Criminal minds
Ed ecco a voi una nuova serie tv, "Criminal Minds", trasmessa da Rai2 in prima serata. E' incentrata sull'unità dell’FBI dove lavorano investigatori specializzati nell’analisi psicologica delle menti criminali. La denominazione corretta è Unità di Analisi Comportamentale e si tratta di un gruppo di uomini e donne che studiano il comportamento tenuto dai criminali sulla scena del delitto e nella vita di ogni giorno. Non sono come i poliziotti della scientifica, non analizzano campioni in laboratorio, ma a loro ci si rivolge quando non si hanno altri mezzi per individuare o fermare un serial killer, sperando che riescano ad anticipare le loro mosse e a fermarli prima che tornino a colpire. Un ruolo delicato, reso famoso dall’interpretazione del premio Oscar Jodie Foster ne Il silenzio degli innocenti.
A capo di questa unità di analisi comportamentale c'è l’agente speciale Aaron Hotchner (Thomas Gibson). Il ruolo di dirigente lo ha guadagnato soprattutto grazie alla singolare abilità di riuscire a fare in modo che le persone gli rivelino le verità più nascoste. Nel gruppo di esperti che dirige spicca tra tutti l’agente Jason Gideon (Mandy Patinkin), considerato il miglior analista dell’FBI. Accanto a lui, nella squadra, Elle Greenaway (Lola Glaudini), l’agente specializzata in casi di molestie sessuali; Derek Morgan (Shemar Moore), esperto di crimini ossessivi; il dr. Spencer Reid (Matthew Gray Glubler), il classico genio incompreso con un QI superiore alla media e, infine, Jennifer “JJ” Jareau (Aj Cook), la più giovane, molto sicura di sé, che ha il ruolo di mantenere unito il gruppo.
Di questa serie ho già visto quattro puntate e la trovo bellissima. E' fatta molto bene, hanno un ex agente dell'FBI come consulente e quindi è molto documentata e realistica. Mi raccomando, se avete adorato il "Silenzio degli innocenti", questa serie fa per voi!
At risk
An autumn storm has pounded Cambridge all day and is set to play a violent encore into the night. Lightening sears and thunder startles as Winston Garano ("Win" or "Geronimo" most people call him) strides through the dusk along the eastern border of Harvar Yard.
He has no umbrella. He has no jacket. His Hugo Boss suit and dark hair are dripping wet and pressed flat against him, his Prada shoes soaked and filthy from a false step out of the taxi into a puddle. Of course, the damn taxi driver let him at the wrong address, not at 20 Quincy Street in front of the Harvard Faculty Club but at the Fogg Art Museum, and that was Win's miscalculation, really.
Con "At risk" la Cornwell ci presenta un nuovo protagonista, il detective Winston Garano.
Per il detective Winston Garano quella chiamata è una vera sorpresa. Stava frequentando un corso di specializzazione alla National Forensic Academy quando il procuratore distrettuale, l’affascinante Monique Lamont, lo convoca d’urgenza per uno strano incarico. Deve indagare su un omicidio avvenuto vent’anni prima nel Tennessee di cui non è mai stato scoperto il colpevole. Tutto ruota intorno a un nuovo progetto investigativo, “A Rischio”, che utilizza le tecniche più recenti di trattamento del DNA a scopi di indagine criminale.
Ma nella mente del detective Garano qualcosa non quadra: perché è stato scelto proprio lui? Perché indagare su un omicidio avvenuto in un altro Stato e per di più così lontano nel tempo? È noto che Monique Lamont mira al posto di governatore del Massachusetts, ma come può la soluzione di questo caso promuovere le sue aspirazioni politiche? E soprattutto, c’è un collegamento fra l’incarico che Win ha appena ricevuto e la brutale aggressione di cui è appena rimasta vittima il procuratore distrettuale?
Quello che all’apparenza sembrava solo un vecchio caso da risolvere sfruttando le moderne tecnologie scientifiche si rivela a mano a mano un mostro dalle molte teste, una complessa trama di poteri, dai risvolti inimmaginabili, in cui il detective Garano, e non solo lui, rischia di rimanere tragicamente coinvolto.
Ancora una volta Patricia Cornwell non tradisce le attese con un thriller ad alta tensione in cui sono presenti tutti gli elementi che l’hanno resa celebre tra i suoi affezionatissimi lettori.
Sono una fan della Cornwell, ma quest'ultimo libro non mi è piaciuto molto. Ho letto da qualche parte che in "At risk" l'autrice ha cercato di delineare meglio i personaggi. Be' a me è sembrato l'esatto opposto. Il nuovo protagonista ha delle potenzialità: italoamericano di colore, intelligentissimo ma ha fallito l'ammissione ad Harvard, orfano, di famiglia povera ma sempre vestito firmato perchè acquista abiti e scarpe di lusso in un negozio di seconda mano. Nonostante ciò Winston Garano mi è sembrato come una trottola che girava qua e là senza meta. I fatti, i comportamenti, le motivazioni, lasciati mezzi abbozzati.
Patricia ti prego, sai fare di meglio!
Wallace & Gromit
Wallace e Gromit sono i protagonisti di una serie di tre cortometraggi e di un lungometraggio inglesi, creati da Nick Park della Aardman Animation. Tutti i personaggi sono stati realizzati con plastilina, modellata su strutture di fil di ferro, e filmati con la tecnica dello stop motion. Probabilmente avrete avuto occasione di vedere "Galline in fuga", film che ha fatto un enorme successo, realizzato con la stessa tecnica.
Wallace è un inventore distratto e svagato ma simpatico che abita un piccolo paesino inglese. É fanatico del formaggio (in particolare il formaggio inglese Wensleydale) ed è accompagnato al cane Gromit che sembra essere molto più intelligente del padrone. Wallace è un personaggio parlante, mentre Gromit è silenzioso e comunica solo attraverso la gestualità. Nella versione originale i protagonisti parlanti hanno un accento dello Yorkshire.
Wallace è un inventore, che crea complessi meccanismi che spesso non funzionano come dovrebbero, basati come sono sul principio che un lanciafiamme serve per accendersi una sigaretta. Alcune di esse però sono basate su invenzioni realmente esistite: il letto che fa parte del metodo ideato da Wallace per svegliarsi la mattina è simile al letto che si solleva per svegliare il suo occupante presentato da Theophilus Carter alla Grande Esposizione di Londra del 1851, e ricorda anche un'invenzione realizzata in Giappone che serve ad assicurare un risveglio puntuale. Caratterialmente è di animo gentile e forse un po' troppo ottimista.
Gromit è il cane di Wallace. È nato il 12 febbraio e si è laureato alla "Dogwarts University" (un riferimento scherzoso alla Hogwarts di Harry Potter). Ama fare la maglia, leggere il giornale, e le sue proprietà (una sveglia, un osso, una spazzola e una foto incorniciata di lui con il padrone). È molto abile nel maneggiare apparecchiature elettroniche ed è molto sveglio, intelligente e pieno di risorse. È molto legato al suo padrone e gli rimane fedele nonostante i guai spesso causati dalle sue invenzioni. Gromit non parla nè abbaia o emette alcun suono, ma soltanto con i movimenti degli occhi e delle sopracciglia riesce a essere incredibilmente espressivo. Gromit ama molto anche risolvere puzzle, ascoltare Bach e leggere: quest'ultima occupazione ha permesso ai creatori dei personaggi di inserire numerosi giochi di parole basati sui cani nelle letture preferite di Gromit. Il dvd contiene i tre cortometraggi.
Nel primo filmato realizzato, "A grand day out" (Una bella gita), Wallace e Gromit scoprono di non avere più formaggio in casa. Wallace così decide di costruire un razzo ed andare a prenderlo direttamente sulla luna perchè tutti sanno che la luna è fatta di formaggio...
In "The wrong trousers" (I pantaloni sbagliati), Wallace e Gromit rimangono senza soldi e devono prendere in casa un pensionante. Risponde all'annuncio un pinguino, che dopo aver occupato proprio la stanza di Gromit, si rivela un deliquente ricercato e si appropria dei pantaloni meccanici inventati da Wallace per portare a spasso il cane, per compiere un abile furto.
In "A close shave" (Una tosatura perfetta), mentre Wallace e Gromit si occupano dell'agenzia di pulizia vetri, incontrano casualmente i responsabili di furti di pecore. Questo è assolutamente il mio preferito. La piccola pecora tosata che ha freddo e che quindi viene rivestita con un
maglione fatto della sua stessa lana, è un piccolo gioiello di espressività.
My name is Earl
Su Italia 1 è iniziata un po' in sordina un'ottima sit-com. La mandano in onda in seconda/terza serata, gli hanno già cambiato il giorno di programmazione alla seconda puntata dal lunedì al sabato notte ed è quindi un vero spreco di un ottimo prodotto!
La vita del trentenne Earl Hickey (Jason Lee) è stata segnata da errori e scelte sbagliate: un bel giorno, però, Earl vince ben 100.000 dollari, il jackpot di una piccola lotteria gratta e vinci. Mentre già si vede ricco, viene investito da un’automobile guidata da una vecchietta ed il biglietto vola via, mentre l’uomo rimane privo di conoscenza sulla strada. Ricoverato in ospedale, Earl guarda il talk show di Carson Daly, in cui il popolare conduttore americano afferma che il suo successo consiste nel fare del bene per gli altri. Per il karma, un'azione positiva deve compensare una negativa. Colpito, Earl decide di cambiar vita, compila una lista di buoni propositi, per rimediare agli errori compiuti in passato. Dopo la prima azione positiva, Earl riesce a rientrare in possesso del suo biglietto vincente, e ciò lo convince ancora di più di aver intrapreso la strada giusta.
Earl è affiancato dal fratello Randy (Ethan Suplee), e vive con lui in un motel dove spesso compare la donna di servizio Catalina (Nadine Velazquez). Earl è divorziato da Joy (Jaime Pressly), che si è poi risposata con Darnell Turner (Eddie Steeples).
Per chi si fosse perso la prima puntata, mamma Italia 1 vi da' una seconda possibilità: sabato 30 invece che la seconda puntata, rimandano in onda la prima!
Il cacciatore
"Il cacciatore" film del 1978 di Michael Cimino con Robert De Niro, Christopher Walken, Meryl Streep, vincitore di cinque premi oscar, è un film sul Vietnam un po' insolito.
Michael, Nick e Steven sono tre operai che lavorano in Pennsylvania e, nel tempo libero, cacciano cervi con gli amici. Le loro vite scorrono tranquille fino a che, un giorno, decidono di arruolarsi nella guerra del Vietnam. Prima di partire Steven sposa Angela che è incinta. In guerra, i tre amici cadono nelle mani dei Vietcong e subiscono una terribile prigionia fatta di torture e soprusi. Quando riescono a evadere, le loro strade si dividono e le loro vite sono cambiate per sempre: Nick diserta e si imbosca a Saigon, preda degli organizzatori di roulette russa; Michael, tornato a casa pieno di decorazioni, conforta Linda, la ragazza di Nick; Steven è rimasto handicappato dopo aver perso le gambe e un braccio in guerra ha perso anche la voglia di vivere.
Cimino costruisce il suo racconto attraverso dei momenti forti, quasi simbolici, tutti racchiusi nell’ottica di raccontare una comunità, un gruppo di amici, operai nelle acciaierie che passano le serate tra una birra ed una partita al biliardo e che, nella caccia, trovano il loro momento topico di realizzazione e di libertà “maschile”. Ma maledettamente “maschile” è anche la guerra ed il Vietnam arriva all’improvviso, mentre la malinconia sale sui volti dei cinque amici che cantano al pub. E lì trovano l’inferno. Non tanto la battaglia, con le sue morti ed i suoi orrori, ma un vero e proprio incubo ad occhi aperti, dove la scena celebre e drammaticissima della roulette russa costituisce una sorta di momento di formazione, di allucinazione perversa di un mondo che ha perso ogni senso, logica, amore e dignità. Ma il “dopo” non è la fine dell’incubo, perché Michael non riesce a reintegrarsi nella comunità, Steven sarà costretto in carrozzella, mentre Nick rimarrà direttamente a Saigon ormai completamente ossessionato e prigioniero del gioco della morte della roulette russa. Il cacciatore prese ben cinque premi Oscar (miglior film, miglior regia, miglior attore non protagonista - Christopher Walken -, miglior suono e montaggio) e fu un successo ed anche uno scandalo in tutto il mondo. Suscitò scalpore la morte di alcuni ragazzi che, suggestionati dal film (e certamente non in buona salute mentale) avevano provato ad imitare i due protagonisti in una loro personale roulette russa. Resta nella memoria il momento cruciale della caccia al cervo, prima abbattuto dal “cacciatore” Michael poi, dopo l’esperienza della guerra, lasciato vivere con un colpo sparato in cielo.
Come dicevo, è un film sul Vietnam un po' insolito perchè più che la guerra in sè al regista interessa mostrare come essa cambia la vita delle persone che al ritorno non sono più le stesse. Il racconto dell'esperienza in Vietnam occupa solo un terzo del film, giusto il minimo indispensabile per spiegare e giustificare i cambiamenti avvenuti nei protagonisti rispetto a come li avevamo conosciuti nella prima parte del film.
Gli angeli della morte
Alfie e Molly sono una coppia di simpatici pensionati, molto affabili e particolarmente appassionati di cucina. Tra una ricetta e l’altra, però, la loro principale occupazione è quella di fare del bene; un principio lodevole, se non fosse interpretato in maniera distorta: i due anziani gastronomi, infatti, pensano che uccidere persone sole e diseredate sia un modo come un altro per aiutarle. Le vittime frequentavano un’associazione benefica di volontariato ed è proprio da qui che può partire l’indagine di Julia, ulteriormente complicata dall’ansia di Emily per la scomparsa della figlia… Per angeli della morte s'intende chi sistematicamente uccide chi è affidato alle proprie cure. L'assassino può sperimentare il potere di decidere a chi concedere la vita o dare la morte. (definizione tratta dal libro "Serial killer" di Lucarelli-Picozzi). La trama di "Scheletri in cantina" richiama immediatamete alla mente "Arsenico e vecchi merletti" il famoso film di Frank Capra con Cary Grant del 1944. Nel film gli "angeli della morte" sono due anziane sorelle, apparentemente innocue, ed è presente una grande quantità di humor che nel fumetto è invece assente. Se non avete mai visto il film, mi raccomando non lasciatevelo scappare nel prossimo passaggio televisivo! E' strepitoso!
And now for something of completely different
Ieri sera ho visto il film "And now for something of completely different", il primo film dei Monty Python's, il mitico gruppo comico inglese nato nel 1969 e composto da Graham Chapman, John Cleese, Terry Gilliam, Eric Idle, Terry Jones, Michael Palin.
Il film contiene un'antologia degli sketch più famosi tratti dalla prima e dalla seconda serie del programma "Monty Python's Flying Circus", ovviamente ri-filmati. Non avevo mai visto sketch dei Monty Python's in precedenza, ma avendone sentito molto parlare, ho comprato il cofanetto coi loro film che era super-scontato su Amazon ;-)
Fra le gag del film ce ne sono alcune divertentissime, altre ovviamente meno, forse perchè troppo anglosassoni per il mio palato. Riflettendo sul fatto che sono apparse in tv nel 1969-70-71, ci si rende conto quanto possono aver scandalizzato gli spettatori dell'epoca. Ci sono molte allusioni sessuali, giochi di parole e nonsense, scene di quanto meno politically correct ci possa essere, assurdità.
Per chi conosce gli sketch, quelli che più mi son piaciuti sono quelli delle "Hell's Grannies", le nonnine terribili; "The dead parrot", le giustificazioni del commesso del negozio di animali per il pappagallo che non si muove fanno spanciare dal ridere; "How to defend yourself against an attacker armed with a piece of fruit", lezioni di autodifesa assolutamente inutili.
Un film da vedere, per riconoscere le citazioni ai Monty Python's nei film dal '69 in poi.
Notes from a small island
My first sight of England was on a foggy March night in 1973 when I arrived on the midnight ferry from Calais. For twenty minutes, the terminal area was aswarm with activity as cars and lorries poured forth, customs people did their duties, and everyone made for the London road. Then abruptly all was silence and I wandered through sleeping, low-lit streets threaded with fog, just like in a Bulldog Drummond movie. It was rather wonderful having an English town all to myself.
Sicuramente capiterà anche a voi di non veder l'ora di finire un libro... E non perchè volete sapere come va a finire, ma per il motivo che non ne potete più! M'impegno sempre a finire i libri, anche se non mi piacciono, è una mia piccola mania. Ebbene, come avrete già capito dalla premessa, "Notes from a small island" di Bill Bryson è uno di questi casi.
Il libro è il diario di viaggio con raccoglie le impressioni di Bryson, americano, attraverso la Gran Bretagna. Dopo aver vissuto in Inghilterra per vent'anni, Bryson con la famiglia inglese, decide di trasferirsi in America. Prima di lasciare il suo paese adottivo, lo scrittore si concede qualche settimana di vagabondaggio attraverso l'isola.
Perchè il libro non mi è piaciuto? Purtroppo lo scrittore parla principalmente di luoghi sconosciutissimi. Evita i luoghi turistici per assaporare la vera vita sull'isola. In secondo luogo perchè quasi in ogni paese cerca il centro commerciale e prende nota dei negozi che vede... e chi se ne frega!!! Ogni giornata di cui ci parla si può riassumere con: preso treno, visita paese, trovato posto per dormire, bevutona al pub. Inoltre il linguaggio che usa per me è stato abbastanza ostico. Il libro è spacciato come divertentissimo, pieno di battute da far ridere rumorosamente anche in mezzo alla gente. Ma, o il mio inglese non mi permette di capire le battute o il suo tipo di umorismo è troppo anglosassone! Posso affermare di aver giusto sorriso in un paio di occasioni. Dopo aver letto i libri di Sophie Kinsella, so cosa vuol dire leggere un libro talmente divertente che non riesci a trattenere le risate persino in pubblico!
Possiedo anche un altro libro di Bryson che non ho ancora letto, "A short history of nearly everything" che è stato in testa a tutte le classifiche di vendita per mesi. Dopo "Notes from a small island", non sono molto fiduciosa che mi piacerà. Va be' sarà una seconda opportunità che darò a questo autore per risalire nei miei gusti!
Le piccole comunitÃ
Julia sta raggiungendo Nashville per prender parte a un seminario. Il suo treno, però, viene bloccato a Myrtle County, in Virginia. Un'auto è andata a fuoco sui binari e dentro c'erano due coniugi rimasti carbonizzati. Suo malgrado, Julia viene coinvolta nelle indagini: scoprire la verità sul tragico episodio e sul lato oscuro di quel paese diventerà una scelta obbligata…
In questo episodio, "L'ultima fermata", Julia si ritrova suo malgrado ad indagare su un suicidio sospetto avvenuto in una piccola comunità in cui arriva per caso. Si sa, nelle piccole comunità tutti si conoscono e sembra impossibile che un grosso segreto possa rimanere tale. Ma invece, come poi si scoprirà, il delitto che ha originato tutto è stato perpetrato da più persone della comunità e tutte hanno mantenuto il segreto fino... a un certo punto.
"Si sentivano tutti chiamati in causa dalla confessione di Batham. Come se l'intera comunità fosse un unico corpo umano, custode dell'orribile segreto. Il senso di colpa si somatizza, sedimenta. Col tempo, esplode come un vulcano. L'organismo deve sfogarsi, espellere il male."
Quando alcuni membri della comunità non riescono più a mantenere il terribile segreto, la cortina di fumo durata tanti anni si dissolve e la verità salta fuori.
Abitate in una piccola comunità? Conoscete e intrattenete rapporti con chi vive nel vostro condominio, via, o paese? O siete "orsi" come me?
Una nota su questo numero: i disegni di questo albo sono stati fatti da Roberto Zaghi, un amico di miei amici che tramite loro ho conosciuto. Ho il suo autografo su un numero di Julia e ne vado orgogliosa :-D
Shining
"Shining" di Stanley Kubrick è sempre stato uno dei miei film preferiti. Ormai ho perso il conto di quante volte l'ho visto :-) Si sa, Jack Nicholson è un bravissimo attore, ma in questo film è assolutamente divino.
“Il mattino ha l’oro in bocca…” Il mattino ha l’oro in bocca: con questo proverbio, battuto ripetutamente sulla macchina da scrivere, il protagonista di Shining, uno scrittore, comincia a svelare allo spettatore l’abisso in cui sta precipitando. Nella versione originale la frase è “All work and no play makes Jack a dull boy”: lo stesso Kubrick volle dare il proprio placet per la versione nella nostra lingua. Questo, insieme a tanti altri aneddoti, possono far comprendere con quale perfezione narrativa ed estetica Stanley Kubrick costruisse i propri film. In questo caso, Shining dimostra in pieno la straordinaria abilità di Kubrick nel farsi cantore delle nostre paure: il regista prese infatti un modesto romanzo di Stephen King e lo trasformò in uno dei più efficaci thriller della storia del cinema. In Shining Kubrick ci mette, ancora una volta, di fronte al Male: quest’ultimo non è nella realtà esterna all’individuo, bensì nel suo animo. King non fu soddisfatto dell'interpretazione del regista: secondo il suo racconto il male era invece esterno all'individuo, la famiglia Torrance solo una vittima inconsapevole del luogo. La storia. Jack Torrance (Jack Nicholson, leggendario nella parte) è uno scrittore di romanzi in cerca di ispirazione lontano dal mondo: con il piccolo figlio Danny (Danny Lloyd) e la moglie Wendy (Shelley Duvall) decide di passare l’inverno in un hotel disabitato sulle Montagne Rocciose: farà da guardiano e intanto potrà dedicarsi al suo ultimo lavoro. Qualcuno vocifera che l’albergo sia maledetto, che sia visitato da spiriti e che, in quei corridoi, un guardiano fosse impazzito e avesse massacrato l’intera famiglia. Jack non presta fede a questi pettegolezzi ma, giorno
dopo giorno, cadrà nella follia. Il figlio, che ha poteri paranormali (la “luccicanza”, pessima traduzione del titolo inglese del film), riuscirà a salvare la madre e a causare la morte del padre impazzito. In una cornice claustrofobica, Kubrick mette in scena un incubo spaventoso, dove ognuno dei protagonisti è tragicamente solo, in uno scontro tra forze differenti (la forza fisica opposta a quella mentale, la forza dell’uomo a quella della donna, la forza dell’adulto a quella del bambino) realizzando sequenze memorabili, assurte a vero e proprio modello dei generi horror e thriller.
Prison Break
Prison Break è un'altro dei telefilm che seguo. E' iniziato un po' in sordina la primavera scorsa su Italia 1: ne facevano una sola puntata e in seconda serata (fra l'altro non capisco perchè... non ci sono scene violente più del telegiornale medio...). La prima stagione è stata interrotta a metà durante l'estate, lasciando tutti i telespettatori a bocca asciutta in un passaggio cruciale, ma ora la serie è ripresa e finalmente trasmettono due puntate a settimana!
Prison Break apre su un tentativo di rapina messo in atto in maniera piuttosto rocambolesca e maldestra da un giovane ingegnere, Michael Scofield (Wentworth Miller). Quella che all'apparenza sembra un'azione immotivata, oltre che goffa, di un uomo fino allora irreprensibile, si rivela subito, anche alla luce della sua ferma volontà di non difendersi, il passo necessario verso un obiettivo ben definito: riuscire a entrare nel penitenziario in cui il fratello Lincoln (Dominic Purcell), detenuto per aver assassinato un familiare del presidente degli stati Uniti, attende di essere giustiziato, e organizzare la sua evasione. Per raggiungere il suo scopo Michael, convinto che il fratello sia vittima designata di un complotto, può contare su una circostanza che gli altri ignorano: è stato uno dei progettisti del restauro del carcere di cui conosce ogni segreto strutturale. Prison Break è il racconto della preparazione di un'evasione, dove ogni azione del protagonista all'interno del carcere acquista un significato anche grazie ai numerosi flashback che rimandano alla sua vita da uomo libero e dove la pianificazione dell'obiettivo finale si intreccia alle inevitabili tensioni che derivano dalla convivenza con altri detenuti dietro ai quali spesso si nasconde un nemico imprevisto. Mentre Michael agisce dall'interno del carcere, all'esterno Veronica (Robin Tunnel), ex ragazza di Lincoln e avvocato, cerca le prove legali che lo possano scagionare portando alla luce nel corso delle sue indagini una serie di sorprese che disegnano una vicenda ben più ingarbugliata di quanto sembri.
L'idea di ambientare un telefilm in un carcere non è nuova (vedi il bellissimo serial Oz), però trovo che sia uno spunto interessante il fatto che Michael, progettista, si faccia incarcerare per organizzare la fuga del fratello dall'interno.
Il fuoco dentro
Un giovane di buona famiglia scompare. Viene ritrovato morto, orrendamente torturato. Quando ne sparisce un secondo, diventa chiaro che a Garden City è entrato in azione un nuovo serial-killer. Julia intuisce la direzione verso cui indagare: una mente incendiata da una cieca vendetta, un assassino spietato che sta bruciando dentro!
In questo episodio, "Il fuoco dentro", Julia deve combattere con un padre che si vuole vendicare per l'incidente subito dal figlio, rimasto menomato da un incidente stradale. Non potendo più vendicarsi con l'investitore, l'uomo se la prende con persone simili, ragazzi giovani, ricchi e sportivi, sottoponendoli a indicibili torture prima di ucciderli.
Quando viene sorpreso dal figlio dice "Sei una delusione, Colin... Per chi pensi che abbia fatto tutto questo?!... PER TE!". Si può avere una concezione così distorta della vita, di far qualcosa per qualcuno che si ama, da poter torturare e uccidere una persona per vendetta? E poi nemmeno con la persona che ha causato la menomazione, ma con tutta una categoria di persone che gli assomigliano nello stile di vita. Julia è solo un fumetto, eppure queste cose accadono realmente. Noi persone "normali" non possiamo riuscire a comprendere cosa brucia dentro a queste persone dalla mente distorta.
L'avventura secondo Cussler
15 luglio 1966
Oceano Pacifico
Facendosi schermo con una mano dal fulgore del sole, la ragazza fissò gli occhi nocciola sullo spettacolo della procellaria che planava elegantemente sulla scia del bastimento, volteggiando sopra il picco di carico poppiero. Ammaliata, rimase diversi minuti a contemplare l'ineguagliabile grazia con cui l'uccello marino si librava in volo, finchè, con moto subitaneo d'impazienza, non si drizzò a sedere sulla malandata sedia a sdraio, consunta dalla salsedine, e sulla schiena abbronzata apparvero i segni rossi, distanziati a intervalli regolari, impressi dalle stecche dello schienale.
Si guardò intorno, ma del personale addetto al ponte di coperta neanche l'ombra, perciò ne approfittò per riassetarsi pudicamente il reggiseno a balconcino del succinto bikini e mettersi così più a suo agio.
"Missione Eagle" di Clive Cussler è un romanzo d'avventura con protagonista Dirk Pitt, il più famoso e fortunato personaggio creato da questo prolifico autore.
Impegnato a difendere un suo progetto innovativo a sostegno dei Paesi dell'Est, il presidente degli Stati Uniti si trova improvvisamente alle prese con un disastro ecologico dalle incalcolabili conseguenze: una micidiale sostanza sta fuoriuscendo dal relitto di una nave affondata nel golfo dell'Alaska e tutti coloro che ne entrano in contatto muoiono tra atroci sofferenze. La situazione rischia di precipitare e precipita realmente quando il presidente stesso, che si trova sul Potomac, a bordo dello yacht "Eagle", scompare nel nulla, insieme a tutto il suo staff, letteralmente inghiottito dalla nebbia... Chi meglio di Dirk Pitt, e della NUMA, può entrare in azione per cercare di fronteggiare la terribile emergenza? Chi se non lui può cercare di stabilire le misteriose connessioni tra i due fatti? Chi altri può affrontare la mente criminale che ha concepito e organizzato un tale spaventoso piano di distruzione?
In quest'avventura di Dirk, accadono fatti più assurdi del solito... non è certamente uno dei migliori. Però l'ho trovato interessante perchè essendo uno dei primi, alcuni dei personaggi li si vede in veste un po' diversa da come Cussler ci ha abituato nei romanzi successivi. Come ad esempio Yeager, l'esperto informatico della NUMA, senza moglie e senza Max, l'ologramma che da' voce e corpo al supercomputer.
I romanzi di Cussler hanno una caratteristica: iniziano sempre con uno o due capitoli che raccontano un avvenimento del passato che apparentemente indipendente dal romanzo, ma col procedere della storia, il lettore capisce perchè l'autore ha iniziato il libro proprio con quel preambolo.
Oltre a ciò, i suoi romanzi sono sempre ambientati in presenza dell'acqua: in maggior parte di mare, ma a volte anche di fiume o di lago. Cussler, coi soldi guadagnati dai suoi libri, ha perfino fondato una società di recupero navi affondate, battezzandola proprio NUMA, come l'organizzazione per la salvaguardia degli oceani presente in tutti i suoi libri della serie Dirk Pitt, ed è diventato un'autorità nel ramo dei recuperi. Dato il successo della serie, ha addirittura registrato il marchio "Dirk Pitt" e chiamato Dirk il primo figlio con cui ultimamente è coautore degli ultimi romanzi.
I libri di Cussler sono buona lettura d'evasione quando non si ha voglia di dedicarsi ad alternative impegnative. Non si fa in tempo ad iniziarli che viene sempre voglia di proseguire nella lettura fino alla fine! Li ho letti quasi tutti e posso dire che sono abbastanza ripetitivi, ma nonostante ciò, ogni volta che ne comincio uno nuovo, mi ritrovo sempre in piacevole compagnia dei vecchi amici della NUMA!
It
Qualcuno è diventato uno scrittore di successo, qualcun altro un attore cinematografico, chi un affermato psicanalista, ecc., ognuno di loro, lontano da casa, in qualche parte degli Stati Uniti. Ma ora qualcuno, qualcosa, li ha richiamati tutti nella loro cittadina di nascita. Questo è l’incipit del colossale lavoro kinghiano che va sotto il nome, invece brevissimo, di It. Sette amici d’infanzia si ritrovano improvvisamente, richiamati dall’unico di loro, Mike (Tim Reid), che non ha avuto la forza e la possibilità di andarsene e di aver successo lontano da casa. Sono oltre vent’anni che non si rivedono e l’incontro, come si può immaginare, è sorprendente. Qualcuno ha i capelli bianchi, qualcun altro le rughe, insomma i ragazzi del 1960 sono, nel 1990, divenuti grandi. Ma non hanno dimenticato, pur nelle loro vite pieni di impegni e di successi, un vecchio patto fatto trent’anni prima: in caso di bisogno sarebbero tornati, si sarebbero riuniti per aiutarsi. Ed è proprio Mike, il bibliotecario del paese, che li ha convocati in città. Perché “It” è tornato. L’incubo della loro infanzia, trent’anni dopo che i ragazzi lo avevano combattuto e vinto, è di nuovo in città: i bambini spariscono e il terrore ricomincia. Ma loro, i “magnifici sette”, avevano fatto un patto. E, anche loro, sono tornati. Lo scontro ricomincia.
Ha il sapore dei vecchi racconti di una volta, questa insolitamente riuscita trasposizione televisiva del romanzone scritto da Stephen King nel 1986. Sarà forse merito della regia molto attenta di Tommy Lee Wallace (esperto regista televisivo di serie come Ai confini della realtà, Vietnam Addio, Baywatch, ecc., nonché amico di John Carpenter per il quale lavorò al montaggio di The Fog e Halloween e recitò in una parte anche in The Fog ) o per la mano felice dello sceneggiatore Lawrence D. Cohen (suo il Carrie di De Palma). Bellissima la prima parte, in cui il film di Lee Wallace sa creare con grande ricchezza di effetti (non solo “speciali”) un clima particolarissimo, ricostruito soprattutto attraverso brevi flash di memoria, piccoli incubi che sembravano spariti per sempre e che invece evidentemente ancora attanagliano gli amici di un tempo.
Benché tutti, o quasi, siano diventati elementi di successo nel loro lavoro, nel ritornare a casa ridiventeranno i ragazzi impauriti di un tempo, insicuri e maldestri, ma allo stesso tempo capaci di trovare una forza collettiva per combattere il perfido Pennywise. Sul quale va spesa una parolina di più, sia per la inquietantissima interpretazione che ne diede Tim Curry, ma soprattutto per l’originale idea di trasformare uno dei miti dell’infanzia, del divertimento dei bambini, il clown, in elemento di terrore.
Lo consiglio sicuramente agli amanti di Stephen King!
I pensieri degli anziani
La sveglia sonò, come tutte le matine da un anno a sta parti, alle setti e mezza. Ma lui si era arrisbigliato una frazione di secunno prima dello squillo, era abbastato lo scatto della molla che mittiva in moto la suoneria. Ebbe perciò, prima di satare dal letto, il tempo di girari l'occhi alla finestra, dalla luce accapì che la jornata s'appresentava bona, senza nuvoli. Doppo, il tempo fu appena appena bastevole per pripararisi il cafè, vivirisinni una cicarata, andare a fari i sò bisogni, farisi la varba e la doccia, vivirisi n'autra cicarata, addrumarisi una sicaretta, vistirisi, nescira fora, mittirisi in machina, arrivari alle novi in commissariato: il tutto con la velocità di una comica di Ridolini o di Charlot.
Fino a un anno avanti, la procedura dell'arrisbigliata matutina aviva invece caminato secunno regole diverse e, sopratutto, senza affanno e senza currute da centometrista.
In primisi, nenti uso della sveglia.
"La luna di carta" di Andrea Camilleri fa parte della serie del comissario Montalbano.
Il tempo passa e la preoccupazione dell’età che avanza attanaglia Montalbano, che ogni mattina si sveglia con un pensiero inquietante: “Quanno viene il jorno della tò morti…”. Per scacciarlo il commissario, vincendo la sua innata ritrosia nei confronti della tecnologia, è costretto a servirsi di una sveglia, che con il suo squillo quotidiano lo distragga dalle riflessioni della mente. Comincia così, con un Montalbano sempre più pensieroso e intimista, il nuovo romanzo di Andrea Camilleri, un’indagine tra i segreti e le ipocrisie della provincia siciliana per scoprire la verità su un delitto inspiegabile e sanguinoso. Angelo Pardo, informatore medico-scientifico, viene ritrovato cadavere sul terrazzo della palazzina d’epoca in cui abitava, alla periferia di Vigàta. Il suo volto è sfigurato da un proiettile, il corpo atteggiato in una posa oscena. Scavando nella sua vita privata e professionale, Montalbano scopre che molti anni prima, quando era un giovane medico dalla promettente carriera, Pardo era stato radiato dall’ordine professionale a causa di una sordida faccenda; apprende anche che aveva un’amante giovane e bella, Elena Sclafani, a cui faceva costosi regali, e una sorella, Michela, a lui legata da un affetto profondissimo per non dire morboso. È proprio tra queste due donne, così diverse tra loro, ma entrambe misteriose e insidiose, che Montalbano dovrà giocare la sua difficile partita: in palio c’è la verità, con tutti i suoi retroscena amarissimi e insospettabili.
Se siete incuriositi dal titolo, ecco dalle parole di Camilleri stesso, la spiegazione:
Quann'era picciliddro, una volta sò patre, per babbiarlo, gli aveva contato che la luna 'n cielu era fatta di carta. E lui, che aviva sempre fiducia in quello che il patre gli diciva, ci aviva criduto. E ora, maturo, sperto, omo di ciriveddro e d'intuito, aviva nuovamente criduto come un picciliddro a dù fìmmine..., che gli avivano contato che la luna era fatta di carta.
Montalbano sta invecchiando, libro dopo libro. E' diventato molto più riflessivo. Ha pensieri ossessivi sulla morte. E' alle prese con dei piccoli inconvenienti come la perdita di memoria. Camilleri ha ripetuto in più di un'intervista che il suo personaggio più famoso non gli sopravviverà. Ha affermato di aver già scritto un racconto con la morte del commissario, sigillato nella cassaforte del suo editore. Il romanzo sarà recuperato e pubblicato dopo la morte di Camilleri. In questi ultimi libri l'autore sta mettendo qualcosa di molto personale nel personaggio Montalbano. Superati gli ottant'anni Camilleri non vuole perdere di mano il suo personaggio, lo sta rendendo sempre più simile a lui, con le classiche riflessioni di un uomo di età avanzata.
Con un mondo in così rapida evoluzione come il nostro, con la speranza di vita che si allunga sempre più, la bassa natalità, presto, almeno nei paesi più industrializzati, sarà un mondo popolato da anziani. E voi ogni tanto ci pensate alla vecchiaia? Come vi aspettate che sarà il mondo fra trenta-quarant'anni?
Siete soddisfatti della vostra routine?
Tre ragazzi decidono di tentare il colpo che può cambiare le loro vite mediocri e insoddisfacenti. Rubano una partita di cocaina con l’intenzione di rivenderla e diventare ricchi sfondati! Ma chi ha subito il furto non ha intenzione di lasciarla passare liscia ai tre, che presto si ritrovano braccati da due bande di spacciatori assetate di vendetta. Julia e la polizia di Garden City devono rintracciarli prima che sia troppo tardi… Io ad esempio spesso vorrei evadere dalla routine, andare ad abitare in un altro paese, l'Irlanda per esempio. Aprire un B&B sulla penisola di Dingle. Dopo aver preparato la colazione per gli ospiti, l'impegno sarebbe pulire le camere e prepararle per i nuovi ospiti. Poi sono sicura che rimarrebbe tanto tempo libero per leggere un bel libro nella verandina vista mare e per 'immergersi' in quel paesaggio in cui il cielo è sempre diverso e il mare di conseguenza assume infinite tonalità. Lo so è tanto che la ripeto questa cosa... ma è e resterà solo un sogno purtroppo...
In quest'ultima avventura di Julia, "Una valigia di neve", i protagonisti sono insoddisfatti della propria vita. Hanno un lavoro, che però non gli permette di vivere agiatamente, due sono fidanzati fra loro, tutti e tre sono amici. Quindi hanno lavoro, amore e amicizia. Eppure c'è qualcosa che non va nella loro vita, sentono la mancanza di qualcosa. Quanti di noi sulla carta hanno tutto, ma nonostante ciò non sono soddisfatti?
Dr. House
Immaginate un uomo sui 45 che assomigli a Clint Eastwood. Fisico asciutto e volto scavato, le rughe segnano gli anni più del dovuto sul viso un po’ spigoloso. Barba di tre giorni e abiti casual (giacca con camicia sempre fuori dai pantaloni); niente camice bianco, anche se il personaggio è specialista in diagnostica, nefrologia e malattie infettive.
Ora l’uomo visualizzatevelo claudicante, con un bastone da passeggio. Il particolare gli conferisce un aria prematuramente agé. L’appoggio, d’altra parte, costituisce un involontario tocco di eleganza e perciò stride con il resto del look sportivo-trasandato dell’individuo, donando all’insieme una nota di eccentricità.
Adesso dimenticate Eastwood. Chi state immaginando, infatti, non ha solo due espressioni, come Sergio Leone diceva del suo attore, ma ne ha almeno 200: gli occhi, pur azzurri come quelli di Clint, non sono di ghiaccio, ma spiritati. Se non vi avessi premesso che trattasi di uno scienziato, potreste anche scambiarli per quelli di un alcolizzato. Del resto, il soggetto si droga. Non roba illegale: niente coca, anfetamine o cose simili. E’ un dottore e quindi si fa di analgesici, il Viacodin. Solo così riesce a sopportare un dolore cronico alla gamba. Tempo addietro l’arto gli si è infartuato e una diagnosi errata gli ha causato il tormentoso e inguaribile handicap.
Questa serie è incentrata sui misteri della medicina, in cui il cattivo è una malattia da sconfiggere e l'eroe un dottore combattivo e anticonvenzionale che non si fida di nessuno, tanto meno dei suoi pazienti. Il Dott. Gregory House (Hugh Laurie) non è molto bravo a trattare con i malati e se potesse eviterebbe anche di rivolgere loro la parola. Costantemente alle prese con la propria sofferenza fisica, porta sempre un bastone che sembra accentuare il suo modo di fare aspro e brutalmente schietto. Benché i suoi atteggiamenti siano al limite dell'asocialità, House è un medico geniale, rispettato da tutti per il suo anticonformismo e il suo istinto infallibile. Specialista in malattie infettive, House è un brillante diagnostico che ama affrontare le sfide poste dalla medicina per salvare vite umane. I casi che gli vengono affidati sono quelli che gli altri medici non sanno risolvere. Una brillante équipe di giovani specialisti lo aiuta a risolvere questi misteri. Ne fanno parte il Dott. Eric Foreman (Omar Epps), un neurologo dal passato vagamente sospetto; la Dott.ssa Allison Cameron (Jennifer Morrison), immunologa; e il Dott. Robert Chase (Jesse Spencer), un intensivista di famiglia ricca. House è inoltre buon amico del Dott. James Wilson (Robert Sean Leonard), un oncologo con il quale si consulta regolarmente. C'è una strana alchimia tra il dottor House e la Dott.ssa Lisa Cuddy (Lisa Edelstein), responsabile della facoltà di medicina e amministratore dell'ospedale. Benché Cuddy abbia con House continui scontri riguardo ai suoi compiti nell'ospedale, non può fare a meno di ammettere che è il medico più brillante dello staff. Quando la vita di un paziente è in pericolo, House lotta strenuamente contro il tempo facendo tutto ciò che è in suo potere per risolvere il caso prima che sia troppo tardi, persino se si tratta di spedire un membro dell'équipe a casa di un paziente in cerca di indizi o di tentare trattamenti controversi per vedere quali reazioni provocano nel malato. Se i metodi di House possono risultare sospetti, i risultati che ottiene sono indiscutibili.
Domenica sono andati in onda i primi due episodi della seconda stagione. Nel primo, "Accettazione", House si occupa di un criminale condannato a morte che soffre di strane allucinazioni. Cameron invece vorrebbe che House si occupasse di una paziente affetta probabilmente da un tumore perchè il condannato morirà comunque, ma House non giudica il caso interessante. Nel secondo, "Il coraggio di morire", la paziente è Andie una bambina di 9 anni, malata terminale di cancro che convive con tremende esperienze di allucinazioni. House, nonostante una forte influenza è molto colpito dalla sua storia e con il suo team cercherà in tutti i modi di intervenire per salvarla, contando anche su una simpatia e coinvolgimento reciproco. House e Chase in particolare sono colpiti dal coraggio della piccola che ha passato una vita di sofferenza.
Io schiavo in Puglia
Il padrone ha la camicia bianca, i pantaloni neri e le scarpe impolverate. È pugliese, ma parla pochissimo italiano. Per farsi capire chiede aiuto al suo guardaspalle, un maghrebino che gli garantisce l'ordine e la sicurezza nei campi. "Senti un po' cosa vuole questo: se cerca lavoro, digli che oggi siamo a posto", lo avverte in dialetto e se ne va su un fuoristrada. Il maghrebino parla un ottimo italiano. Non ha gradi sulla maglietta sudata. Ma si sente subito che lui qui è il caporale: "Sei rumeno?". Un mezzo sorriso lo convince. "Ti posso prendere, ma domani", promette, "ce l'hai un'amica?". "Un'amica?". "Mi devi portare una tua amica. Per il padrone. Se gliela porti, lui ti fa lavorare subito. Basta una ragazza qualunque". Il caporale indica una ventenne e il suo compagno, indaffarati alla cremagliera di un grosso trattore per la raccolta meccanizzata dei pomodori: "Quei due sono rumeni come te. Lei col padrone c'è stata". "Ma io sono solo". "Allora niente lavoro".
Su L'espresso di questa settimana è uscito un articolo che mi ha molto colpito. L'autore è Fabrizio Gatti, uno dei pochissimi giornalisti che fanno ancora il loro lavoro con serietà senza preoccuparsi se pestano i piedi a qualcuno. E' un autore che ho conosciuto alcuni mesi fa, quando ha pubblicato, sempre su L'espresso, un articolo in cui raccontava una settimana di permanenza in un CPT in Sicilia e che denunciava tutte le atrocità a cui è stato testimone. Per entrare, si era travestito da clandestino, facendo finta di provenire da uno dei tanti sbarchi sulle nostre coste.
In questo nuovo articolo invece, sempre nelle vesti di clandestino, per una settimana è andato a lavorare in puglia, in una delle tante coltivazioni di pomodoro dove i lavoratori sono sfruttati, sottopagati, alloggiati in luridi tuguri, massacrati di botte se protestano. E' il diario di una settimana nell'inferno, tra i braccianti stranieri nella provincia di Foggia.
Qui potete trovare il testo dell'articolo (sono sei pagine, per leggerlo prendetevi il tempo che merita):
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Io%20schiavo%20in%20Puglia/1370307//0
Della serie lo schiavismo non alle porte... ma direttamente in casa nostra, nel moderno stato Italia, uno delle sette grandi potenze mondiali, dove l'articolo 1 della costituzione cita:
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. [...]
CSI Miami
Ahhh CSI Miami stagione 4, finalmente!!! Con la fine dell'estate arrivano le nuove serie tv. CSI Miami, nemmeno a dirlo, è una delle mie serie preferite... ormai avrete capito i miei gusti! Se non l'avete mai visto, vi presento i protagonisti della quarta stagione...
David Caruso, in stato di grazia, interpreta il detective più cinico degli ultimi anni. Horatio Crane non è strano: è il vero protagonista della serie, gli viene naturale. Quando arriva sul luogo del crimine si toglie gli occhiali da sole, lancia un'occhiata al cadavere, scruta l'orizzonte con le mani sui fianchi e poi si rimette le lenti scure. Cosa pensi, nessuno lo sa. Interroga gli informatori a "muso duro", pesta i piedi ai politici e alle persone in vista, pigia l'accelleratore anche a costo di fondere il motore. Un bulldozer: nessuno lo ferma.
Per le vie di Miami, Crane sguinzaglia i suoi fedeli collaboratori: la bella Calleigh Duquesne (Emily Procter) è una esperta di balistica che parla alla perfezione lo spagnolo, lingua assai utile nelle indagini per la città; Eric Delko (Adam Rodriguez) è la massima autorità per cercare un ago nelle acque della Florida. Accanto a loro si stagliano le figure del coroner Alexx Woods (Khandi Alexander) e, di Ryan Wolf (Jonathan Togo) un tecnico di laboratorio diventato detective.
Nella prima puntata trasmessa mercoledì scorso, ci viene presentata Mala Noche, l'organizzazione criminale contro cui Horatio e la sua squadra combatteranno tutta la stagione. Inoltre Horatio è assilato da un problema interiore che rimane misterioso. Nella seconda, i nostri detective della scientifica di Miami indagano su uno yacht andato misteriosamente a fuoco e sui proprietari.
In queste prime puntate della nuova serie ho notato un cambiamento di regia. Riprese diverse dalle serie precedenti, che definirei alla John Woo, con rallentamenti e inquadrature di particolari. L'avete notato anche voi o l'astinenza dal telefim mi ha giocato brutti scherzi?





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