Ferie...
Ebbene si, finalmente le ferie sono arrivate anche quest'anno...
Destinazione Inghilterra (foto di Land's End non mia... ho solo diapositive del mio viaggio di 16 anni fa su quelle bellissima scogliera).
A risentirci dal 6 agosto!!!
The constant gardener
Storia d'amore e film di denuncia. Due persone apparentemente distanti ma unite da molto più di ciò che appare: l'attivista sognatrice ed il diplomatico sempre in ombra, il "Fedele giardiniere" dal suo amore per le piante. Racconto dei retroscena tra i governi e le grandi industrie farmaceutiche nello sfruttare le popolazioni poverissime che non possono fare nulla per opporsi: convinti di essere curati per i loro mali, in realtà sono cavie umane sacrificabili.
"Le multinazionali farmaceutiche sono come le grandi fabbriche di armi".
Nel film vi sono scene africane bellissime, in contrapposizione con la grigia Londra, che mettono in risalto la paradossale condizione di una terra ricca in cui la maggior parte delle persone vive in condizioni di estrema miseria. Mi hanno colpito l'utilizzo della camera a mano, i frequenti flashback e la riproposizione dei momenti cruciali. In alcuni punti però ho trovato la narrazione un po' lenta. Lo consiglio comunque a chi ama i film di denuncia ed il bravo Ralph Fiennes.
The Dark Tower rimane dark?
This onetime priest now held a heathen object in his hand, a scrimshaw turtle made of ivory. There was a nick in its beak and a scratch in the shape of a question mark on its back, but otherwise it was a beautiful thing.
Beautiful and powerful. He could feel the power in his hand like volts.
'How lovely it is', he whispered to the boy who stood with him.'Is it the Turtle Maturin? It is, isn't it?'
Un avvertimento: vi prego di evitare la lettura del post se avete intenzione di leggere il libro perchè parlerò del finale.
Son quasi 25 anni che Stephen King lavora alla saga. Il primo della serie inizia dei più bei incipit che abbia mai visto:
The man in black fled across the desert and the gunslinger followed.
Semplicemente sublime! I primi tre libri della serie sono abbastanza strani, a metà strada fra il genere western e il fantasy. Il quarto della serie finalmente ripercorre il misterioso passato del pistolero protagonista della saga. Gli ultimi 3, scritti nel giro di soli due anni, e lo si nota perchè la storia scorre più fluida che negli altri, portano a conclusione la saga.
Nell'universo della Torre Nera vi sono infiniti mondi paralleli, ma ce n'è uno, il mondo chiave, in cui la linea del tempo può scorrere in una sola direzione. Per passare fra un mondo e l'altro vi sono particolari porte.
I personaggi più importanti sono 5: il pistolero, Roland Deschain, è il protagonista assoluto della serie. Poi c'è Jake Chambers, un ragazzo di 11 anni che arriva dalla New York del 1977; Eddie Dean un giovane drogato che arriva dalla New York del 1987; Susannah Dean una donna schizofrenica che arriva dalla New York del 1964 e Pere Callahan, un sacerdote cattolico che è stato infettato da un vampiro e quindi dannato.
Nelle prime pagine di questo volume ritroviamo il gruppetto sano e salvo, sebbene sparso per ogni dove (e ogni quando). Susannah-Mia è stata trasportata dal Dixie Pig di New York (e dal 1999) in una stanza degli orrori di Fedic, dove vedrà la luce suo "figlio". Jake e Père Callahan, con Oy, sono entrati nel locale ad armi spianate per salvare la ragazza, ignorando il pericolo in agguato. Roland e Eddie, con John Cullum, sono nel Maine del 1977, in Turtleback Lane, e incominciano a comprendere che il mondo da cui stanno cercando di fuggire è l'unico reale, l'unico in cui il tempo vada solo in avanti, in linea retta... Ma questo non è che l'inizio delle loro avventure.
Leggendo i commenti dei lettori al libro, la maggioranza è rimasta molto delusa dal finale. Dopo oltre 24 anni di attesa (per chi aveva iniziato a leggere la saga dall'inizio) tutti affermano che si aspettavano che King s'impegnasse di più. Una minoranza invece apprezza il finale perchè affermano che è l'unico possibile.
La mia prima impressione leggendo il finale ammetto che è stata di delusione. Ma come, pensavo... migliaia di pagine per tornare all'inizio, la storia si ripete e Roland non si ricorda che ha già raggiunto la torre! Poi ripensandoci... come poteva essere il finale? Positivo? Avrebbe fatto contenti molti. Negativo? Avrebbe fatto contenti pochi. E poi qualsiasi cosa trovata nell'ultima stanza della torre l'avrebbe resa fisica, reale. E forse sminuita. Il finale scelto da King (anche se lui afferma che non decide, scrive quello che vede!) penso che sia quello che più gli si adatta.
Ragazzi è incredibile! Ho trovato pure su wikipedia un articolo lunghissimo sulla Torre Nera...
La magia dei fumetti
Oggi vi presento Julia, quello che a mio parere è uno dei migliori fumetti italiani del momento. Julia è una criminologa, single, che vive con una bellissima gatta,Toni, e una simpaticissima governante, Emily. A Julia hanno dato il volto di Audrey Hepburn, mentre ad Emily quello di Woopi Goldberg. Emily rappresenta la spalla comica del personaggio principale come ormai è tradizione in tante coppie celebri del fumetto. Julia insegna criminologia all'università e collabora con la polizia della città in cui abita, Garden City, per risolvere i casi più complicati. In questo fumettto danno tantissima importanza alla caratterizzazione dei vari personaggi, anche a quelli secondari che appaiono solo in un albo. Quindi le storie di Julia non sono incentrate sulla trama, ma più sui personaggi. Come in tutti i fumetti della Bonelli, i disegnatori si alternano fra i vari albi, anche perchè non si potrebbero aspettare 8-9 mesi fra un'uscita e l'altra! Sì, tanto impiegano i disegnatori a prepararne uno!!! Anche se non sono di certo un'esperta, ritengo che la qualità dei disegni sia magnifica: vi giuro che ogni tanto mi fermo nella lettura per ammirarli!
In questo numero, dal titolo "Myrna: a sangue caldo", durante un esclusivo ricevimento di gala, i notabili di Garden City si riuniscono per il gran finale di un convegno scientifico. Fra loro si muove una bellissima donna che scruta gli invitati con occhi gelidi, come se cercasse qualcuno, come se, nella sua mente, si annidasse un istinto predatore. Si tratta di una vecchia conoscenza di Julia Kendall, tornata per darle la caccia, sospinta da un delirio in cui tenerezza e crudeltà estrema si mescolano senza sosta. Anche se il suo aspetto è cambiato, la sua anima nera è intatta. È Myrna Harrod, l’inafferrabile serial killer che già in passato ha più volte insidiato la vita della criminologa. Il suo ritorno a Garden City è subito segnato da una scia di sangue: un oscuro suicidio, la morte di una ragazza, una ragnatela di trame perverse che Myrna tesse giocando spietatamente con i sentimenti altrui… E Julia si deve preparare a una fatale resa dei conti!
Questa è una vecchia puntata dove ricompare una serial killer donna che è già stata protagonista di altri numeri della serie. Normalmente gli albi sono a se stanti quindi si può iniziare ad apprezzare ed amare Julia da uno qualsiasi ;-)
Il Mistero
After deciding he would get nothing of interest from the two old men who comprised the entire staff of The Weekly Islander, the feature writer from the Boston Globe took a look at his watch, remarked that he could just make the one-thirthy ferry back to the mainland if he hurried, thanked them for their time, dropped some monye on the tablecloth, weighted it down with the salt shaker so the stiffish onshore breeze wouldn't blow it away, and hurried down the stone steps from The Grey Gull's patio dining area toward Bay Street and the little town below. Other than a few cursory gleeps at her breasts, he hardly noticed the young woman sitting between the two old men at all.
Once the Globe writer was gone, Vince Teague reached across the table and removed the bills-two fifties from beneath the salt shaker. He tucked them into a flap pocket of his old but serviceable tweed jacket with a look of unmistakable satisfaction.
Stephen King in "The Colorado Kid" ha scritto un libro in cui il protagonista assoluto è Il Mistero con la 'M' maiuscola. Lo scrittore ci avverte in molte pagine che quella che seguirà è una storia che non è adatta per essere pubblicata su un giornale perchè ci sono troppe variabili, troppe atti senza un spiegazione.
Nella postafazione King spiega per l'ennesima volta che le storie che ci racconta nascono da un particolare che lo colpisce e non è un processo automatico del tipo leggo qualcosa e ci scrivo sopra una storia. No non è così. Il particolare che ha attivato la sua fantasia è il mistero che circonda, sommerge la storia raccontata.
Su un'isola del Maine (King afferma che nessun posto è adatto per una storia del mistero come un'isola da Dieci piccoli indiani di Agatha Christie in poi) due anziani giornalisti raccontano la morte misteriosa di uno sconosciuto e gli strani fatti che circondano il caso, in cui si sono imbattuti 25 anni prima, ad una giovane giornalista apprendista. La storia sembra un pretesto per fare scuola alla ragazza, per insegnarle a porsi le domande giuste al momento giusto. E rappresenta un rito di passaggio, per dimostrarle che è stata pienamente accettata dalla comunità.
Il libro è un racconto senza finale (e King non ci ha imbrogliato perchè ci ha avvertito di ciò fin dall'inizio) che c'invita a riflettere sulla bellezza del mistero in se'. Nella postfazione King afferma che forse è il mistero che ci permette di vivere sani in un mondo che ci consuma. Che vogliamo raggiungere le luci nel cielo, che volere può essere meglio che conoscere. Ognuno di noi può immaginare gli avvenimenti misteriosi con cui entra in contatto come preferisce, farsi una proprio opinione. Poi il conoscere come sono andate in realtà le cose diventa secondario.
A me è sembrato che King in questa novella abbia cercato di produrre qualcosa di molto diverso rispetto alle opere precedenti. Ha cercato di rendere secondaria la storia, gli interessa di più come i personaggi interagiscono fra loro di fronte al mistero. La sconsiglio quindi a chi di King piace l'horror, qui non ce n'è per niente! E anche a chi non ama le storie aperte: qui non c'è un finale, che avrebbe sicuramente sminuito la storia. Se fornisci un finale ai lettori, questi si concentrano su di esso, dimenticandosi del... Mistero.
Le perle di Simenon
Fino alla mezzanotta, forse anche fino all'una, Dave Galloway seguì la solita routine di tutte le sere, o, più esattamente, della sera del sabato, che differiva un po' da quella degli altri giorni.
Forse l'avrebbe vissuta in modo diverso, forse avrebbe cercato di godersela più intensamente, se avesse saputo che era la sua ultima sera da uomo felice... A quell'interrogativo, e a molti altri - per esempio se fosse mai stato davvero felice - gli sarebbe toccato in seguito sforzarsi di dare una risposta.
Per il momento era ancora all'oscuro di tutto, e si limitava a vivere senza fretta, senza problemi, senza esserne neppure appieno cosciente, ore così uguali l'una all'altra da indurlo quasi a credere di averle già vissute.
"L'orologiaio di Everton" di George Simenon racconta di un padre, che abbandonato assieme al figlio piccolissimo dalla moglie, imposta tutta la sua vita, riversa tutto l'amore sul figlio. Il figlio alunno modello, un po' chuso un po' malinconico, in un atto di ribellione fugge da lui, proprio come aveva fatto al moglie tanti anni prima e nella fuga compie un delitto. Il padre chiamato dalla polizia segue le notizie della fuga e ripercorre col pensiero tutta la sua vita. Quando il ragazzo è catturato, deciderà di rimanergli accanto comunque, di proteggerlo ora più che mai, perche' ha riconosciuto nell'atto di ribellione del ragazzo il suo stesso desiderio di varcare la linea di confine.
I romanzi di Simenon senza il commissario Maigret, sono molto meno conosciuti ma sono autentici gioielli. I personaggi sono delineati in maniera superba, è impossibile non immedesimarsi, parteggiare o commuoversi per loro.
Simenon nella sua vita ha scritto moltissimi libri e molti di questi romanzi sono sconosciuti in Italia. Adelphi li sta pubblicando pian piano e facendo conoscere al grande pubblico. Consiglio quindi a tutti di leggerne almeno uno per verificare quello che ho scritto!
Libri in lingua originale
The battered white van had made her uneasy.
Lara Gibson sat at the bar of Vesta's Grill on De Anza in Cupertino, California, gripping the cold stem of her martini glass and ignoring the two young chip-jocks standing nearby, casting flirtatious glances at her.
She looked outside again, into the overcast drizzle, and saw no sign of the windowless Econoline that, she believed, had followed her from her house, a few miles away, to the restaurant. Lara slid off the bar stool and walked to the window, glanced outside. The van wasn't in the restaurant parking lot. Nor was it across the street in the Apple Computer lot or to the one next to it, belonging to the Sun Microsystems. Either of those lots would've been a logical place to park to keep an eye on her-if the driver had in fact been staslking her.
E' meglio leggere le traduzioni o l'originale anche se si conosce in modo non troppo approfondito la lingua con cui un libro è scritto?
Fino a quando Michele non mi ha convinto a provare a leggere un libro in inglese, un VERO libro, non un libricino semplificato (e noioso), ero convinta che solo la traduzione italiana potesse farmi gustare un libro. Questo primo libro è stato "The blue nowhere" di Jeffery Deaver, la storia di un cracker informatico che introducendosi nei computer di vittime inconsapevoli, ne carpisce i segreti e gioca crudelmente con loro fino a provocarne la morte.
Ho scelto questo libro come primo vero libro perchè essendo ambientato nel mondo dell'informatica, molti termini appartenevano al mio mondo. E poi il mio segreto per arrivare al traguardo di finire il libro è stato smettere di consultare il dizionario per ogni parola che non conosco, cercare quindi di estrapolarne il significato dalla frase. Ovviamente il dizionario serve quanto non ci si capisce proprio nulla ma usandolo s'interrompe il ritmo del libro e quindi si perde interesse del contenuto.
Leggere libri in inglese ha arricchito moltissimo il mio vocabolario inglese. Me ne sono resa conto durante il corso d'inglese fatto l'anno scorso quanto velocemente mi venivano in mente parole che non pensavo di conoscere!
Quindi da "The blue nowhere" i romanzi di autori inglesi li compro in lingua, mentre i libri di autori italiani, in altre lingue o i classici li leggo in italiano. Riuscireste a leggere Virginia Woolf o James Joyce in inglese? ;-)
The undomestic goddess
"Would you consider yourself stressed?
No. I'm not stressed.
I'm... busy. Plenty of people are busy. It's the way the world is. I have a high powered job, my career is important to me and I enjoy it.
OK. So sometimes I feel a bit tense. Kind of pressured. But I'm a lawyer in the City, for God's sake. What do you expect?
My handwriting is pressing so hard into the page, I've torn the paper. Dammit. Nevermind. Let's move on to the next question."
Come avrete già capito dal titolo, questo è l'incipit dell'ultimo libro di Sophie Kinsella, "The undomestic goddess" tradotto in italiano come "La regina della casa".
Il libro è spassoso come tutti quelli della Kinsella: mentre li leggi non si riesce a trattenere le risate anche in mezzo alla gente che attirano ovvi sguardi interrogativi! Grazie Gianchy che mi hai fatto conoscere questa fantastica scrittrice! Io non l'avrei mai scoperta perchè non è mai stato il mio genere! ;-)
La trama e' semplice: la protagonista e' un avvocato rampante che al culmine della sua carriera, proprio quando le danno la ragione della sua vita, una promozione a socio dello studio, fa un errore gravissimo. Terrorizzata da quello che ha fatto scappa senza meta e si ritrova per caso in una villa di campagna dove cercano una governante. Per poter riflettere a come raccogliere i cocci della sua carriera, accetta il posto, anche se non ha mai saputo fare alcun lavoro domestico. Da qui ovviamanete nascono tutte le gag, fino alla conclusione che non puo' essere che positiva.
La figura della protagonista è molto estremizzata: bravissima sul lavoro, totalmente incapace nella vita domestica o personale. Penso invece che praticamente tutte le donne sappiano fare entrambe le cose accollandosi cosi' un doppio lavoro. Poi se qualcuna è più portata alle pulizie o qualcun altra verso la cucina è una questione d'inclinazione. Io ad esempio ODIO le pulizie mentre ADORO dilettarmi in cucina. Ma dico... che soddisfazione da' gustarsi un piatto ben riuscito? :-D
E' vero che le donne in carriera sono tutte stressate, mentre le casilinghe no? Ovviamente sono solo stereotipi. Sicuramente è positivo rallentare un po' il ritmo, crearsi spazi personali, privati nella giornata. Qualcosa che esuli dalla routine. A fine giornata a volte faccio un bilancio: cosa ho fatto di nuovo/bello/interessante oggi? Troppe volte il bilancio è negativo... Mi voglio quindi impegnare a migliorare il bilancio. Già col blog incentrato sulla mia passione per i libri mi sembra di essermi mossa nella giusta direzione ;-)
Mi presento...
Ciao a tutti,
questo e' il mio primo post e la presentazione e' d'obbligo!
Mi chiamo Erica, ho 34 anni e abito in provincia di Modena. Lavoro come programmatore software presso un'azienda di servizi.
Chi mi conosce sa benissimo che fin da piccola adoro leggere tutto quello che mi capita per le mani. Penso che i libri siano una delle piu' grandi invenzioni dell'umanita' e che anche con l'avvento dei computer non passeranno mai di moda. Provateci a leggere per ore su un terminale!!! Scomodissimo!!! E io che ci lavoro tutto il giorno so di cosa parlo... Comunque sia, non leggo solo libri, ma ci sono le pagine web, i fumetti, le riviste etc etc. E un mezzo non esclude l'altro ovviamente. :-)
Leggo sempre piu' cose assieme... cosi' se mi stanco di una, vado avanti con un altra.
Penso che per provare piacere dalla lettura occorra abbinarla all'umore del momento. Quindi ho sempre piu' libri/riviste iniziati.
Finire un libro: tempo fa ho letto una lista dei diritti del lettore. Fra i vari punti c'e' il diritto di non finire un libro. Io nonostante inizi tante cose cerco sempre di portarle a termine anche se il libro non mi piace (e con uno sforzo tremendo).
A presto,
Erica





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