu devastante. Quando capii la profondità del suo dolore, vale a dire quando passato il primo shock si risvegliò alla cupa serie di giorni vuoti e grigi, alla vita priva di senso, di speranze e di piaceri che lo aspettava, lo chiamai dall'altra parte di quello che sembrava un abisso e ottenni una risposta talmente flebile che poteva essere soltanto un'eco. Insomma, non sapevo cosa dirgli per riportarlo a contatto con la realtà della vita, e più direttamente con me, sua sorella. Non credo che si possa dire molto.
Ho letto pochi libri di Mc Grath, ma vi posso assicurare che è un grande scrittore, dai libri splendidi e insoliti.
Jack Rathborne è un aspirante pittore. A soli diciassette anni si innamora perdutamente di Vera Savage, affermata artista. Alla ricerca dell'ispirazione e della concentrazione necessarie alla loro opera, si trasferiscono ai Tropici, a Port Mungo. Dopo un periodo idilliaco, Vera cade nella spirale dell'alcol e del tradimento e sarà Jack a occuparsi della figlia Peg. Fino a quando la ragazza, sfuggita al controllo del padre e sedotta dalla vita dissoluta della madre, muore misteriosamente durante una gita in barca con la donna. Questa, almeno, la versione di Jack: molti anni dopo, a New York, la seconda figlia riporterà alla luce il lato oscuro della vicenda.
Il rapporto fra i due artisti è molto insolito... sembra che Vera sia una donna incostante, ubriacona ma piena di vita e di amici. E che tutto il peso di tenere insieme la famiglia e di allevare le figlie sia sulle spalle di Jack. Il narratore delle vicende è la sorella di Jack, quindi il punto di vista di come è raccontata la storia è proprio dalla parte di Jack. Ma non tutto è ciò che sembra. Veramente un bel libro!
The choice is yours
With draft beer and a smile, Ned Pearsall raised a toast to his deceased neighbor, Henry Friddle, whose death greatly pleased him.
Henry had been killed by a garden gnome. He had fallen off the roof of his two-story house, onto that cheerful-looking figure. The gnome was made of concrete. Henry wasn't.
A broken neck, a cracked skull: Henry perished on impact.
This death-by-gnome occurred four years previously. Ned Pearsall still toasted Henry's passing at least once a week.
Immagina di essere un tipo come tanti, magari un po' più solitario e taciturno; uno che si fa i fatti suoi anche se, come barista, sente sempre quelli degli altri. Immagina di trovare una sera, sotto il tergicristalli della tua auto, un biglietto che ti da' una terribile alternativa: entro sei ore, se non farai intervenire la polizia ucciderò un'adorabile insegnante, se la coinvolgerai ucciderò un'anziana filantropa. La scelta è dura. Probabilmente penserai che è soltanto uno scherzo di cattivo gusto, e forse sospetterai di quel tuo collega che si crede tanto spiritoso. O forse chiederai consiglio a un tuo amico poliziotto, che ti dirà di stare tranquillo, di non essere paranoico. Ma il giorno dopo scoprirai che una maestra bionda è stata massacrata di botte nella Napa Valley, e sotto il tuo tergicristalli è comparso un altro messaggio con una nuova alternativa di morte. E questa volta di ore te ne rimangono cinque. Allora decidi di avvertire la polizia ma... Chi crederà alla tua storia? E se iniziassero a sospettare di te? Qualcuno dunque ti vuole incastrare, sicuramente ti sta già braccando. Potresti fuggire, ma non sai dove, né se saresti abbastanza veloce. Inoltre, nelle battute di caccia non si salva la volpe che è solo più rapida, ma quella che è anche più astuta e temeraria. Allora, mentre la trappola si stringe inesorabilmente e il tempo scorre precipitoso verso la fine... agisci in fretta e con intelligenza. La scelta è tua.
"Velocity" di Dean Koontz è un tipico libro d'evasione per rilassarsi in momenti di stress! Bella e insolita la figura del protagonista. Era molto che non leggevo libri di questo autore anche se le precedenti esperienze erano state molto positive. In particolare mi era piaciuto moltissimo "Intensity", uscito qualche anno fa. Ve lo consiglio vivamente se vi piaciono i thriller dal ritmo serrato.
Tracce criminali
Il caso Thader
Succede il 9 novembre del 2000.
Sul ciglio di un fossato, a fianco di una strada a Santo Stino di Livenza, quaranta chilometri da Venezia, un cercatore di funghi trova il corpo di una ragazza. E' stata uccisa, ha segni di strangolamento sul collo, il naso e la bocca sono sigillati da un nastro isolante. E' vestita, ma i pantaloni e gli slip sono abbassati sulle gambe, fino quasi alle ginocchia. Nessun documento permette di identificarla. Annodata attorno alla vita ha una felpa con sopra una scritta pubblicitaria. E' il marchio di un noleggio di sci di San Candido, che ha fatto confezionare le felpe per due dipendenti, e allora le indagini partono da lì, la polizia li interroga. Uno ha l'indumento in casa, e può mostrarlo. L'altro no, non ce l'ha.
Dice di averlo regalato a una giovane ragazza austriaca di diciannove anni, di nome Carmen, Carmen Wieser.
"Tracce criminali" di Carlo Lucarelli e Massimo Piccozzi, è il terzo libro della coppia dopo "Serial killer" e "Scena del crimine".
Questo libro è dedicato alla ricerca di tutte quelle tracce che, al momento del processo, diventano prove d'accusa, fatti incontrovertibili capaci di determinare la condanna di un assassino. La scena del crimine, il luogo in cui è avvenuto un delitto, se analizzata con ogni cautela dai professionisti della polizia scientifica, si rivela sempre una miniera di impronte, di indizi piccoli e grandi. E sono proprio quelle tracce, lasciate dall'autore del crimine a volte per disattenzione, altre volte perché è inevitabile lasciarne, che diventeranno la base su cui viene costruita la tesi dell'accusa. Con questo nuovo libro, Lucarelli e Picozzi conducono il lettore alla scoperta dei molti segreti degli investigatori nel momento della raccolta di tutte quelle tracce che possono rivelarsi decisive. Attraverso il racconto dei grandi casi che hanno segnato una svolta nei metodi di raccolta delle prove, dalla morte di Lady Diana a quella misteriosa serie di omicidi di bambini nota come 'Atlanta Child Murders', dalla storia di Ferdinando Carretta a quella del serial killer di Padova Michele Profeta, gli autori offrono al loro vasto pubblico un nuovo, appassionato viaggio tra i misteri del crimine e le tecniche investigative capaci di risolverli.
Lucarelli e Picozzi sono bravissimi a catturare l'attenzione dei lettori. Alcune parti, dove spiegano i vari metodi di analisi dei tipi di tracce, non sono semplici, ma gli autori riescono lo stesso a spiegare nel modo più comprensibile le tecnologie utilizzate senza entrare troppo nel dettaglio. Il racconto dei vari casi di cronaca in cui le metodologie sono utilizzate sono interessantissimi.
Che dire, per un'amante del giallo e dei misteri come me, il saggio perfetto :-)
Una donna di successo
Il giorno che l'agente di Julia Roberts mi telefonò in ufficio per dirmi che Julia si chiedeva perchè mai ce l'avessi con lei, fu l'inizio di una serie di interessanti scoperte su me stessa. Ma lì per lì non me ne resi conto.
Lasciate prima di tutto che vi spieghi perchè la star più in voga di Hollywood mi aveva fatto oggetto di attenzioni simili a quelle dedicate a Kiefer Sutherland ai tempi del loro fidanzamento. Circa un anno prima, in quanto direttrice della rivista McCall's, avevo commissionato un servizio di copertina (non autorizzato) sulla Roberts, che verteva sulla sua misteriosa scomparsa dalle scene dopo l'annullamento del matrimonio con Sutherland. Quel numero era andato a ruba e, dato che la prima regola di vendita dei giornali popolari è ripetere quello che ha già funzionato una volta, questo era esattamente il mio progetto. Già furiosa ai tempi della prima uscita, non appena ebbe sentore di un altro servizio di copertina non autorizzato sulla sua cliente, l'agente mi chiamò per protestare. [...]
Kate White, giornalista, scrittrice e direttrice delle più importanti riviste americane, l'ho conosciuta tramite un libro in mio possesso da anni, ma solo recentemente ho trovato lo spirito per leggerlo. Il libro ha il titolo veramente accattivante di "Le brave ragazze non vanno avanti ma quelle toste sì".
Nel libro, la giornalista americana incentra la sua attenzione sui modi in cui le donne sabotano il proprio successo nel mondo del lavoro. Ci segnala i comportamenti più ricorrenti che le donne tengono nel trattare con superiori, colleghi e collaboratori. Il libro è piacevole da leggere anche perchè fa ampio ricorso alla sua storia personale e alle vicende di altre colleghe che ce l'hanno fatta, per fornirci la sua ricetta su come emergere ed avere successo. I consigli, le ambientazioni sono inequivocabilmente americani e relativi al mondo del giornalismo, ma possiamo adattarne qualcuno, anche se in genere per noi italiane il successo professionale non è tutto, per fortuna! Comunque è vero che abbiamo ancora molta strada da fare per imparare a prenderci quello che ci spetta. Con le buone, e, se necessario, appunto, con le cattive.
La vita professionale di Kate White è veramente impressionante. Da un concorso della rivista Glamour vinto quasi per caso da studentessa, passo dopo passo è arrivata a dirigere la rivista americana a maggiore diffusione, Cosmopolitan.
Per quanto riguarda l'applicazione pratica dei suggerimenti del libro, come la scrittrice afferma, il più è compiere il primo, gli altri vengono a ruota. Sicuramente ci si può impegnare ad evitare gli errori più grossolani che compiamo nel mondo del lavoro e che Kate ci fa notare.
Uno dei passaggi che mi ha più colpito, è il racconto del rischio più grosso preso nella sua carriera: con un lavoro che le piaceva come direttrice di "Child", incinta di sette mesi e mezzo, ha fatto un colloquio e accettato la direzione di "Working Woman", rivista ancora più diffusa. Quante nella vita farebbero un passo del genere?
http://www.katewhite.com/index.html
At risk
An autumn storm has pounded Cambridge all day and is set to play a violent encore into the night. Lightening sears and thunder startles as Winston Garano ("Win" or "Geronimo" most people call him) strides through the dusk along the eastern border of Harvar Yard.
He has no umbrella. He has no jacket. His Hugo Boss suit and dark hair are dripping wet and pressed flat against him, his Prada shoes soaked and filthy from a false step out of the taxi into a puddle. Of course, the damn taxi driver let him at the wrong address, not at 20 Quincy Street in front of the Harvard Faculty Club but at the Fogg Art Museum, and that was Win's miscalculation, really.
Con "At risk" la Cornwell ci presenta un nuovo protagonista, il detective Winston Garano.
Per il detective Winston Garano quella chiamata è una vera sorpresa. Stava frequentando un corso di specializzazione alla National Forensic Academy quando il procuratore distrettuale, l’affascinante Monique Lamont, lo convoca d’urgenza per uno strano incarico. Deve indagare su un omicidio avvenuto vent’anni prima nel Tennessee di cui non è mai stato scoperto il colpevole. Tutto ruota intorno a un nuovo progetto investigativo, “A Rischio”, che utilizza le tecniche più recenti di trattamento del DNA a scopi di indagine criminale.
Ma nella mente del detective Garano qualcosa non quadra: perché è stato scelto proprio lui? Perché indagare su un omicidio avvenuto in un altro Stato e per di più così lontano nel tempo? È noto che Monique Lamont mira al posto di governatore del Massachusetts, ma come può la soluzione di questo caso promuovere le sue aspirazioni politiche? E soprattutto, c’è un collegamento fra l’incarico che Win ha appena ricevuto e la brutale aggressione di cui è appena rimasta vittima il procuratore distrettuale?
Quello che all’apparenza sembrava solo un vecchio caso da risolvere sfruttando le moderne tecnologie scientifiche si rivela a mano a mano un mostro dalle molte teste, una complessa trama di poteri, dai risvolti inimmaginabili, in cui il detective Garano, e non solo lui, rischia di rimanere tragicamente coinvolto.
Ancora una volta Patricia Cornwell non tradisce le attese con un thriller ad alta tensione in cui sono presenti tutti gli elementi che l’hanno resa celebre tra i suoi affezionatissimi lettori.
Sono una fan della Cornwell, ma quest'ultimo libro non mi è piaciuto molto. Ho letto da qualche parte che in "At risk" l'autrice ha cercato di delineare meglio i personaggi. Be' a me è sembrato l'esatto opposto. Il nuovo protagonista ha delle potenzialità: italoamericano di colore, intelligentissimo ma ha fallito l'ammissione ad Harvard, orfano, di famiglia povera ma sempre vestito firmato perchè acquista abiti e scarpe di lusso in un negozio di seconda mano. Nonostante ciò Winston Garano mi è sembrato come una trottola che girava qua e là senza meta. I fatti, i comportamenti, le motivazioni, lasciati mezzi abbozzati.
Patricia ti prego, sai fare di meglio!
Notes from a small island
My first sight of England was on a foggy March night in 1973 when I arrived on the midnight ferry from Calais. For twenty minutes, the terminal area was aswarm with activity as cars and lorries poured forth, customs people did their duties, and everyone made for the London road. Then abruptly all was silence and I wandered through sleeping, low-lit streets threaded with fog, just like in a Bulldog Drummond movie. It was rather wonderful having an English town all to myself.
Sicuramente capiterà anche a voi di non veder l'ora di finire un libro... E non perchè volete sapere come va a finire, ma per il motivo che non ne potete più! M'impegno sempre a finire i libri, anche se non mi piacciono, è una mia piccola mania. Ebbene, come avrete già capito dalla premessa, "Notes from a small island" di Bill Bryson è uno di questi casi.
Il libro è il diario di viaggio con raccoglie le impressioni di Bryson, americano, attraverso la Gran Bretagna. Dopo aver vissuto in Inghilterra per vent'anni, Bryson con la famiglia inglese, decide di trasferirsi in America. Prima di lasciare il suo paese adottivo, lo scrittore si concede qualche settimana di vagabondaggio attraverso l'isola.
Perchè il libro non mi è piaciuto? Purtroppo lo scrittore parla principalmente di luoghi sconosciutissimi. Evita i luoghi turistici per assaporare la vera vita sull'isola. In secondo luogo perchè quasi in ogni paese cerca il centro commerciale e prende nota dei negozi che vede... e chi se ne frega!!! Ogni giornata di cui ci parla si può riassumere con: preso treno, visita paese, trovato posto per dormire, bevutona al pub. Inoltre il linguaggio che usa per me è stato abbastanza ostico. Il libro è spacciato come divertentissimo, pieno di battute da far ridere rumorosamente anche in mezzo alla gente. Ma, o il mio inglese non mi permette di capire le battute o il suo tipo di umorismo è troppo anglosassone! Posso affermare di aver giusto sorriso in un paio di occasioni. Dopo aver letto i libri di Sophie Kinsella, so cosa vuol dire leggere un libro talmente divertente che non riesci a trattenere le risate persino in pubblico!
Possiedo anche un altro libro di Bryson che non ho ancora letto, "A short history of nearly everything" che è stato in testa a tutte le classifiche di vendita per mesi. Dopo "Notes from a small island", non sono molto fiduciosa che mi piacerà. Va be' sarà una seconda opportunità che darò a questo autore per risalire nei miei gusti!
L'avventura secondo Cussler
15 luglio 1966
Oceano Pacifico
Facendosi schermo con una mano dal fulgore del sole, la ragazza fissò gli occhi nocciola sullo spettacolo della procellaria che planava elegantemente sulla scia del bastimento, volteggiando sopra il picco di carico poppiero. Ammaliata, rimase diversi minuti a contemplare l'ineguagliabile grazia con cui l'uccello marino si librava in volo, finchè, con moto subitaneo d'impazienza, non si drizzò a sedere sulla malandata sedia a sdraio, consunta dalla salsedine, e sulla schiena abbronzata apparvero i segni rossi, distanziati a intervalli regolari, impressi dalle stecche dello schienale.
Si guardò intorno, ma del personale addetto al ponte di coperta neanche l'ombra, perciò ne approfittò per riassetarsi pudicamente il reggiseno a balconcino del succinto bikini e mettersi così più a suo agio.
"Missione Eagle" di Clive Cussler è un romanzo d'avventura con protagonista Dirk Pitt, il più famoso e fortunato personaggio creato da questo prolifico autore.
Impegnato a difendere un suo progetto innovativo a sostegno dei Paesi dell'Est, il presidente degli Stati Uniti si trova improvvisamente alle prese con un disastro ecologico dalle incalcolabili conseguenze: una micidiale sostanza sta fuoriuscendo dal relitto di una nave affondata nel golfo dell'Alaska e tutti coloro che ne entrano in contatto muoiono tra atroci sofferenze. La situazione rischia di precipitare e precipita realmente quando il presidente stesso, che si trova sul Potomac, a bordo dello yacht "Eagle", scompare nel nulla, insieme a tutto il suo staff, letteralmente inghiottito dalla nebbia... Chi meglio di Dirk Pitt, e della NUMA, può entrare in azione per cercare di fronteggiare la terribile emergenza? Chi se non lui può cercare di stabilire le misteriose connessioni tra i due fatti? Chi altri può affrontare la mente criminale che ha concepito e organizzato un tale spaventoso piano di distruzione?
In quest'avventura di Dirk, accadono fatti più assurdi del solito... non è certamente uno dei migliori. Però l'ho trovato interessante perchè essendo uno dei primi, alcuni dei personaggi li si vede in veste un po' diversa da come Cussler ci ha abituato nei romanzi successivi. Come ad esempio Yeager, l'esperto informatico della NUMA, senza moglie e senza Max, l'ologramma che da' voce e corpo al supercomputer.
I romanzi di Cussler hanno una caratteristica: iniziano sempre con uno o due capitoli che raccontano un avvenimento del passato che apparentemente indipendente dal romanzo, ma col procedere della storia, il lettore capisce perchè l'autore ha iniziato il libro proprio con quel preambolo.
Oltre a ciò, i suoi romanzi sono sempre ambientati in presenza dell'acqua: in maggior parte di mare, ma a volte anche di fiume o di lago. Cussler, coi soldi guadagnati dai suoi libri, ha perfino fondato una società di recupero navi affondate, battezzandola proprio NUMA, come l'organizzazione per la salvaguardia degli oceani presente in tutti i suoi libri della serie Dirk Pitt, ed è diventato un'autorità nel ramo dei recuperi. Dato il successo della serie, ha addirittura registrato il marchio "Dirk Pitt" e chiamato Dirk il primo figlio con cui ultimamente è coautore degli ultimi romanzi.
I libri di Cussler sono buona lettura d'evasione quando non si ha voglia di dedicarsi ad alternative impegnative. Non si fa in tempo ad iniziarli che viene sempre voglia di proseguire nella lettura fino alla fine! Li ho letti quasi tutti e posso dire che sono abbastanza ripetitivi, ma nonostante ciò, ogni volta che ne comincio uno nuovo, mi ritrovo sempre in piacevole compagnia dei vecchi amici della NUMA!
I pensieri degli anziani
La sveglia sonò, come tutte le matine da un anno a sta parti, alle setti e mezza. Ma lui si era arrisbigliato una frazione di secunno prima dello squillo, era abbastato lo scatto della molla che mittiva in moto la suoneria. Ebbe perciò, prima di satare dal letto, il tempo di girari l'occhi alla finestra, dalla luce accapì che la jornata s'appresentava bona, senza nuvoli. Doppo, il tempo fu appena appena bastevole per pripararisi il cafè, vivirisinni una cicarata, andare a fari i sò bisogni, farisi la varba e la doccia, vivirisi n'autra cicarata, addrumarisi una sicaretta, vistirisi, nescira fora, mittirisi in machina, arrivari alle novi in commissariato: il tutto con la velocità di una comica di Ridolini o di Charlot.
Fino a un anno avanti, la procedura dell'arrisbigliata matutina aviva invece caminato secunno regole diverse e, sopratutto, senza affanno e senza currute da centometrista.
In primisi, nenti uso della sveglia.
"La luna di carta" di Andrea Camilleri fa parte della serie del comissario Montalbano.
Il tempo passa e la preoccupazione dell’età che avanza attanaglia Montalbano, che ogni mattina si sveglia con un pensiero inquietante: “Quanno viene il jorno della tò morti…”. Per scacciarlo il commissario, vincendo la sua innata ritrosia nei confronti della tecnologia, è costretto a servirsi di una sveglia, che con il suo squillo quotidiano lo distragga dalle riflessioni della mente. Comincia così, con un Montalbano sempre più pensieroso e intimista, il nuovo romanzo di Andrea Camilleri, un’indagine tra i segreti e le ipocrisie della provincia siciliana per scoprire la verità su un delitto inspiegabile e sanguinoso. Angelo Pardo, informatore medico-scientifico, viene ritrovato cadavere sul terrazzo della palazzina d’epoca in cui abitava, alla periferia di Vigàta. Il suo volto è sfigurato da un proiettile, il corpo atteggiato in una posa oscena. Scavando nella sua vita privata e professionale, Montalbano scopre che molti anni prima, quando era un giovane medico dalla promettente carriera, Pardo era stato radiato dall’ordine professionale a causa di una sordida faccenda; apprende anche che aveva un’amante giovane e bella, Elena Sclafani, a cui faceva costosi regali, e una sorella, Michela, a lui legata da un affetto profondissimo per non dire morboso. È proprio tra queste due donne, così diverse tra loro, ma entrambe misteriose e insidiose, che Montalbano dovrà giocare la sua difficile partita: in palio c’è la verità, con tutti i suoi retroscena amarissimi e insospettabili.
Se siete incuriositi dal titolo, ecco dalle parole di Camilleri stesso, la spiegazione:
Quann'era picciliddro, una volta sò patre, per babbiarlo, gli aveva contato che la luna 'n cielu era fatta di carta. E lui, che aviva sempre fiducia in quello che il patre gli diciva, ci aviva criduto. E ora, maturo, sperto, omo di ciriveddro e d'intuito, aviva nuovamente criduto come un picciliddro a dù fìmmine..., che gli avivano contato che la luna era fatta di carta.
Montalbano sta invecchiando, libro dopo libro. E' diventato molto più riflessivo. Ha pensieri ossessivi sulla morte. E' alle prese con dei piccoli inconvenienti come la perdita di memoria. Camilleri ha ripetuto in più di un'intervista che il suo personaggio più famoso non gli sopravviverà. Ha affermato di aver già scritto un racconto con la morte del commissario, sigillato nella cassaforte del suo editore. Il romanzo sarà recuperato e pubblicato dopo la morte di Camilleri. In questi ultimi libri l'autore sta mettendo qualcosa di molto personale nel personaggio Montalbano. Superati gli ottant'anni Camilleri non vuole perdere di mano il suo personaggio, lo sta rendendo sempre più simile a lui, con le classiche riflessioni di un uomo di età avanzata.
Con un mondo in così rapida evoluzione come il nostro, con la speranza di vita che si allunga sempre più, la bassa natalità, presto, almeno nei paesi più industrializzati, sarà un mondo popolato da anziani. E voi ogni tanto ci pensate alla vecchiaia? Come vi aspettate che sarà il mondo fra trenta-quarant'anni?
Grammatica inglese
Oggi vi vorrei consigliare un'ottima grammatica inglese pratica, "English Grammar In Use" di Raymond Murphy. Ne esistono tre versioni: la "Essential Grammar In Use" per i principianti, la "English Grammar In Use", (questa) per gli studenti di livello intermedio e la "Advanced Grammar In Use" per gli studenti di livello più avanzato.
Non è la solita grammatica "fredda", ma si discosta dalle altre perchè ad ogni serie di regole c'è a fianco una pagina con esercizi mirati a mettere in pratica quanto appena appreso. Attenzione che in ogni versione c'è un'edizione con le risposte agli esercizi e un'altra che ne è priva.Un'altra caratteristica molto positiva è che non si è obbligati a seguire le lezioni in ordine, ma anzi l'autore consiglia di dedicarsi direttamente ai punti critici che interessano. Utilissimi sono i "link" a fondo pagina che rimandano ad altre lezioni collegate. Davvero un'ottimo lavoro!
A passo di gambero
I PASSI DEL GAMBERO
Questo libro raccoglie una serie di articoli e interventi scritti tra il 2000 e il 2005.
Il periodo è fatidico, si apre con le ansie del nuovo millenio, esordisce con l'11 settembre. seguito dalle due guerre in Afghanistan e in Iraq, e in Italia vede l'ascesa di Silvio Berlusconi.
Pertanto, lasciando cadere tanti altri contributi su svariati argomenti, ho voluto raccogliere solo scritti che si riferivano agli eventi politici e mediatici di questi sei anni. Il criterio di selezione mi è stato suggerito da uno degli ultimi pezzi della mia precedente raccolta di articoli (La bustina di Minerva), che s'intitolava "Il trionfo della tecnologia leggera".
In "A passo di gambero" Umberto Eco riunisce numerosi scritti pubblicati su vari giornali fra il 2000 e il 2005, negli anni dell'11 settembre, delle guerre in Afghanistan e in Iraq, dell'instaurazione in Italia di un regime di populismo mediatico. Leggendoli ci si accorge che sin dalla fine dello scorso millennio si sono verificati drammatici passi all'indietro. Dopo la caduta del Muro di Berlino si erano dovuti riesumare gli atlanti del 1914, e da tempo le nostre famiglie ospitavano di nuovo servi di colore, come in Via col vento. A poco a poco col videoregistratore si è passati dalla televisione al cinematografo, con Internet e le pay-tv Meucci l'ha avuta vinta su Marconi (telegrafia con i fili) e ora l'i-Pod ha reinventato la radio. Terminata la Guerra Fredda, abbiamo avuto con l'Afghanistan e l'Iraq il ritorno alla Guerra Calda; riesumando il Grande Gioco kiplinghiano, si è tornati allo scontro tra Islam e Cristianità, compresi gli Assassini suicidi del Veglio della Montagna, e al grido di "mamma li turchi!" È risorto il fantasma del Pericolo Giallo, è stata riaperta la polemica antidarwiniana del XIX secolo, abbiamo di nuovo l'antisemitismo e i fascisti (per quanto molto post, ma alcuni sono ancora gli stessi) al governo, si è riaperto il contenzioso post-cavouriano tra Chiesa e Stato. Sembra quasi che la Storia, affannata per i balzi fatti nei due millenni precedenti, si riavvoltoli su se stessa, marciando velocemente a passo di gambero. Questo libro non propone tanto di tornare a marciare in avanti, quanto di arrestare almeno un poco questo moto retrogrado.
E' difficile riassumere questo libro perchè essendo una raccolta di scritti, parla di cose molto differenti fra loro. Ogni tanto mi piace leggere saggi. Preferisco libri di storia, libri che tratteggiano la vita di un personaggio. Questo libro invece tratteggia un'epoca di storia italiana, che pur essendo brevissima e recente, è comunque densa di avvenimenti. Eco mi piace molto, leggo spesso anche gli articoli "La bustina di Minerva" che pubblica sull'Espresso. Trovo che riesca a mettere nella giusta prospettiva cose e fatti, quindi consiglio il libro a chi ama Eco e le sue Bustine. Alcuni articoli di questo libro sono politici: l'uscita del libro poco prima delle elezioni del 9 aprile sicuramente è voluta, ma comunque, come dice Moretti, chi vuole sapere già sa.
Luci nella notte
Lui lo chiamava entrare nel tunnel. Era un'espressione sua, di cui si serviva solo nella sua testa e non usava con nessuno, meno che mai con la moglie. Sapeva esattamente cosa voleva dire, in che cosa consisteva trovarsi nel tunnel, ma curiosamente quando c'era dentro si rifiutava di ammetterlo, salvo di tanto in tanto, solo per qualche istante e sempre troppo tardi. Aveva provato spesso, a posteriori, a individuare il momento preciso in cui accadeva, ma senza riuscirci.
Quel giorno, per esempio, aveva cominciato il week-end del Labor Day di ottimo umore. Come altre volte, del resto. Era già successo anche che un fine settimana iniziato benissimo andasse a finire male. Ma non c'era alcun motivo perchè fosse inevitabile.
Con "Luci nella notte" Georges Simenon ha voluto utilizzare tutti gli elementi canonici del 'noir' americano on-the-road, rinnovandoli e rivivificandoli come lui solo sa fare.
Quarantacinque milioni di auto. Tante ne sono previste sulle strade americane in questo primo week-end di settembre. Come altre migliaia di newyorchesi, Steve e Nancy Hogan partono per il Maine, dove i loro due figli hanno trascorso le vacanze in un campeggio chiamato Walla Walla. Una coppia come tante, con una bella casa a Long Island e un più che discreto tenore di vita. Ma anche con la rabbiosa scontentezza di un amore logorato dai risentimenti. Né l'uno né l'altro sospettano che questa volta il ponte del Labor Day segnerà nella loro esistenza una svolta drammatica, e al tempo stesso, forse, l'inizio di una sorta di rinnovamento, rinascita: perché fin dal pomeriggio Steve è, come dice lui, "entrato nel tunnel", ha cioè cominciato ad affogare nell'alcol le sue insoddisfazioni e le sue viltà; e perché in quelle stesse ore dalla prigione di Sing Sing è evaso un uomo, e il destino ha deciso che la sua strada incroci la loro.
"Luci nella notte" è un altro dei gioielli di Simenon in cui non accade praticamente nulla. E cosa scrive per 166 pagine mi chiederete... Il libro ci racconta del protagonista, americano medio degli anni '50, in crisi con la moglie e con la propria vita vuota e anonima, che affoga nell'alcool il proprio senso di inadeguatezza. Come ho già scritto nel precedente post su questo autore, nei libri di Simenon prevalgono le descrizioni dei personaggi e dei sentimenti rispetto alle trame. Definirei il genere dei romanzi di Simenon come 'genere psicologico'. L'immedesimazione del lettore è inevitabile con il coinvolgimento che questo scrittore riesce a creare. Sembra anche incredibile che il libro abbia cinquant'anni: le atmosfere sono assolutamente attuali e moderne.
Is your number up?
The event that came to be known as The Pulse began at 3:03 p.m., eastern standard time, on the afternoon of October 1. The term was a misnomer, of course, but within ten hours of the event, most of the scientists capable of pointing this out were either dead or insane. The name hardly mattered, in any case. What mattered was the effect.
At three o'clock on that day, a young man of no particular importance to history came walking - almost bouncing - east along Boylston Street in Boston. His name was Clayton Riddel. There was an expression of undoubted contentment on his face to go along with the spring in his step. From his left hand there swung the handles of an artist's portfolio, the kind that close and latches to make a traveling case. Twined around the fingers of his right hand was the drawstring of a brown plastic shopping bag with the words small treasures printed on it for anyone who cared to read them.
"Cell" ultima fatica letteraria di Stephen King, è un romanzo del genere catastofista.
Boston, primo ottobre. Tutto va bene. È un bel pomeriggio di sole, la gente passeggia nel parco, gli aerei atterrano quasi in orario. Per Clayton Riddell è il più bel giorno della sua vita. In quel preciso istante, il mondo finisce. A milioni, quelli che hanno un cellulare all'orecchio impazziscono improvvisamente, regredendo allo stadio di belve feroci. In un attimo, un misterioso impulso irradiato attraverso gli apparecchi distrugge il cervello, azzerando la mente, la personalità, migliaia di anni di evoluzione. In poche ore, la civiltà è annientata, il sapiens non è mai esistito, lasciando al suo posto un branco di sanguinari subumani privi della parola. Ma questo è solo l'inizio. Poi cominciano a mutare. E poi a organizzarsi. Percorrendo di notte le città svuotate con altri scampati come lui, tra i resti di un progresso tecnologico ormai privo di ogni senso, Clayton ha un solo pensiero. Anzi, due: ritrovare la moglie e il figlio, che ha lasciato nel Maine, soli, inermi, in balia di un telefonino... E conquistare all'umanità i diritto di coesistere con la nuova specie dominante.
L'idea del virus che si propaga attraverso i cellulari è certamente innovativa e i libri che raccontano la fine della civiltà come noi la conosciamo sono estremamente avvincenti (vedi "L'ombra dello scorpione"). Penso che con questo libro King sia tornato ad ammaliare molti dei suoi fan persi per strada. A me il libro è piaciuto anche se nella seconda parte l'ho trovato un po' fiacco, meno sviluppato di "L'ombra dello scorpione". I personaggi sono meno caratterizzati del solito, forse perchè non ha voluto dilungarsi con troppe pagine. Leggendo fra i commenti degli altri lettori, a quasi nessuno è piaciuto il finale. Io invece l'ho trovato interessante, diverso dal solito happy end che molti scrittori ci propinano: ormai ha proprio stufato! Voglio leggere libri con finali non banali... ;-)
Loana
"E lei come si chiama?"
"Aspetti, ce l'ho sulla punta della lingua."
Tutto è cominciato così.
Mi ero come risvegliato da un lungo sonno, e però ero ancora sospeso in un grigio lattiginoso. Oppure, non ero sveglio ma stavo sognando. Era uno strano sogno, privo di immagini, popolato di suoni. Come se non vedessi, ma udissi voci che mi raccontavano che cosa dovessi vedere. E mi raccontavano che non vedevo ancora nulla, salvo un fumigare lungo i canali, dove il paesaggio si dissolveva. Bruges, mi ero detto, ero a Bruges, ero mai stato a Bruges la morta? Dove la nebbia fluttua tra le torri come l'incenso che sogna? Una città grigia, triste come una tomba fiorita di crisantemi dove la bruma pende slabbrata dalle facciate come un arazzo...
"La misteriosa fiamma della regina Loana" di Umberto Eco, benché illustrato a colori, è dominato dalla nebbia. In essa si risveglia Yambo, dopo un incidente che gli ha fatto perdere la memoria. Non quella che i neurologi chiamano "semantica" (Yambo ricorda tutto di Giulio Cesare e sa recitare tutte le poesie che ha letto in vita sua), bensì la memoria "autobiografica": non sa più il proprio nome, non riconosce la moglie e le figlie, non ricorda nulla dei genitori e della sua infanzia. Accompagnandolo nel lento ricupero di se stesso, la moglie lo convince a tornare nella casa di campagna, dove ha conservato i libri e i giornalini letti da ragazzo, i quaderni di scuola, i dischi che ascoltava allora. Così, in un immenso solaio tra Langhe e Monferrato, Yambo rivive la storia della propria generazione, tra "Giovinezza" e "Pippo non lo sa", tra Mussolini, Salgari, Flash Gordon e i suoi temi scolastici di piccolo balilla, e gli si ripresenta anche l'immagine di una ragazza amata a sedici anni e poi perduta. Ma interviene un secondo incidente. Yambo è in coma, quando si profila un'ultima, grandiosa visione apocalittica...
L'ultima fatica letteraria di Eco mi è piaciuta molto. Anche se la mia generazione è lontanissima nel tempo dagli oggetti, fumetti, racconti, canzoni e dischi citati nel libro, ho apprezzato lo spaccato dell'epoca. E' un tuffo nei ricordi, nell'infanzia di una generazione che ha vissuto la guerra e la resistenza, visto però con gli occhi innocenti di un bambino. Eco sottolinea che l'infanzia e l'adolescenza sono le fasi più importanti della nostra vita, quelle che ci segnano e fanno di noi persone adulte. In più Yambo è un commerciante di libri antichi... non poteva non piacermi!
In estate viva i gialli!
Stava dormenno che manco le cannonate l'avrebbero arrisbigliato. O meglio: le cannonate no, ma lo squillo del telefono sì.
Un omo che ai jorni nostri campa in un paìsi civilizzato come il nostro (ah ah) se percepisce nel mezzo del sonno botte di cannonate, certamente le scangia per truniate di temporale, spari per la festa del santo patrono o spostamento di mobili da parte di quei garrusi che abitano al piano di supra e continua bellamente a dormiri. Ma lo squillo del telefono, la marcetta del cellulare, il campanello della porta, quelle no, quelle son tutte rumorate di richiamo al quale l'omo civilizzato (ah ah) non può fari altro che assummare dalle profondità del sonno e arrispunniri.
E di conseguenzia, Montalbano si susì dal letto, taliò il ralogio, taliò verso la finestra, capì che avrebbe fatto cavùdo assà e annò nella càmmara di mangiare indove il telefono sonava alla dispirata.
Per ferragosto, niente di meglio che presentarvi "La vampa d'agosto" di Andrea Camilleri, uno dei miei scrittori preferiti.
Caldo torrido, calore estenuante, sole implacabile: è questa la vampa del mese più infuocato della torrida estate siciliana, ma è anche l'ardore e la passione che infiammano Montalbano.
Siamo in agosto, Mimì Augello ha dovuto anticipare le ferie e Montalbano è costretto a rimanere a Vigata. Livia vorrebbe raggiungerlo, ma per non restare sola, con Montalbano sempre al lavoro, pensa di portare con sé un'amica (con marito e bambino) e chiede a Salvo di affittare una casa sul mare per loro. La vacanza scorre nella bella villetta sul mare, silenziosa, verde. Ma un giorno il bambino scompare e proprio non si trova. Montalbano accorre e scopre in giardino un cunicolo che rivelerà clamorose sorprese tra cui un baule con il cadavere di una ragazza scomparsa sei anni prima...
Finita la brutta avventura con il ritrovamento del bambino, Livia e gli amici ripartono, tutti troppo impressionati per restare a Vigata. E il commissario inizia l'indagine. Difficile perché il caldo non lascia requie, bollente come la passione amorosa di cui rimane in balia.
Perchè in estate è così piacevole leggere i libri gialli? Me lo sono chiesta spesso ma non ho una risposta. Forse perchè la trama intrigante di un classico libro giallo riesce a conquistare la nostra attenzione più di qualsiasi altro genere letterario. Forse perchè d'estate le case editrici pubblicano più libri gialli perchè così sperano di attirare l'attenzione della gente che nel resto dell'anno non ha molto tempo per leggere.
Anch'io in estate adoro leggere gialli: Camilleri o gialli classici di uno dei Maestri... Agatha Christie, Rex Stout, Conan Doyle, Ed McBain a cui aggiungo Patricia Highsmith, James Ellroy, Patricia Cornwell...
Vi regalo una chicca se già non la conoscete... Nel resto del mondo non esiste la "letteratura gialla". Al di fuori dell'Italia si chiamano detective stories, crime stories, thriller, noir. In Italia semplicemente "gialli". Giallo, come il colore della copertina di una famosa collana della Mondadori "I libri gialli", che ha reso popolare un intero genere e ne ha così determinato il nome.
Segreti...
Of course I have secrets.
Of course I do. Everyone has a few secrets. It's completely normal. I'm sure I don't have any more than anybody else.
I'm not talking about big, earth-shattering secrets. Not the-president-is-planning-to-bomb-Japan-and-only-Will- Smith-can-save-the-world type secrets. Just normal, everyday little secrets.
Like for example, here are a few random secrets of mine, off the top of my head:
1. My Kate Spade bag is a fake.
2. I love sweet sherry, the least cool drink in the universe.
3. I have no idea what NATO stands for. Or even what it is.
[...]
Nel week-end ho terminato "Can you keep a secret?", altro divertentissimo libro di Sophie Kinsella. Come sempre, in molti punti fa letteralmente scoppiare dalle risate. Non fa parte della serie della shopaholic Rebecca, ma ci presenta una nuova ed esilarante protagonista.
Emma Corrigan è una ragazza normale, lavora in una multinazionale ed ha un fidanzato simpatico e che assomiglia a Ken di Barbie. E come tutte le ragazze normali coltiva i suoi sogni, i suoi segreti e le sue paure. E proprio cercando di fronteggiare una delle sue più grandi paure, quella di volare, si trova a raccontare tutti i suoi più intimi segreti al suo compagno di viaggio, un americano taciturno. Atterrati sani e salvi, Emma pensa che per fortuna non rivedrà mai più quel perfetto sconosciuto. Invece, arrivata al lavoro, scopre con tremendo shock che in realtà lo sconosciuto è il proprietario di maggioranza dell'azienda dove lavora.
Riflettiamoci un attimo: quali segreti abbiamo? Suvvia un po' d'impegno... tutti ne abbiamo! Non li riveliamo perchè sono imbarazzanti o rivelano gusti poco chic... Oppure non vogliamo offendere un amico o la persona del cuore. Nel libro la protagonista dopo che si è liberata di alcuni segreti vive meglio... Altri invece è proprio opportuno tenerli per sè!
Vi rivelo un mio piccolo segreto: adesso dovrei lavorare, non aggiornare il blog! Mi raccomando... acqua in bocca ;-)
La storia è scritta dai vincitori
Forse cinquanta, cento metri. In fondo al budello di San Carpoforo, all'angolo con via Mercato, il tedesco fa segno che non si passa. Ce ne sono altri, elmetto e fucile a bracciarm, uno ad ogni sbocco delle vie laterali. Una retata. Non vedo i camion, però. Un ufficiale attraversa la strada, lancia due colpi di fischietto. Stanno risalendo dal corso Garibaldi, rastrellando casa per casa, l'ortolana è venuta fuori di corsa con la spranga in mano per abbassare la saracinesca, sento ordini gridati in tedesco, dal Pontaccio vengono avanti tenendosi per mano una schiera di elmetti, devo mostrare il mio tesserino, domando se c'è stato un attentato, pare di no, è solo un rastrellamento di sorpresa, il cielo comincia a farsi scuro, dovranno sbrigarsi se non vogliono rischiare di lasciarsi sfuggire qualche pesce dalla rete, queste vecchie case, questi cortili di ringhiera nascondono facilmente disertori e ribelli, una donna con la borsa della spesa osa chiedere che succede ma il tedesco non sa rispondere, niente di strano le spiego, una semplice operazione di polizia, controllo di documenti, non c'è da aver paura, peggio per chi non è in regola, mi ha fissato e si è allontanata diffidente, i tram sono stati fermati all'altezza della piazza del Carmine e la strada sgombra pareva un campo di battaglia, [...]
"Notti e nebbie" di Carlo Castellaneta. La guerra civile sta trascinando tutto nel fango e nel sangue. Un commissario porta fino alle estreme conseguenze le sue scelte di vita: la dura caccia ai "nemici" interni, lo schifo per i mediocri e per chi si prepara ad abbandonare il regime che frana, il tenace attaccamento agli ideali del fascismo, l'irrefrenabile e carnale passione per le donne. Ambientato nella Repubblica di Salò e con protagonista le vicende del capo della polizia politica fascista, questo libro si rivela molto affascinante e avvincente, e nel contempo ci porta nei meandri e nei misteri della RSI.
Si sa, la storia è scritta dai vincitori. Sono quindi pochi i libri che raccontano il fascismo dalla parte dei fascisti. "Notti e nebbie" è ambientato nel momento in cui il facismo sta per essere sconfitto, già la maggior parte della gente comune, degli italiani, sono contro il regime e agli alleati tedeschi. Il protagonista però ci crede ancora nel fascismo, detesta l'opportunismo e la corruzione dei suoi colleghi. Invece che fuggire, cercare di salvarsi, a testa alta affronta il suo destino. Un bell'affresco di un periodo storico vicinissimo nel tempo, ma che rimane ancora oscuro a tanta gente.
Taita Superman
Il fiume si snodava lento nel deserto, luminoso come una colata di metallo fuso appena sgorgato dalla fonderia. Il cielo era velato dalla foschia e il sole batteva con la violenza di un maglio d'un ramaio. Nel miraggio, le colline spoglie che fiancheggiavano il Nilo parevano tremare sotto i colpi.
La nostra barca procedeva veloce accanto ai papiri, abbastanza vicina perchè giungesse fino a noi lo scricchiolio dei secchi pieni d'acqua degli altaleni, dai lunghi bracci controbilanciati, che irrigavano i campi. Quel suono si fondeva con il canto della ragazza a prua.
Salve, al mio ritorno dalle ferie vi parlo dell'ultima lettura fatta prima di partire, "Il dio del fiume" di Wilbur Smith.
Il romanzo è ambientato nell'antico egitto all'epoca dell'invasione degli Hyksos (circa nel 1700 ac). Il protagonista assoluto è lo schiavo Taita, una specie di superman che a me è rimasto per tutto il libro assolutamente antipatico. Nella postfazione l'autore però ci dice che ha riscritto in stile moderno un racconto trovato dentro una tomba e che ha mantenuto la pomposità vanagloriosa dello scriba.
Nonostante il carattere del protagonista, la storia è avvincente... e non potrebbe non esserlo data l'ambientazione. Il racconto del paese ricco e nobile preso d'assalto da una tribù brutale, ma portatrice di nuove tecnologie sconosciute ai pacifici egiziani, l'esilio alle sorgenti del Nilo per prepararsi a cacciare l'invasore, la lotta finale...
Smith è decisamente un maestro in questo genere di racconti... Il libro d'evasione perfetto per combattere con la mente la calura estiva ;-)
Appena lo comprerò voglio assolutamente leggere il seguito "Figli del Nilo", mentre ho già letto il terzo libro della trilogia ambientato ai giorni nostri "Il settimo papiro" alcuni anni fa e non me lo ricordo molto bene. Sarebbe da rileggere ora che ho appena finito la storia di Taita.
P.S. Ancora non ho caricato le foto sul computer... prossimamente ne metto qualcuna qui e altre nella mia fotogallery di cui postero' il link!
The Dark Tower rimane dark?
This onetime priest now held a heathen object in his hand, a scrimshaw turtle made of ivory. There was a nick in its beak and a scratch in the shape of a question mark on its back, but otherwise it was a beautiful thing.
Beautiful and powerful. He could feel the power in his hand like volts.
'How lovely it is', he whispered to the boy who stood with him.'Is it the Turtle Maturin? It is, isn't it?'
Un avvertimento: vi prego di evitare la lettura del post se avete intenzione di leggere il libro perchè parlerò del finale.
Son quasi 25 anni che Stephen King lavora alla saga. Il primo della serie inizia dei più bei incipit che abbia mai visto:
The man in black fled across the desert and the gunslinger followed.
Semplicemente sublime! I primi tre libri della serie sono abbastanza strani, a metà strada fra il genere western e il fantasy. Il quarto della serie finalmente ripercorre il misterioso passato del pistolero protagonista della saga. Gli ultimi 3, scritti nel giro di soli due anni, e lo si nota perchè la storia scorre più fluida che negli altri, portano a conclusione la saga.
Nell'universo della Torre Nera vi sono infiniti mondi paralleli, ma ce n'è uno, il mondo chiave, in cui la linea del tempo può scorrere in una sola direzione. Per passare fra un mondo e l'altro vi sono particolari porte.
I personaggi più importanti sono 5: il pistolero, Roland Deschain, è il protagonista assoluto della serie. Poi c'è Jake Chambers, un ragazzo di 11 anni che arriva dalla New York del 1977; Eddie Dean un giovane drogato che arriva dalla New York del 1987; Susannah Dean una donna schizofrenica che arriva dalla New York del 1964 e Pere Callahan, un sacerdote cattolico che è stato infettato da un vampiro e quindi dannato.
Nelle prime pagine di questo volume ritroviamo il gruppetto sano e salvo, sebbene sparso per ogni dove (e ogni quando). Susannah-Mia è stata trasportata dal Dixie Pig di New York (e dal 1999) in una stanza degli orrori di Fedic, dove vedrà la luce suo "figlio". Jake e Père Callahan, con Oy, sono entrati nel locale ad armi spianate per salvare la ragazza, ignorando il pericolo in agguato. Roland e Eddie, con John Cullum, sono nel Maine del 1977, in Turtleback Lane, e incominciano a comprendere che il mondo da cui stanno cercando di fuggire è l'unico reale, l'unico in cui il tempo vada solo in avanti, in linea retta... Ma questo non è che l'inizio delle loro avventure.
Leggendo i commenti dei lettori al libro, la maggioranza è rimasta molto delusa dal finale. Dopo oltre 24 anni di attesa (per chi aveva iniziato a leggere la saga dall'inizio) tutti affermano che si aspettavano che King s'impegnasse di più. Una minoranza invece apprezza il finale perchè affermano che è l'unico possibile.
La mia prima impressione leggendo il finale ammetto che è stata di delusione. Ma come, pensavo... migliaia di pagine per tornare all'inizio, la storia si ripete e Roland non si ricorda che ha già raggiunto la torre! Poi ripensandoci... come poteva essere il finale? Positivo? Avrebbe fatto contenti molti. Negativo? Avrebbe fatto contenti pochi. E poi qualsiasi cosa trovata nell'ultima stanza della torre l'avrebbe resa fisica, reale. E forse sminuita. Il finale scelto da King (anche se lui afferma che non decide, scrive quello che vede!) penso che sia quello che più gli si adatta.
Ragazzi è incredibile! Ho trovato pure su wikipedia un articolo lunghissimo sulla Torre Nera...
Il Mistero
After deciding he would get nothing of interest from the two old men who comprised the entire staff of The Weekly Islander, the feature writer from the Boston Globe took a look at his watch, remarked that he could just make the one-thirthy ferry back to the mainland if he hurried, thanked them for their time, dropped some monye on the tablecloth, weighted it down with the salt shaker so the stiffish onshore breeze wouldn't blow it away, and hurried down the stone steps from The Grey Gull's patio dining area toward Bay Street and the little town below. Other than a few cursory gleeps at her breasts, he hardly noticed the young woman sitting between the two old men at all.
Once the Globe writer was gone, Vince Teague reached across the table and removed the bills-two fifties from beneath the salt shaker. He tucked them into a flap pocket of his old but serviceable tweed jacket with a look of unmistakable satisfaction.
Stephen King in "The Colorado Kid" ha scritto un libro in cui il protagonista assoluto è Il Mistero con la 'M' maiuscola. Lo scrittore ci avverte in molte pagine che quella che seguirà è una storia che non è adatta per essere pubblicata su un giornale perchè ci sono troppe variabili, troppe atti senza un spiegazione.
Nella postafazione King spiega per l'ennesima volta che le storie che ci racconta nascono da un particolare che lo colpisce e non è un processo automatico del tipo leggo qualcosa e ci scrivo sopra una storia. No non è così. Il particolare che ha attivato la sua fantasia è il mistero che circonda, sommerge la storia raccontata.
Su un'isola del Maine (King afferma che nessun posto è adatto per una storia del mistero come un'isola da Dieci piccoli indiani di Agatha Christie in poi) due anziani giornalisti raccontano la morte misteriosa di uno sconosciuto e gli strani fatti che circondano il caso, in cui si sono imbattuti 25 anni prima, ad una giovane giornalista apprendista. La storia sembra un pretesto per fare scuola alla ragazza, per insegnarle a porsi le domande giuste al momento giusto. E rappresenta un rito di passaggio, per dimostrarle che è stata pienamente accettata dalla comunità.
Il libro è un racconto senza finale (e King non ci ha imbrogliato perchè ci ha avvertito di ciò fin dall'inizio) che c'invita a riflettere sulla bellezza del mistero in se'. Nella postfazione King afferma che forse è il mistero che ci permette di vivere sani in un mondo che ci consuma. Che vogliamo raggiungere le luci nel cielo, che volere può essere meglio che conoscere. Ognuno di noi può immaginare gli avvenimenti misteriosi con cui entra in contatto come preferisce, farsi una proprio opinione. Poi il conoscere come sono andate in realtà le cose diventa secondario.
A me è sembrato che King in questa novella abbia cercato di produrre qualcosa di molto diverso rispetto alle opere precedenti. Ha cercato di rendere secondaria la storia, gli interessa di più come i personaggi interagiscono fra loro di fronte al mistero. La sconsiglio quindi a chi di King piace l'horror, qui non ce n'è per niente! E anche a chi non ama le storie aperte: qui non c'è un finale, che avrebbe sicuramente sminuito la storia. Se fornisci un finale ai lettori, questi si concentrano su di esso, dimenticandosi del... Mistero.
Le perle di Simenon
Fino alla mezzanotta, forse anche fino all'una, Dave Galloway seguì la solita routine di tutte le sere, o, più esattamente, della sera del sabato, che differiva un po' da quella degli altri giorni.
Forse l'avrebbe vissuta in modo diverso, forse avrebbe cercato di godersela più intensamente, se avesse saputo che era la sua ultima sera da uomo felice... A quell'interrogativo, e a molti altri - per esempio se fosse mai stato davvero felice - gli sarebbe toccato in seguito sforzarsi di dare una risposta.
Per il momento era ancora all'oscuro di tutto, e si limitava a vivere senza fretta, senza problemi, senza esserne neppure appieno cosciente, ore così uguali l'una all'altra da indurlo quasi a credere di averle già vissute.
"L'orologiaio di Everton" di George Simenon racconta di un padre, che abbandonato assieme al figlio piccolissimo dalla moglie, imposta tutta la sua vita, riversa tutto l'amore sul figlio. Il figlio alunno modello, un po' chuso un po' malinconico, in un atto di ribellione fugge da lui, proprio come aveva fatto al moglie tanti anni prima e nella fuga compie un delitto. Il padre chiamato dalla polizia segue le notizie della fuga e ripercorre col pensiero tutta la sua vita. Quando il ragazzo è catturato, deciderà di rimanergli accanto comunque, di proteggerlo ora più che mai, perche' ha riconosciuto nell'atto di ribellione del ragazzo il suo stesso desiderio di varcare la linea di confine.
I romanzi di Simenon senza il commissario Maigret, sono molto meno conosciuti ma sono autentici gioielli. I personaggi sono delineati in maniera superba, è impossibile non immedesimarsi, parteggiare o commuoversi per loro.
Simenon nella sua vita ha scritto moltissimi libri e molti di questi romanzi sono sconosciuti in Italia. Adelphi li sta pubblicando pian piano e facendo conoscere al grande pubblico. Consiglio quindi a tutti di leggerne almeno uno per verificare quello che ho scritto!
Libri in lingua originale
The battered white van had made her uneasy.
Lara Gibson sat at the bar of Vesta's Grill on De Anza in Cupertino, California, gripping the cold stem of her martini glass and ignoring the two young chip-jocks standing nearby, casting flirtatious glances at her.
She looked outside again, into the overcast drizzle, and saw no sign of the windowless Econoline that, she believed, had followed her from her house, a few miles away, to the restaurant. Lara slid off the bar stool and walked to the window, glanced outside. The van wasn't in the restaurant parking lot. Nor was it across the street in the Apple Computer lot or to the one next to it, belonging to the Sun Microsystems. Either of those lots would've been a logical place to park to keep an eye on her-if the driver had in fact been staslking her.
E' meglio leggere le traduzioni o l'originale anche se si conosce in modo non troppo approfondito la lingua con cui un libro è scritto?
Fino a quando Michele non mi ha convinto a provare a leggere un libro in inglese, un VERO libro, non un libricino semplificato (e noioso), ero convinta che solo la traduzione italiana potesse farmi gustare un libro. Questo primo libro è stato "The blue nowhere" di Jeffery Deaver, la storia di un cracker informatico che introducendosi nei computer di vittime inconsapevoli, ne carpisce i segreti e gioca crudelmente con loro fino a provocarne la morte.
Ho scelto questo libro come primo vero libro perchè essendo ambientato nel mondo dell'informatica, molti termini appartenevano al mio mondo. E poi il mio segreto per arrivare al traguardo di finire il libro è stato smettere di consultare il dizionario per ogni parola che non conosco, cercare quindi di estrapolarne il significato dalla frase. Ovviamente il dizionario serve quanto non ci si capisce proprio nulla ma usandolo s'interrompe il ritmo del libro e quindi si perde interesse del contenuto.
Leggere libri in inglese ha arricchito moltissimo il mio vocabolario inglese. Me ne sono resa conto durante il corso d'inglese fatto l'anno scorso quanto velocemente mi venivano in mente parole che non pensavo di conoscere!
Quindi da "The blue nowhere" i romanzi di autori inglesi li compro in lingua, mentre i libri di autori italiani, in altre lingue o i classici li leggo in italiano. Riuscireste a leggere Virginia Woolf o James Joyce in inglese? ;-)





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