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Archivio Agosto 2006

Loana

di Erica (18/08/2006 - 09:11)

"E lei come si chiama?"
"Aspetti, ce l'ho sulla punta della lingua."

Tutto è cominciato così.
Mi ero come risvegliato da un lungo sonno, e però ero ancora sospeso in un grigio lattiginoso. Oppure, non ero sveglio ma stavo sognando. Era uno strano sogno, privo di immagini, popolato di suoni. Come se non vedessi, ma udissi voci che mi raccontavano che cosa dovessi vedere. E mi raccontavano che non vedevo ancora nulla, salvo un fumigare lungo i canali, dove il paesaggio si dissolveva. Bruges, mi ero detto, ero a Bruges, ero mai stato a Bruges la morta? Dove la nebbia fluttua tra le torri come l'incenso che sogna? Una città grigia
, triste come una tomba fiorita di crisantemi dove la bruma pende slabbrata dalle facciate come un arazzo...

"La misteriosa fiamma della regina Loana" di Umberto Eco, benché illustrato a colori, è dominato dalla nebbia. In essa si risveglia Yambo, dopo un incidente che gli ha fatto perdere la memoria. Non quella che i neurologi chiamano "semantica" (Yambo ricorda tutto di Giulio Cesare e sa recitare tutte le poesie che ha letto in vita sua), bensì la memoria "autobiografica": non sa più il proprio nome, non riconosce la moglie e le figlie, non ricorda nulla dei genitori e della sua infanzia. Accompagnandolo nel lento ricupero di se stesso, la moglie lo convince a tornare nella casa di campagna, dove ha conservato i libri e i giornalini letti da ragazzo, i quaderni di scuola, i dischi che ascoltava allora. Così, in un immenso solaio tra Langhe e Monferrato, Yambo rivive la storia della propria generazione, tra "Giovinezza" e "Pippo non lo sa", tra Mussolini, Salgari, Flash Gordon e i suoi temi scolastici di piccolo balilla, e gli si ripresenta anche l'immagine di una ragazza amata a sedici anni e poi perduta. Ma interviene un secondo incidente. Yambo è in coma, quando si profila un'ultima, grandiosa visione apocalittica...

L'ultima fatica letteraria di Eco mi è piaciuta molto. Anche se la mia generazione è lontanissima nel tempo dagli oggetti, fumetti, racconti, canzoni e dischi citati nel libro, ho apprezzato lo spaccato dell'epoca. E' un tuffo nei ricordi, nell'infanzia di una generazione che ha vissuto la guerra e la resistenza, visto però con gli occhi innocenti di un bambino.
Eco sottolinea che l'infanzia e l'adolescenza sono le fasi più importanti della nostra vita, quelle che ci segnano e fanno di noi persone adulte. In più Yambo è un commerciante di libri antichi... non poteva non piacermi!

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